Nati liberi. Il cane e la felicità, intervista a Daniele Testaguzza

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ROMA, 26 LUGLIO 2017 -“Il mio lavoro consiste prettamente nell’educare i proprietari e n...

ROMA, 26 LUGLIO 2017 -“Il mio lavoro consiste prettamente nell’educare i proprietari e nello spiegare loro quali sono le peculiarità del cane che hanno deciso di adottare, come soddisfare i suoi bisogni in base alla sua individualità e alla razza di appartenenza - oppure nel caso di un meticcio si cerca di ipotizzare il mix dell’incrocio – ma soprattutto come riportare il cane ad una condizione di autosufficienza e serenità emotiva”.

Con queste parole Daniele Testaguzza, uno dei più apprezzati dog trainer della Capitale, racconta a InfoOggi quali problemi comportamentali si riscontrano più frequentemente nei cani che vivono con l’uomo e perché, a volte, non sono felici della vita che conducono.

Daniele, tu non ami definirti un educatore né un addestratore cinofilo, ma un mediatore di esperienze. In cosa consiste, dunque, il tuo lavoro con i cani?

“Non amo definirmi un addestratore né un educatore perché tali figure sono riferite ad un’immagine del cane simile ad un robot, ad un animale che esegue meccanicamente tutto ciò che gli umani vogliono. Il mio obiettivo è invece quello di far esprimere il cane e far capire al proprietario le sue caratteristiche, quanto di bello possiede. Io insegno agli umani il senso della felicità per un cane e come perseguirla. Inoltre, ci tengo a sottolineare, che il mio lavoro è anche incentrato sullo studio dei cani randagi: ho viaggiato in molte parti del mondo per osservare i comportamenti dei randagi nel loro ambiente naturale”.

Se il cane avesse la possibilità di scegliere, vivrebbe con l'uomo?

“Purtroppo, l’immagine del cane, per molti, ruota intorno alle strategie di marketing e al business. Siamo bombardati costantemente da immagini nelle quali i cani parlano e vengono rappresentati con emozioni simili a quelle umane. In realtà, il cane vivrebbe nella nicchia ecologica occupata dall’uomo, ma non necessariamente nelle case. Non dovrebbe essere costretto a fare quello che noi proponiamo. La discendenza del cane dal lupo è un’ipotesi ormai accettata e condivisa da molti studiosi. Riguardo la domesticazione del cane, però, mi piace molto utilizzare il termine rapimento: si pensi ai cuccioli di cane rapiti e allevati dall’umano per soddisfare esclusivamente i suoi bisogni. Nei paesi del Terzo Mondo e in altri molto poveri, possiamo ancora ammirare cani che non hanno subito modificazioni genetiche da parte dell’uomo. Vorrei ricordare, a tal proposito, che i cani di razza, invece, sono una derivazione. Essi sono stati creati per scopi specifici dell’essere umano”.

Hai mai avuto modo di osservare cani realmente felici?

“Sì, l’immagine di cane felice che ho nella mia mente è qualcosa che potrebbe far rabbrividire molti individui che si autocelebrano come cinofili: sono i cani dei gruppi familiari assediati nei pressi delle discariche o nelle periferie molto povere delle grandi città. Ho visto cani, ad esempio, veramente felici a Kathmandu, a Nairobi, a Mombasa, ma anche in alcune zone del Sud Italia. I cani felici che ho osservato erano tutti liberi e, in virtù di ciò, ho scelto ‘Nati Liberi’ come nome della mia associazione. Altro motivo della scelta del nome è dovuto ad un cane che proveniva da un campo rom della Capitale. Non appena adottata, ero costretto a portare fuori Happy soltanto di notte. Lei amava mangiare i rifiuti trovati nei cassonetti dell’immondizia. La gente mi guardava incredula quando vedeva la scena che ho appena descritto, ma il cane era felice e solo questo per me contava, al di là delle opinioni personali dei passanti”.


Il cane, secondo te, dovrebbe vivere libero per essere felice?

“Sì. I due terzi della popolazione mondiale di cani vivono in ambienti antropomorfizzati, ma non sono domestici. Quando le persone provano ad avvicinarsi loro, questi scappano perché pur vivendo nei pressi della nicchia occupata dall’uomo non desiderano essere fatti prigionieri. Per quanto riguarda invece il cane di razza, il discorso è completamente diverso perché il cane di razza è predisposto per vivere con le persone”.


Perché negli ultimi anni sono aumentate le problematiche legate al comportamento?

