L’assessore Nino Zimbalatti vittima di hacker "“Qualcuno è entrato nel mio profilo”

428
Scarica in PDF
Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo MESSENGER!
REGGIO CALABRIA 30 GENNAIO - “Qualcuno è entrato nel mio profilo”. Il virgolettato appare...

REGGIO CALABRIA  30 GENNAIO - “Qualcuno è entrato nel mio profilo”. Il virgolettato appare stamattina in prima pagina su Gazzetta del Sud ed ecco spiegata la genesi del commento su Facebook (“Ffundamu sti zinghiri”, rivolto ai tifosi catanzaresi, in vista del derby con la Reggina di domenica prossima) dai contenuti razzisti da parte dell’assessore comunale reggino Antonino Zimbalatti. In realtà la difesa del detto assessore appare molto debole e le sue parole suonano un po’ come dire “ha stato Putin”… Ma, a seguito di certa denuncia da parte della vittima, la Polizia postale saprà chiarire se anche il nostro Zimbalatti è un martire di un Russiagate nostrano. In realtà, al di là di dello spiacevole episodio, di ragioni per dimettersi se ne trovano a bizzeffe considerato l’operato da assessore all’ambiente prima ed alla sicurezza ora, e forse questo sarebbe anche un atto di onestà e di carità verso la nostra amata città.

Detto questo, chiariamo un altro aspetto. Menti illuminate in passato hanno detto che l’ironia è un’arte tutta celebrale e di non facile interpretazione, ma che non tutti sanno esprimerla con intelligenza o senza cadere nel volgare e nell’esagerazione. Ergo, la nostra richiesta di dimissioni per delle frasi imbarazzanti mandate sui social (richiesta che ribadiamo e alla quale si è associata anche la Federazione Sindacale di Polizia), non nasce certo da un culto per il politicamente corretto. In verità, al netto delle reazioni alla nostra nota di ieri, è possibile verificare, ancora una volta, come molto spesso si utilizzi una doppia morale nel condannare o stigmatizzare fatti e parole. In sintesi, se i protagonisti di questa triste e vergognosa vicenda fossero stati di altra casacca politica, è molto probabile che si sarebbe alzata una schiera di censure e condanne; mentre nel caso Zimbalatti pare stendersi un pietoso e complice silenzio, e chissà che non scatti anche la solidarietà. L’ipocrisia è lampante, soprattutto da una parte di società che dichiara di non tacere e da un sindaco - insieme a tutta una sinistra categoria politica molto brava a predicare moralismi - il cui silenzio sulla vicenda mette in imbarazzo l’intera comunità reggina. Vengono in mente le parole del filosofo Nicolàs Dàvila il quale affermava che «l’ipocrisia non è lo strumento dell’ipocrita ma la sua prigione».

Fa amaramente sorridere pensare a simili precedenti. Si ricordi l’episodio di qualche anno addietro che ha visto protagonista un assessore reggino del centro-destra e che finì sulla graticola per settimane intere, con eco nazionale annesso, per una frase infelice su Benigni pubblicata sempre su fb e dallo stesso tenore rispetto a quella di Zimbalatti o del suo presunto hacker. All’epoca l’assessore era di destra, non invocò l’intrusione sul suo profilo di pirati informatici, ammise l’errore e chiese correttamente scusa. Un anno fa, invece, l’intera tifoseria reggina fu criminalizzata a livello nazionale per uno striscione che invocava l’eruzione dell’Etna: scattarono nove diffide per gli autori del gesto e la curva Sud del Granillo fu chiusa per un certo periodo di tempo a tutti. Altri tempi, altri protagonisti, altre morali ma intanto a Zimbalatti, oltre le dimissioni, consigliamo di cambiare le password.

#AmaReggio - Stanza 101 

InfoOggi.it Il diritto di sapere