Ernia del disco nel Bassotto. Intervista al Dottor Luca Tomei

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SORA, 1 AGOSTO 2017 - Il dottor Luca Tomei, laureato in Medicina Veterinaria presso l'Universit&agra...

SORA, 1 AGOSTO 2017 - Il dottor Luca Tomei, laureato in Medicina Veterinaria presso l'Università degli Studi di Pisa, esperto in fisioterapia e riabilitazione veterinaria, lavora come libero professionista freelance nella provincia di Frosinone e L'Aquila. Dopo il conseguimento del titolo ha frequentato corsi riguardanti la radiologia veterinaria, l'ortopedia, la tossicologia, la medicina interna, la neurologia, la terapia del dolore, la displasia di anca e di gomito nel cane.

Ai lettori di InfoOggi, il professionista spiega in cosa consiste l'ernia del disco nel Bassotto, quali sono le cause che determinano la patologia degenerativa che colpisce i dischi intervertebrali, se esiste un modo per evitare l'insorgere della problematica, nonché i metodi di trattamento.

Dott. Tomei, cos’è l’ernia del disco? Perché è definita una patologia complessa?

"L’ernia del disco rappresenta una patologia spinale molto frequente nel cane. È una malattia a carattere degenerativo che colpisce il disco intervertebrale. È definita una patologia complessa perché in base alla localizzazione ed alla gravità della compressione sul sistema vascolare e sul tessuto nervoso spinale, si possono avere sintomi, prognosi e trattamenti molto diversi tra loro".

Esistono razze condrodistrofiche e non condrodistrofiche maggiormente soggette a questo tipo di patologia?

"Sicuramente si. Le caratteristiche genetiche influenzano la forma, la struttura, la composizione ed il processo di degenerazione dei dischi intervertebrali nelle diverse razze. Dobbiamo immaginare il disco intervertebrale come un anello esterno di tessuto fibroso, quindi più compatto e duro, e un nucleo centrale polposo, più morbido ed idratato. L’erniazione del disco comporta una sua parziale o completa dislocazione, generalmente legata ad una sua degenerazione, molto raramente ad un trauma. Nelle razze condrodistrofiche, come il Bassotto Tedesco, Bassett Hound, Pechinese, Shih Tzu, ecc., si parla di ernie discali Hansen di tipo I, cioè estrusioni discali, che prevedono una degenerazione precoce del nucleo polposo del disco intervertebrale, che si disidrata, perde le sue caratteristiche di plasticità, si indurisce e si disloca nel canale vertebrale. Nei Bassotto Tedesco la degenerazione progressiva del nucleo polposo può iniziare già al secondo mese di vita. In queste razze si può avere entro il primo anno di vita il 75-90% del nucleo polposo già degenerato, e questo la dice lunga su quanto i fattori ambientali siano influenti nello sviluppo e nella manifestazione della patologia. Nelle razze non condrodistrofiche, soprattutto in soggetti di taglia medio/grande come il Pastore Tedesco, si parla invece di ernie discali Hansen di tipo II, cioè protusioni discali caratterizzate dalla degenerazione del disco intervertebrale, in particolare dell’anello fibroso esterno. In questo caso tutto il disco si sposta dalla sua sede e comprime il midollo spinale".

Qual è la differenza tra un’ernia acuta ed una cronica?

"È una questione di tempi di insorgenza, e non solo. L’ernia acuta è un fenomeno immediato, tipico delle estrusioni discali caratteristiche del Bassotto Tedesco. I cani manifestano immediatamente dolore spinale dovuto alla compressione delle meningi e delle radici dei nervi. Questo tipo di ernie si manifestano nella maggior parte dei casi in soggetti giovani dai 3 ai 6 anni, in minor misura oltre i 7 anni. Le ernie ad insorgenza cronica sono soprattutto le protusioni discali tipiche dei cani di media e grossa taglia, dove la compressione sul midollo spinale e le radici dei nervi avviene in modo graduale e progressivo, determinando sintomi clinici che si manifestano generalmente dopo i 6 anni di vita".

Quali sono i sintomi dell’ernia? Il trattamento è soltanto chirurgico?