“Sono aumentate perché il cane vive in una società nella quale non è più libero di esprimersi. Quello che è il nostro immaginario di felicità canina si scontra con le reali esigenze del cane. Spesso e volentieri il tempo che si dedica al cane è poco, viene fatto rapportare principalmente con le persone anziché con i suoi simili e, pertanto, si hanno sempre di più problemi con i conspecifici. Si ricorre alle classi di socializzazione per risolvere tale problematica, ma ricordiamoci che un cane che vive libero, invece, non ne ha bisogno. Un altro aspetto che non gradisco molto sono tutte le pubblicità che ruotano intorno al cane; alcune riguardano anche prodotti futili. Riguardo, invece, le numerose attività sportive pensate per il cane, si pensa che siano sostitutive per appagare i suoi bisogni innati: per alcuni cani di razza, non potendo soddisfare le esigenze attitudinali per le quali sono stati selezionati, si ricorre allo sport ma quello che noto spesso è che tutto si riduce all’esibizione di un trofeo da parte del conduttore, che così facendo soddisfa il suo narcisismo. Oggi noto cani che vivono in gravi condizioni di stress, esibiscono comportamenti stereotipati, escono pochissimo e spesso soltanto per espletare i bisogni fisiologici, vivono in spazi angusti, e molto altro ancora. Un altro aspetto che non condivido affatto è quella di credere che un gruppo umano possa sostituire il branco. Non approvo l’adozione di un cane singolo, tranne che per alcune razze selezionate per avere problemi con i propri simili. Si pensi ad esempio ai molossi, i quali spesso hanno problemi a relazionarsi con i conspecifici, e ad alcune tipologie di terrier. Sono cani, quelli appena citati, che nella maggior parte dei casi possono vivere tranquillamente come esemplare unico all’interno del nucleo familiare. Un esemplare più lupoide che ha mantenuto le caratteristiche ancestrali, invece, se lo facessimo vivere al solo contatto con l’essere umano imponendo soltanto il nostro ‘linguaggio’, potrebbe avere svariate problematiche relazionali e comportamentali”.

Quali sono i problemi comportamentali che più frequentemente riscontri nei soggetti per i quali ti viene chiesta una consulenza?

“Maggiormente l’ansia da separazione. Il proprietario che lavora otto/dieci ore al giorno e lascia in quel periodo il cane solo in casa si ritrova molto spesso a dover ricorrere ad uno specialista per risolvere la problematica. I cani liberi non si distaccano quasi mai dal loro branco. Dobbiamo immaginare, pertanto, i cani che vivono liberi come una famiglia: ognuno ha un ruolo specifico e tutti collaborano nelle attività che garantiscono la sopravvivenza della specie. Il cane ‘unico’ che vive in famiglia vorrebbe seguire il proprietario quando questi esce di casa. Io consiglio di prendere almeno una coppia. Oltre all’ansia da separazione, le persone si rivolgono a me e ai miei amici/colleghi di ‘Nati Liberi’ anche per problemi legati all’aggressività. Apro una parentesi per ricordare ai lettori di InfoOggi, che oggi si fa un uso improprio del termine aggressività e non sempre questo comportamento va letto in chiave negativa: a mio avviso è una strategia utilizzata dal cane quando sente che viene messa a repentaglio la sua incolumità e/o sopravvivenza. Spesso, dai media apprendiamo di cani che aggrediscono estranei che entrano in casa, o che mordono quando vengono manipolati o quando viene tolto loro del cibo o un gioco dalla bocca. E’ il loro modo con cui ci ricordano che sono animali e come reagiscono dinanzi a degli stimoli esterni, proprio come farebbero se vivessero allo stato brado. Altre problematiche riscontrate riguardano cani iperattivi e cani che subiscono passivamente tutto ciò che l’uomo impone loro credendo che l’animale abbia le sue stesse necessità”.


Da cosa sono originate le fobie?

“Spesso sono dovute alle mancanze nel primo periodo di vita o durante la fase di socializzazione. Per mancata socializzazione intendo anche esperienze di tipo ambientale, oltre che relazionali. Principalmente riscontro fobie da deprivazione sensoriale, soprattutto nei cani nati e cresciuti per un certo periodo in zone rurali e poi trapiantati prepotentemente in città. Ci sono cani che riusciranno ad adattarsi e altri, invece, che vivranno in un costante stato di apprensione e paura. Voglio aprire una brevissima parentesi sui randagi, che spesso vengono tolti alla loro vita felice in strada dagli animalisti estremisti e costretti a vivere forzatamente in contesti umani. Quei cani vivranno in uno stato perenne di disagio e, ogni tentativo dell’uomo di modificare la situazione, sarà vano. Da nati liberi e felici passeranno ad uno stato di detenzione transitoria e poi al carcere a vita: il canile. La soluzione migliore per i randagi è lasciarli dove sono”.

Da cosa dipende il carattere di un cane? Ha maggior influenza l'ambiente, inteso anche come l'insieme delle esperienze di vita, o la memoria di razza?

“In realtà, entrambe. Se parliamo di un cane di razza, esso avrà una componente genetica che influenzerà in parte alcuni aspetti del suo temperamento e del carattere. Le esperienze di vita ovviamente potranno influenzare e condizionare il comportamento. Un cane potrà essere predisposto geneticamente ad avere un buon carattere, ma se poi le esperienze di vita saranno negative è pacifico che ciò non si realizzerà”.

Luigi Cacciatori 

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