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Letteratura e Storia

Calabria

 10 DICEMBRE 2015 – Molte volte si sottovaluta l’importanza della letteratura nella storia. Della sua fruibilità, della sua necessità, della sua utilità. Si pensa che tutto sia scollegato, non di rilievo e ci si sofferma maggiormente su scienza e tecnologia. La letteratura, invece, col suo linguaggio molteplice, articolato ma, a volte, anche semplice, tocca spesso e volentieri temi alti e complessi. Non si sottrae a descrivere il presente, il passato ma anche a lanciare ciottoli al futuro ancor lontano. Sembra cosa sciocca, invece, se si osservano gli eventi, si trovano elementi che ritraggono la storia nei suoi aspetti variegati. Occuparsi di letteratura, pertanto, è non solo basilare ma anche preziosa opportunità da non lasciarsi sfuggire.
In questi giorni, in cui tutto sembra essere attraversato da frenesie di allarme e di terrore, per esempio, sarebbe opportuno soffermarsi su letture attente alla comprensione di eventi come questi. Mi sovviene, a tal proposito, pertanto, la necessità di rievocare un componimento poetico che alla guerra, seppur in modo non troppo diretto, rimanda.[MORE]

I Fiumi
di Giuseppe Ungaretti

Mi tengo a quest’albero mutilato
Abbandonato in questa dolina
Che ha il languore
Di un circo
Prima o dopo lo spettacolo
E guardo
Il passaggio quieto
Delle nuvole sulla luna

Stamani mi sono disteso
In un’urna d’acqua
E come una reliquia
Ho riposato

L’Isonzo scorrendo
Mi levigava
Come un suo sasso
Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull’acqua

Mi sono accoccolato
Vicino ai miei panni
Sudici di guerra
E come un beduino
Mi sono chinato a ricevere
Il sole

Questo è l’Isonzo
E qui meglio
Mi sono riconosciuto
Una docile fibra
Dell’universo

Il mio supplizio
È quando
Non mi credo
In armonia

Ma quelle occulte
Mani
Che m’intridono
Mi regalano
La rara
Felicità

Ho ripassato
Le epoche
Della mia vita

Questi sono
I miei fiumi

Questo è il Serchio
Al quale hanno attinto
Duemil’anni forse
Di gente mia campagnola
E mio padre e mia madre.

Questo è il Nilo
Che mi ha visto
Nascere e crescere
E ardere d’inconsapevolezza
Nelle distese pianure

Questa è la Senna
E in quel suo torbido
Mi sono rimescolato
E mi sono conosciuto

Questi sono i miei fiumi
Contati nell’Isonzo

Questa è la mia nostalgia
Che in ognuno
Mi traspare
Ora ch’è notte
Che la mia vita mi pare
Una corolla
Di tenebre

I Fiumi di Giuseppe Ungaretti, in L’allegria, versi tratti da Vita d’un uomo. Tutte le poesie (1931), sono un esempio di mirabile profondità dell’anima che si perde tra la storia e i luoghi della sua vita ricercando con insistenza l’armonia col creato, smarrita nel corso del tempo e degli anni. Si auspica a una sorta di riconciliazione che plachi l’animo che ha sempre battagliato e combattuto nella fase della vita in cui tutto volge alla quiete e le acque sembrano sedare il tumulto degli anni e del corso degli eventi. La guerra tutto devasta e distrugge. Creato e creatura. Il vero senso delle cose viene meno, così come il loro valore. La condizione umana si fa triste e si smarrisce la vera identità che all’uomo appartiene. Tutto si sconvolge, travolge, distrugge e nulla resta in piedi. La guerra uccide l’uomo e il paesaggio e, senza un raggio di speranza, li lascia tramortiti.
Conoscere, valorizzare e ben gustare l’arte letteraria è, quindi, cosa da non trascurare, sottovalutare. Le circostanze, gli accadimenti numerosi, possono in tal modo esser visti sotto nuova luce e, se si interrogano le coscienze ben formate, altre tragedie posson esser scongiurate.

Simona Barberio