"I sintomi clinici legati ad un’ernia discale possono essere estremamente variabili e legati a molti fattori. Qui ci riferiamo essenzialmente alle estrusioni discali, o ernie di Hansen tipo I, le forme acute tipiche delle razze condrodistrofiche. Questo tipo di ernie presentano una sintomatologia clinica legata sia alla quantità di nucleo polposo che viene estruso, sia dalla forza con cui il materiale discale comprime il tessuto nervoso. Questo può determinare la comparsa di sintomi molto diversi, da semplici atteggiamenti di dolore fino alla paraplegia con perdita del dolore profondo. Nei soggetti di età compresa tra i 2 e i 6 anni, la localizzazione della compressione discale è soprattutto nel tratto toraco-lombare della colonna vertebrale, mentre nei soggetti di età maggiore ai 6 anni la localizzazione è soprattutto a livello delle vertebre cervicali. In base alla sintomatologia clinica, le estrusioni discali toraco-lombari, le possiamo distinguere in 6 diversi gradi di gravità, che rispecchiano il grado di compressione sul midollo spinale. È una classificazione un po’ tecnica, ma può aiutare i proprietari di questa tipologia di razze a capire l’evoluzione della gravità della sintomatologia neurologica nei propri amici a 4 zampe:
- grado I: è il meno grave, in cui è presente dolore acuto, anche senza nessun fattore scatenate apparente; il cane può andare a dormire normale e svegliarsi che ha dolore, zoppica, oppure è paralizzato. Il dolore può manifestarsi in diversi modi: con guaiti, tremori, incurvamento della colonna vertebrale, ci può essere una certa riluttanza al movimento con un’andatura a piccoli passi, oppure il dolore si può manifestare con una diminuzione di alcune attività domestiche, quali salire sui letti o sui divani, o salire in auto. Normalmente in questa fase i deficit neurologici sono assenti.
- grado II: è sempre presente il dolore, ma si hanno anche deficit propriocettivi agli arti posteriori, il cane perde la percezione della disposizione degli arti nello spazio. Il proprietario se ne può rendere conto poggiando sul terreno il dorso del piede del cane. Normalmente in meno di 1 secondo il cane lo riposiziona correttamente. Un cane con deficit propriocettivo mantiene il piede per un certo tempo o indefinitamente poggiato sul dorso senza riposizionarlo correttamente. È come se li dimenticasse. Spesso, oltre al deficit propriocettivo è presente anche atassia e paraparesi, cioè il cane può presentare incoordinazione ed una perdita parziale della capacità motoria del treno posteriore.
- grado III: in questo caso si ha paraparesi non deambulatoria, il cane perde la capacità motoria degli arti posteriori, ma riesce ancora a compiere movimenti volontari degli arti se sorretto con un sospensor.
- grado IV: si manifesta paraplegia, con la perdita completa dei movimenti volontari degli arti posteriori.
grado V: paraplegia con assenza della minzione spontanea, il cane non riesce a muoversi e non riesce autonomamente ad urinare.
grado VI: è quello più grave, in cui si ha anche perdita del dolore profondo, da interpretare come segno prognostico negativo se non si interviene in tempo.

Una sintomatologia quindi molto varia, che il proprietario deve essere in grado di valutare e saper agire immediatamente, cioè recarsi dal proprio veterinario per una visita. Non ha senso aspettare che il cane guarisca da sé, perché nella maggior parte dei casi ciò non avviene ma la situazione tenderà solo a peggiorare. Le estrusioni discali che colpiscono le razze condrostrofiche oltre i 6 anni, come abbiamo detto, hanno localizzazione soprattutto nel tratto cervicale della colonna vertebrale. In questo caso si ha l’interessamento di tutti e quattro gli arti. Generalmente i cani affetti da questo tipo di ernie presentano tetraparesi piuttosto che tetraplegia. Il cane quindi riesce a mantenere una certa parziale attività motoria volontaria nonostante la compressione. Questo perché il canale vertebrale a livello cervicale è ampio e raramente si hanno compressioni talmente gravi da portare alla perdita completa dell’attività motoria.
Dopo aver valutato i sintomi clinici ed aver individuato la localizzazione della compressione, la diagnosi si effettua mediante Risonanza Magnetica, ad oggi il mezzo diagnostico maggiormente utilizzato per i problemi discali. Per quanto riguarda il trattamento, varia in base alla gravità della compressione. Nei gradi I e II si tende ad optare per il trattamento conservativo, mentre nei casi più gravi, quindi dal grado III al VI è necessario l’intervento chirurgico di decompressione".

