La Giostra della legalità nell'antimafia delle piccole cose

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TRAPANI, 19 APRILE 2012 – Circa un mese fa, parlando del processo per l'omicidio di Mauro Rost...

TRAPANI, 19 APRILE 2012 – Circa un mese fa, parlando del processo per l'omicidio di Mauro Rostagno (qui l'articolo) la mia attenzione si era soffermata sul fatto che oltre agli addetti ai lavori, a presenziare all'udienza ci fossero anche gli studenti dell'istituto “Giovanni Biagio Amico”. Una presenza che per me aveva dell'eccezionale per tutta una serie di motivi che tenterò di spiegarvi. Proprio per questa sua “eccezionalità” abbiamo deciso di approfondire la questione cercando di capire il chi ed il perché di questa presenza (ve ne parleremo domani in un'intervista a Caterina Mangiaracina, docente dell'istituto ed ideatrice del progetto).

«Si può fare tutta la repressione che si vuole» - ha detto, in un'intervista a tempostretto.it, il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso - «ma se non si innesta un cambiamento culturale di una classe dirigente nuova che riesca ad applicare i principi della legalità, che non sono solo l'osservanza delle leggi, ma anche il rispetto della libertà, della democrazia, della giustizia, della tolleranza, della non-violenza – tutto questo è cultura della legalità – non vedremo mai i frutti del nostro lavoro. Si tratta di mettere in atto non solo un'antimafia della repressione, ma anche un'antimafia della speranza».

“Cultura della legalità”, “nuova classe dirigente”, “speranza”. Parole che riconducono anche là dove la Cultura – con la maiuscola appunto – è o dovrebbe essere di casa, dove si sta formando non solo la nuova classe dirigente, ma anche i futuri cittadini, quei giovani cioè sui quali vengono riposte le speranze di chi ha avuto la sua occasione e, Italia alla mano, l'ha vergognosamente persa.

L'ala militare della mafia la si sconfigge (forse) con gli arresti e la repressione, il “favoreggiamento culturale alla mafia” - prendendo in prestito la definizione da Giulio Cavalli, che ne chiede l'istituzione come reato – la si sconfigge solo attraverso la scuola, vittima sacrificale di una innumerevole quantità di governi mentre le mafie diventano sempre più potenti (solo un caso?).

L'antimafia e la più generale “cultura della legalità” nelle scuole non si fanno – e non si devono fare – solo nelle cosiddette “scuole di frontiera”, grazie a docenti come Marco Rossi Doria, oggi sottosegretario all'Istruzione, ma dovrebbero essere il primo punto di ogni programma di insegnamento di ogni scuola, anche per evitare l'idea dell'”eroe antimafia”, al quale si delega anche la propria parte di “antimafia” ed al quale – invece – bisogna sostituire l'antimafia “delle piccole cose”.

Avremmo potuto, a questo punto, raccontarvi la storia di qualche giovane “simbolo” della lotta alle mafie, indicandolo (od indicandola) come esempio da seguire. Abbiamo invece pensato di fare il contrario, mettendo la tastiera - una volta si sarebbe detto la penna - in mano ai ragazzi che nelle scuole fanno cultura della legalità, attraverso progetti scolastici o grazie alla sola volontà di quei docenti un po' speciali, che hanno preso a cuore quella cara e vecchia idea che a scuola, nonostante tagli e problematiche varie, non ci si vada solo per imparare quattro nozioni teoriche a memoria o per scaldare il banco.
È per questo, dunque, che noi di InfoOggi.it – insieme alle ragazze ed ai ragazzi che vorranno accompagnarci in questo progetto – vi invitiamo a salire a bordo della Giostra della Legalità.


(foto: progettolegalita.it)
Andrea Intonti

 

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