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Le due verità per un futuro migliore

Calabria > Catanzaro

Non c’è cosa più bella dello scorrere le parabole di Gesù. Favole diverse di una letteratura eterna che aprono il cuore e vi posano sopra quei messaggi d’amore e di fede che nessuno conosce direttamente, perché presentano origini sapienziali celesti. Ogni uomo ha preordinati sul tavolo della vita i libri sacri fermentati aspettando Cristo e quelli germogliati seguendo il Figlio dell’uomo nella sua missione terrena. Per popoli interi essi sono stati riferimento centrale, pur se questo è successo più volte solo durante il tempo delle preoccupazioni, delle carestie o nei dubbi di governo delle istituzioni, della famiglia, del lavoro, della finanza, della scienza, dell’amore, della fratellanza.

Per qualcuno sono stati al contrario guida speciale per una esistenza un po’ al di sopra del ferro battuto, della pietra murata, delle relazioni scontante e anche dei clic connessi a viaggi telematici sempre più proiettati in avanti. Chi è profeta del Signore sa leggere nei cuori e precedere gli orientamenti umani di qualsiasi natura. Rapportarsi a Dio e alla sua Parola deve essere uno stile di vita e non una emergenza interiore o esteriore. Ma ritorniamo allo scorrere delle pagine sacre. L’arte celeste trasforma i racconti e le figurazioni del vangelo così come ci annuncia il teologo:

“Le immagini usate da Gesù nelle sue parabole sono scene tratte dalla vita quotidiana. È in queste scene che poi Lui innesta la verità che diviene l’essenza del racconto o della parabola”. Saper discernere il loro contenuto, grazie anche ad un padre spirituale, significa costruire ogni passo quotidiano con mille virtù che fanno da cornice a ciascuna coscienza. Il teologo per meglio spiegare la presenza di due verità essenziali per la vita di tutti i giorni si serve della parabola delle vergini e le lampade ad olio. Tracciando le linee essenziali di tale parabola, identificata con questioni di vita quotidiana valide anche al mondo di oggi, si intravedono le dieci vergini che devono accompagnare lo sposo con le lampade già accese.

Come tutti sanno cinque di loro avevano portato con sé l’olio di ricambio, le altre no. Lo sposo tarda e le vergini si addormentano. Dopo qualche tempo si udirono delle voci che annunciavano l’arrivo dello sposo, mentre le lampade delle vergini senza un vasetto di olio di riserva si spensero. Le compagne più prudenti non accolsero il grido di aiuto delle amiche sventurate per non rimanere nelle stesse condizioni, ma consigliarono loro di rivolgersi subito a qualche rifornitore del luogo. Mentre le vergini andarono a cercare un bottegaio arrivò lo sposo. Si fece il corteo; si raggiusero le sale del convito di nozze; si chiusero le porte.  

Le vergini ritardatarie non furono ammesse al banchetto con queste dure parole: “in verità vi dico non vi conosco”. Il teologo a questo punto è pronto a far condividere la prima verità che il Signore introduce nella profondità del fatto raccontato. Lo fa proprio per aiutare l’uomo a non vivere di malintesi, non tanto per il significato ordinario della stessa narrazione, ma per quanto vie è nella sua sostanzialità e che in questo caso si manifesta con la stoltezza che guida le vergini non preparate.

Si legge: “Il frutto della stoltezza non consiste solo nel non aver potuto accompagnare lo sposo lungo il corteo fino alla sala del banchetto, ma pur nell’essere escluse di entrare in esso dopo essere ritornate dalle loro compere. Una stoltezza, una dimenticanza, una distrazione, che però non sono frutto di un momento, ma del modo di essere e di operare, escludono dalla beatitudine eterna”. Ecco la prima verità. La stoltezza non è un comportamento che nasce all’istante. Essa possiede al suo interno i riflessi di tanti modi propri di agire, fuori dalle regole della Parola fino a rappresentare il caposaldo di uno stile di vita non del tutto corretto.

Il politico stolto, l’economista stolto, l’insegnante stolto, il giornalista stolto, il marito e la moglie stolti, il giovane stolto tutti assieme faranno barcollare una società, uno per uno diventeranno invece seminatori di spicchi di male fino a fare scricchiolare un pezzo di modello di vita programmato. La stoltezza perciò come sottolinea il teologo nei suoi appunti può essere vista come un’anti-natura. La natura viene da Dio e produce luce. L’anti-natura viene dagli uomini e si trasforma in tenebre.

“Oggi possiamo attestare che l’umanità si stia rivestendo di anti-natura, tanto grande è la stoltezza da non voler distinguere più verità essenziali che sono parte della natura umana”. Una osservazione pesante che trova riscontro in un mondo senza alcun riferimento quotidiano, in grado di far scendere la sapienza biblica negli occhi e nel cuore degli uomini. La stoltezza è una struttura importante del regno dell’anti natura.

L’inganno, la falsità, la menzogna, ingredienti principali della “santa” stoltezza, alimentano una natura sena principi, senza valori stabili e duraturi, senza il senso ontologico che le appartiene. La cosa ignobile e che tanti seguaci del Signore si sono convertiti all’anti-natura, dribblando l’armonia che da sempre regge e protegge l’umanità. Oggi tutto è avverabile. Basata una maggioranza e tutto si rende credibile. I numeri hanno sostituito l’essenza divina delle cose. Molti cristiani sono rimasti senz’olio e fanno fatica giorno dopo giorno ad essere conosciuti dallo Sposo. Eppure l’uomo sa che la sua presenza sulla terra è senza confini precisi. Oggi c’è, domani chissà!  Una realtà difficile da digerire.

Da qui entriamo nella seconda verità. “Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”. Affidiamoci nel chiudere al teologo e alla sua saggezza che ci accolgono con la verità dell’eterno che c’è nell’uomo e la scelta da fare in terra per salvarsi o scendere nel buio nell’anti-natura.

“Di quale giorno e di quale ora si tratta? Del giorno e dell’ora nel passaggio dal tempo nell’eternità per essere sottoposti al giudizio eterno del Signore. Ma oggi la stoltezza o anche l’anti-natura cosa stanno insegnando? Che questa parabola è solo un genere letterario. Non ci sono verità eterne in essa. Quando saremo nell’eternità vi sarà solo il paradiso. Non esiste l’inferno. Esso non appartiene ad un Dio che è solo ricco di grazia e di misericordia”. Se dovessero essere queste le cose che pensano gli uomini non si farebbe altro che compromettere un futuro migliore per il mondo intero.

Egidio Chiarella

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