Perché la tempestività è considerata un elemento fondamentale?

"La tempestività è fondamentale soprattutto nei casi gravi che necessitano dell’intervento chirurgico. Potremmo considerare un’ernia discale un’emergenza nei casi in cui si ha: paralisi improvvisa degli arti, perdita della capacità di urinare e defecare, perdita della sensibilità dolorifica profonda. Tutti quei soggetti che presentano la perdita del dolore profondo entro le 24-36 ore, devono essere sottoposti ad intervento chirurgico. La chirurgia decompressiva consente di ottenere ottimi risultati di ripresa. Pazienti che invece presentano la perdita della sensibilità dolorifica profonda da oltre le 36 ore presentano una prognosi sfavorevole e l’intervento chirurgico può non risolvere il danno che il nucleo polposo estruso ha determinato sul tessuto nervoso del midollo spinale. Inoltre, è molto importante intervenire tempestivamente quando il cane non ha più il controllo della minzione: una vescica che non si svuota può determinare, nel giro di poco tempo, un blocco renale che può portare a morte il nostro amico. Quindi è importante che il proprietario sia attento a tutte quelle alterazioni che possono essere legate ad un’ernia discale".


Qual è la percentuale di Bassotti colpiti da ernia discale?

"In uno studio Inglese, circa il 25% dei Bassotti ad un certo punto della loro vita soffre di problemi legati alla degenerazione del disco intervertebrale. Una percentuale simile alla percentuale di persone che soffrono di ernia del disco. Come razza, il Bassotto affianca ad un carattere forte e tenace, un fisico non proprio dedito all’atletica: zampe corte e muscolose, corpo allungato e flessuoso sono caratteristiche che comunque gli concedono un’attività fisica anche esplosiva, ma le zampe e soprattutto la colonna vertebrale soffrono molto per i ripetuti salti, cambi improvvisi di direzione e movimenti azzardati che il nostro amico compie, soprattutto se si tratta di soggetti che fanno poca attività fisica e, come capita spesso, sono in sovrappeso. In questo caso, se presente la degenerazione del nucleo polposo del disco intervertebrale, a seguito di un movimento anche normale, si può innescare quel meccanismo improvviso che rende clinicamente evidente la compressione midollare".

In cosa consiste il trattamento conservativo e il post intervento? Per quanto concerne il recupero, è sempre necessaria la fisioterapia?

"Nel caso in cui la compressione non è grave, quindi nei gradi I e II della scala di sintomatologia clinica, si può optare per la terapia conservativa. In questo caso è fondamentale il confinamento 24 ore su 24 del cane in uno spazio piccolo, portato al guinzaglio solo per fare i bisogni, facendogli compiere comunque qualche piccolo passo. Lo scopo della terapia conservativa è favorire la cicatrizzazione del materiale erniato e consentire al tessuto nervoso compresso di riassorbire gradualmente l’edema conseguente. Per pazienti che, invece, presentano sintomi clinici più gravi, dal grado III al VI è necessario l’intervento chirurgico che, come abbiamo detto, deve essere il più tempestivo possibile: entro le 12-36 ore nel caso di perdita della sensibilità dolorifica profonda. Nel post intervento è necessario un confinamento per almeno 4-6 settimane. Durante questo periodo, soprattutto se i pazienti nel post operatorio hanno ancora paralisi del treno posteriore e difficoltà alla minzione ed alla defecazione, la fisioterapia gioca un ruolo fondamentale. È molto importante far compiere dei movimenti controllati agli arti, rispettando i tempi di guarigione dei tessuti. Esistono tutta una serie di pratiche e di esercizi che si possono compiere già dopo l’intervento chirurgico per poi aumentarne progressivamente l’intensità e la frequenza con l’avanzare della guarigione. Inoltre, risulta molto importante la gestione della minzione e del decubito, cercando di svuotare frequentemente la vescica e alternando il lato sul quale il cane poggia per evitare la formazione di ulcere. A circa 3 mesi dall’intervento, dopo un adeguato protocollo riabilitativo ed un corretto iter di recupero, il nostro amico Bassotto può tornare alla sua vita “normale”. È chiaro che andranno eliminati tutti quei fattori scatenanti che potrebbero portare ad erniarsi un secondo disco intervertebrale".

