La Vignetta InfoOggi: "PALINSESTI"

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LA VIGNETTA INFOOGGI - A cosa serve la televisione? Anzi a cosa serve la televisione pubblica?...

 LA VIGNETTA INFOOGGI - A cosa serve la televisione? Anzi a cosa serve la televisione pubblica? Ci riferiamo a quella pubblica perché la stessa domanda per le reti “private” sarebbe pleonastica.

Qualunque attività “privata” ha il profitto come obiettivo primo. E’ ovvio. Se guadagna di più distribuisce maggiori dividendi. La ricerca del profitto implica la pubblicità che implica un alto gradimento dei programmi trasmessi che implicano l’imperativo categorico di sapere cosa piace ai telespettatori.

E già, alla fine è il telespettatore che decide cosa guardare in televisione. Se i telespettatori chiedono spazzatura quelli trasmettono spazzatura, se chiedono culi, trasmettono culi. Se le coltellate facessero impennare gli ascolti trasmetterebbero coltellate dalla mattina alla sera. E non è detto che prima o poi non succeda visto che l’unica regola è il profitto.

Ecco perché le televisioni sembrano tutte uguali. In effetti lo sono. Isole, grandi fratelli, incontri strappalacrime, improbabili scuole di ballerini e cantanti, ragazze sculettanti e sesso sottotraccia ovunque.

Ma davvero quella roba è lo specchio della nazione? Davvero siamo incollati al teleschermo per vedere se la tettona di turno copula col macho della casa? Va bè, direte voi, se il programma ha successo è giusto così. Avete ragione: non fa una piega!

Ma guardiamo la cosa dal punto di vista di quei due o tre “teleaspettatori” (non è un refuso) che si aspettano (appunto!) di poter capire la realtà e pensare meglio seguendo la TV. Vorrebbero vedere dibattiti, confronti, reportage, telegiornali fatti da giornalisti e non da dipendenti di chi comanda.

Vorrebbero ascoltare buona musica, seguire film e telefilm di qualità, sentire un buon italiano, vedere l’evoluzione della scienza e della tecnica. Del resto la TV pubblica è nostra, di tutti noi. Paghiamo il canone. Sappiamo anche che non basta.

Ci chiediamo quale sia la migliore informazione possibile. La verità ha molte sfaccettature. Forse continuando a discutere arriveremmo alla conclusione che la maggior garanzia di pluralità e correttezza sarebbe una sana e calibrata lottizzazione del tipo esibito negli anni del CAF.

Una cosa è certa: le TV hanno un forte potere di condizionamento. Lo sanno bene tutti i dittatori. In democrazia si potrebbe azzardare per la televisione pubblica un ruolo “educativo”. Certo, non è molto edificante assistere a telefilm dove carabinieri e carabiniere trascorrono le ore di servizio a vivere travolgenti storie d’amore in caserma. Soprattutto crediamo che la cosa faccia incazzare non poco i carabinieri veri.

E come non rivolgere un pensiero a tutti quei ragazzi e ragazze cresciuti davanti alle liti scomposte di troniste e corteggiatori, alle polemiche infinite delle pseudo scuole televisive, alle notizie dei divertimenti estivi, di vacanze bellissime e di ricchezze ostentate. Poveri noi, e poveri loro. Basta guardarsi attorno per convincersi che un’orda di barbari preme alle porte dell’impero ricomprendo le strade di escrementi e bottiglie di birra dopo le notti brave. L’importante è fare ciò che ci pare sempre e comunque. C’entra la televisione? Bò, con tutti gli esperti che abbiamo magari qualcuno ce lo spiegherà.

Sarebbe interessante, da ultimo, stabilire una volta per tutte quanto “culi e tette” dovrebbe sfornare la TV pubblica. Vogliamo fare un 5% del “trasmesso totale”? Bacchettone! Ma no, dai, era solo un “pour parler”.

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