Possibile svolta nel caso Sony: forse l'hacker è un ex-dipendente

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WASHINGTON , 30 DICEMBRE 2014 – Una nuova pista si apre nelle indagini per il mega attacco inf...

WASHINGTON , 30 DICEMBRE 2014 – Una nuova pista si apre nelle indagini per il mega attacco informatico alla compagnia Sony, avvenuto il giorno di Natale, e che aveva impedito agli utenti di tutto il mondo di utilizzare alcune piattaforme multimediali, come la Xbox. A quanto pare, l’hacker potrebbe essere un ex-dipendete frustrato in cerca di vendetta. L’ipotesi ha senso, soprattutto se si considera che, in quanto precedente impiegato, l’uomo (o la donna, per quanto se ne sa al momento) poteva avere accesso a dati altrimenti nascosti. Questa, dunque, è la strada che i ricercatori dell’azienda di cyber-intelligence Norse hanno battuto fino ad oggi, riuscendo a restringere i sospetti ad un numero di sei persone.


L’hacker, molto probabilmente, non avrebbe agito da solo, ma con l’appoggio di un altro gruppo di pirati della rete, forse proprio quelli che erano stati perseguitati dalla Sony qualche anno fa e che potrebbero aver tentato un’operazione vendicativa ai danni dell’azienda.


Questa ipotesi, di cui l’FBI è stato già avvertito, sentirebbe il coinvolgimento nell’intera vicenda della Corea del Nord, di cui gli Stati Uniti avevano immediatamente sospettato in relazione alle vicende di censura legate a The Interview. Nonostante questo, né l’FBI né la Casa Bianca sono ancora del tutto convinti che Pyongyang non abbia nulla a che fare con l’operazione di sabotaggio, anche se la Norse ha ricevuto l’autorizzazione per continuare nelle indagini.
 

(foto: www.cybercityblog.net)
 

Sara Svolacchia

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