"Frida Kahlo. Fotografie di Leo Matiz" a Bologna: ritratti di un'icona

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BOLOGNA, 14 FEBBRAIO 2016 – La mostra fotografica Frida Kahlo. Fotografie di Leo Matiz propost...

BOLOGNA, 14 FEBBRAIO 2016 – La mostra fotografica Frida Kahlo. Fotografie di Leo Matiz proposta dalla galleria ONO Arte Contemporanea a Bologna – fino al prossimo 28 febbraio – celebra l’artista messicana diventata un’icona assoluta del nostro tempo, per la sua forte personalità e, in parte, per un tragico destino, segnato dal terribile incidente che sconvolse la sua esistenza il 17 settembre 1925, avvicinandola alla pittura. Attraverso la Rolleiflex dell’apprezzato fotoreporter colombiano Leo Matiz, al quale era legata da un rapporto d’amicizia, negli scatti del percorso espositivo – in tutto 27, in vari formati – rivivono le passioni di Frida, come l’amore tumultuoso per Diego Rivera, le sue fragilità, il suo spirito anticonformista, scene di vita quotidiana rubate al tempo, in Casa Azul (Casa Blu) o nel quartiere nativo di Coyoacan, a Città del Messico.

«Dovendo rimanere sdraiata, con un busto di gesso che andava dalla clavicola al bacino, mia madre – annotava la stessa Frida – mi costruì un dispositivo molto ingegnoso a cui appendeva la tavola di legno che mi serviva per appoggiare il foglio. Le venne l’idea di far fare un baldacchino al mio letto, come nel Rinascimento, e di fissarvi uno specchio per tutta la lunghezza, in modo che potessi vedermi e utilizzare la mia immagine come modello». Frida iniziava così «ad autoritrarsi in modo sistematico – osserva Beatrice, coocuratrice dell’evento –, nella costante ricerca di un’identità e di un’espressione di sé che diventano così pervasivi da ravvisarsi in tutti i suoi dipinti, sia negli autoritratti che nelle nature morte».

«Frida Kahlo – ebbe a dire lo scrittore messicano Carlos Fuentes – era una Cleopatra sfiorita, che nascondeva il corpo tormentato, la gamba inerte, il piede offeso, i busti ortopedici sotto gli spettacolari ornamenti delle contadine messicane, che per secoli conservavano gelosamente i gioielli, protetti dalla povertà, per esibirli solo alle grandi fiestas delle comunità agrarie. I merletti, i nastri, le gonne, le sottane fruscianti, le trecce, le acconciature a forma di luna le aprivano il viso come le ali di una farfalla notturna: Frida Kahlo dimostrava che la sofferenza non riusciva a fiaccare, né la malattia a eclissare, la sua infinita versatilità».

In mostra, in anteprima, anche alcuni disegni preparatori della nuova graphic novel dell’illustratrice Vanna Vinci, impegnata in una biografia a fumetti dedicata proprio a Frida Kahlo, Frida. Operetta amorale a fumetti, in uscita nell’autunno del 2016 a cura di 24 ORE Cultura. «Una biografia di Frida Kahlo – ha commentato Vanna Vinci – è un’impresa difficile, il personaggio è complicato e pieno di sfaccettature e contraddizioni. Complesso anche nell’aspetto, per via di un’estrema femminilità mista a caratteri molto androgini. Con questi presupposti, ho iniziato questo nuovo lavoro biografico mettendomi a cercare, col disegno, prima di tutto lei, Frida. Cosa non facile proprio per via di questi caratteri anomali per un personaggio femminile dei fumetti. L’unica cosa di cui ero certa era il tratto: da subito sapevo che doveva essere netto, forte e senza mezzi termini, esattamente come il carattere di Frida e in un certo modo del Messico».

«Non sono morta e, per di più, ho qualcosa per cui vivere;
questo qualcosa è la pittura
»
(Frida Kahlo) 

Domenico Carelli

(Foto: ©Eva Alejandra Matiz and “The Leo Matiz Foundation”)

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