L’ipocrisia dell’artificio spazza via visioni e speranze

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Viviamo in un mondo dove in alcuni momenti è difficile separare la realtà dalla fantasia; la natur...

Viviamo in un mondo dove in alcuni momenti è difficile separare la realtà dalla fantasia; la natura dall’artificio; l’originale dall’artificiale; la verità dalla falsità. Il rapporto dei servizi segreti italiani di questi giorni ci ha informato chiaramente di come potrà essere manipolata la popolazione europea attraverso delle fake news, in vista delle prossime lezioni Europee. Così recita un passaggio di tale rapporto: “Le campagne di disinformazione, attuate prevalentemente tramite l'uso dei social network, rappresentano uno degli strumenti attraverso cui attori ostili tentano di orientare l'opinione pubblica, interferendo finanche con processi fondamentali per la vita democratica, come le elezioni". Confondere la natura delle cose con l’artificio più sofisticato rappresenta un atto di ipocrisia elevato all’ennesima potenza, assumendo le sembianze di un atto criminoso che concorre a togliere al mondo la sua grazia e la sua bellezza.

In ogni campo è necessario mantenere il profilo originale, archiviando la tentazione di manipolare qualunque cosa che non garantisca i risultati che si vorrebbero a tutti i costi ottenere. Dinnanzi all’artificio cadono meriti, sacrifici, competenze, progetti, progressi graduali democratici e si sfasciano speranze e visioni. Urge in tutti i modi riporre nelle mani dei giovani la chiave naturale del mondo e non un pulsante tecnologicamente avanzato testato solo per aprire spazi di illusioni e di effetti speciali. Ciò che è artificiale non ha regole o comunque mette in moto indici modificabili e processi intercambiabili, materiali e immateriali, che assecondano gli indirizzi umani più biechi. Si tratta di una vera truffa; un gigante con i piedi di argilla; un effetto ottico standardizzato; una deriva umana convinta che tutto sia lecito, possibile, fattibile, credibile, solo avendo i numeri necessari.

Con queste premesse costruire un nuovo vitello d’oro è quasi un atto dovuto. Falsità vuole falsità. L’artificio può essere materiale, ma anche filosofico, persino religioso. Dare un Dio personale ad ognuno, magari ben artefatto, è la via maestra per la più pericolosa manipolazione che si possa oggi attuare. Un tentativo che ha radici profonde nella storia e che di questi tempi, attraverso i social, è a portata di mano di chiunque. Si pensi che tutto il mondo religioso intorno a Gesù era del tutto artificiale. La religione rappresentava una leva di potere straordinaria che indirizzava il popolo verso i sacerdoti e non verso il compimento delle scritture, riconoscendo la figura di Gesù. Necessita che l’uomo riprenda in mano la realtà vera e la verità di natura. Un passaggio essenziale che non può essere attuato senza mettere Cristo al centro. I falsi idoli vanno abbattuti, rasi al suolo, tolti dalla mente e il cuore dell’uomo per farlo liberamente respirare, rinascere, lavorare e pregare.

I cristiani non possono essere complici di un tempo truccato, distorto e denaturato, ma devono rendere visibile la Parola del Signore attraverso azioni e testimonianze quotidiane. Scrive il teologo: “Se la gente non va dal discepolo di Gesù è segno che non lo vede discepolo di Gesù. Non lo vede nel suo essere. Nel suo agire, nel suo parlare, nei suoi gesti, nei suoi pensieri, nelle sue opere. Se non lo vede, non lo vede. Nessun artificio potrà sostituire la natura. Noi spesso, anzi volentieri, vogliamo convincerci che gli artifici possano sostituire la natura”. Sotto traccia c’è però un gran bisogno di un mondo più chiaro, autentico, conforme al mistero della croce e della resurrezione di Cristo. È questa una forza immortale e intramontabile che il cristiano ha già sperimentato e che oggi ha l’obbligo di riversare sugli altri, per attrarre il prossimo e liberare le comunità attuali dall’ipocrisia dei tanti artifici e dalle infinite alterazioni sociali, politiche, culturali e spirituali.

Egidio Chiarella

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