I salti dei nostri amici Bassotti favoriscono l’insorgere della patologia o vi sono anche motivazioni genetiche predisponenti? Esiste una forma di prevenzione per questa problematica?

"Le caratteristiche genetiche rappresentano sicuramente il fattore predisponente per innescare quel meccanismo di degenerazione del nucleo polposo discale che poi potrà erniarsi. Il Bassotto presenta una predisposizione di razza, appartenendo alle razze condrodistrofiche, ed una predisposizione familiare, cioè bassotti imparentati tra loro possono ereditare dai loro genitori o dai loro nonni la predisposizione a sviluppare una degenerazione discale. Per questo motivo è molto importante, quando si sceglie un cucciolo di Bassotto, informarsi sulla storia dei parenti più prossimi, come i fratelli di cucciolate precedenti e se eventualmente nel corso della loro vita qualcuno abbia sviluppato problemi discali. Questo potrebbe dare un’indicazione sulla possibilità di sviluppo di un’eventuale ernia discale nel nostro cucciolo. La sola predisposizione genetica non implica necessariamente che tutti i bassotti soffrano di ernia del disco. Oltre ai fattori genetici predisponenti, esistono, infatti, fattori ambientali scatenanti che condizionano notevolmente l’evoluzione di un problema discale, e che essenzialmente riguardano due aspetti della gestione di un cane: l’alimentazione e l’attività fisica. In generale, e questo vale anche per l’uomo, una alimentazione corretta, per quantità e qualità, rappresenta la prima forma di prevenzione che possiamo attuare per proteggere l’organismo. Nei nostri amici a quattro zampe è fondamentale somministrare cibi di qualità nelle dosi adeguate. Il sovrappeso è un problema molto comune nei cani, e nel nostro Bassotto, data la sua conformazione e le sue caratteristiche fisiche, è sufficiente qualche chilo in più per incidere negativamente su articolazioni e colonna vertebrale. È sempre utile farsi consigliare dal proprio veterinario sulla corretta qualità e quantità del cibo in rapporto all’età ed alla condizione fisica del nostro amico a quattro zampe. L’altro fattore ambientale che può influenzare notevolmente lo sviluppo di un problema discale è l’attività fisica. È fondamentale svolgere un’attività fisica quotidiana con camminate al guinzaglio regolari, compiendo un esercizio fisico aerobico che fa bene all’organismo, rinforza il legame con il proprietario e migliora la socializzazione. Con l’avanzare dell’età, camminate più brevi e frequenti manterranno attivi muscoli e articolazioni. Caratteristica del bassotto sono anche salti, corse con cambi di direzione improvvisi, salti su e giù da letti e divani, corse lungo le scale: tutti fattori che creano un notevole stress sulla colonna vertebrale, soprattutto se i muscoli non sono allenati e il cane è in sovrappeso. Quindi, tutti quei soggetti non più giovanissimi, che vivono una vita sedentaria e hanno qualche chilo in più, rappresentano i candidati ideali allo sviluppo dell’ernia discale. In conclusione, per ridurre al minimo i rischi che il nostro nuovo bassottino soffra di problemi discali, è importante informarsi su eventuali problemi discali che i parenti del nostro cucciolo possono aver avuto; somministrare una dieta corretta, bilanciata e specifica in base all’età; praticare una sana e regolare attività fisica, evitando di eccedere in tutti quei comportamenti che potrebbero innescare una lesione al disco intervertebrale e determinare un’ernia".

Luigi Cacciatori

Immagine da: lucatomeiveterinario.it

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