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Scrivere a singhiozzo

Calabria

 23 NOVEMBRE 2015 – Dopo un tempo piuttosto lungo torno a scrivere nella rubrica. Del resto, comunque, un caffellatte o un ginger, anche qualora letterario non sia, si sorseggia quando si ha tempo, quando si ha modo e voglia, quando le vicende quotidiane non hanno il sopravvento.

Si finisce, così, con lo scrivere a singhiozzo. Una modalità che può apparire strano anche definire. In fondo, alcuni tipi di scrittura, ed alla poesia mi riferisco in modo preminente, sembrano realmente momenti di singulto. A volte, son così spezzate, frammentate le parole che appaion scollegate, distanti, separate. La scrittura si spezza in molti punti e si presenta come un brandello che in fondo disorienta. In realtà si tratta di apparenza perché, in sostanza, è tutto sempre collegato.

In una mattina di fine novembre, quindi, scrivere parole spezzettate che senso ha?
La risposta è semplice. Mai, forse, più adatta a circostanza. Gli eventi di Parigi sono freschi. Si resta muti, senza aver niente da dire. Eppure in tanti son pronti a fare note, a proferir pensieri, a dare spiegazioni.
Non ve ne sono veramente. O meglio, si cercano motivi definiti, precisi, circoscritti e, invece, assai lontani si vivono conflitti.[MORE]

Non sono quelli di armi, di battaglie e rappresaglie. Si parla di moderne strategie, di guerre nucleari e poi di spari con armi all’avanguardia. Non è trattare queste cose che dona soluzioni. Si fan questioni che arrivan alla ribalta ma in fondo la risposta è molto più vicina.

Cosa non va nella moderna civiltà? Cos’è che non funziona, che si inceppa in più momenti?
È semplice. È il cuore la sostanza, la mente fa cilecca. Mancano principi, valori, sodalizi. Non ci sente fratelli in questo mondo. Ci si frammenta, ci si spezzetta, ci si trincea dietro immensi muri di parole, di scuole, di pensieri. E si dimentica che siamo una famiglia. Che siamo tutti insieme in questo mondo e solo di passaggio. Si passa assai veloce sulla terra e non c’è guerra che cambi questa cosa.

Allora che senso ha diffondere terrore, sprecarsi a vincer terre se poi le guerre non danno soluzione?
Niente. Non è così che cambiano le cose, che si è sicuri nelle case, che vi sia pace a questo mondo.
Occorre crescere in sapienza, illuminare la speranza, dar pieno peso alle parole. Se son spezzate occorre metterne insieme quei pezzetti che danno vere soluzioni. Occorre crescere in cultura, che parli in ver di vita, e dire che il progresso non sempre ha il verso giusto.

Simona Barberio