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Le dieci più grandi riserve auree del mondo

Friuli Venezia Giulia

UDINE - Crisi e oro sono due parole che sembrano appartenere a mondi differenti, ma che in realtà nel corso della storia hanno sempre viaggiato insieme. I governi crollano, le difficoltà politiche ed economiche sono sempre dietro l’angolo e le valute perdono valore, ma la fiducia nell’oro rimane costantemente forte. Da sempre quando c’è crisi il miglior rifugio per preservare la ricchezza è l’oro. Lo sanno bene gli Stati, che già nella seconda metà dell’ottocento lo utilizzarono come base per le valute, con l’introduzione del regime Gold Standard, e che oggi, insieme alle banche centrali, detengono un quarto di tutto l’oro presente al mondo sotto forma di riserva monetaria internazionale. 

Il metallo giallo, bene di rifugio per antonomasia, ha da sempre funzionato come paracadute da utilizzare in caso di eventi estremi. Per questa ragione gli Stati tendono a “gonfiare” il più possibile le proprie riserve auree, soprattutto nei momenti di crisi, perché è vero che l’acquisizione di oro per una nazione è una spesa cospicua, ma è anche vero che storicamente il metallo non ha mai perso il suo valore, e quindi è una perfetta misura difensiva per proteggersi contro l’inflazione, acquisire i prestiti ed evitare altri incubi economici.

Negli ultimi anni la Cina si è posizionata prima tra i maggiori Paesi produttori di oro, con un tasso di produzione che continua a salire del 10% ogni anno. Una delle ragioni per cui la Cina è diventata leader mondiale nella produzione dell’oro è la forte domanda popolare interna generata dalla forte richiesta del settore orafo. Nel 2013 in questo Paese si sono estratte 420 tonnellate del prezioso minerale e attualmente la Cina detiene nelle proprie riserve 1.000 delle 121mila tonnellate di oro estratte nel mondo.

A questo punto vi starete chiedendo, dove si trova fisicamente tutto quest’oro? E quali sono i paesi con le più grandi riserve auree del mondo? La graduatoria del World Gold Council aggiornata al 2014 riporta la seguente classifica:

1. Stati Uniti: la più grande economia del mondo in questo momento possiede 8.133,50 tonnellate di oro che rappresentano circa il 72% delle sue riserve in valuta estera. La maggior quantità di questo bene è custodita a Fort Knox nel Kentucky, mentre il resto tra Philadelphia, Denver, West Point e San Francisco.
2. Germania: oltre ad essere la più grande economia dell’eurozona è la seconda più grande riserva di lingotti d’oro del mondo. Il paese al momento possiede 3.384,20 tonnellate del ricco metallo, il 67% delle riserve in valuta estera. La Germania ne mantiene solo il 31% all’interno del suo territorio, mentre il 45% si trova a New York, il 13% a Londra, e l’11% a Parigi.

3. Italia: il nostro paese dispone di 2.451,8 tonnellate di oro, pari al 67% delle riserve in valuta estera, gestite dalla Banca d’Italia.
4. Francia: la Francia ne detiene attualmente 2.435,40 tonnellate, circa il 65,3% del totale delle sue riserve.
5. Russia: tra il primo trimestre del 2009 e il terzo trimestre del 2014, le riserve d’oro della nazione sono aumentante del 116%, da 531,87 tonnellate a 1.149,80. Secondo gli analisti questo potrebbe rappresentare la volontà della Russia di ridurre la sua dipendenza dal dollaro americano e dall’euro, fortificando la sua valuta estera a fronte di una sanzione economica e di una conseguente recessione.
6. Cina: la più grande produttrice di metallo giallo ne detiene 1.054,1 tonnellate, pari all’1% delle sue riserve.
7. Svizzera: la Swiss National Bank conserva 1.040 tonnellate di oro cioè l’8% delle sue riserve.
8. Giappone: le riserve auree in Giappone equivalgono a 765,22 tonnellate.
9. Olanda: un piccolo paese che detiene un grosso quantitativo di oro. I Paesi Bassi hanno, infatti, 612,54 tonnellate del prezioso metallo che rappresenta un enorme 54.1% delle sue riserve.
10. India: l’India possiede al momento 557,7 tonnellate di oro pari al 6,8% delle sue riserve in valuta estera.
Da quanto detto, appare chiaro come le riserve auree facciano parte di quei fattori chiave per la valutazione della solidità patrimoniale di una nazione, oltre a rappresentare anche una garanzia tangibile delle banconote stampate e la giusta carta da giocare nel momento in cui un Paese si trova ad affrontare un periodo di insolvenza finanziaria.[MORE]