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Antonella: intervista immaginaria a suo padre Aldo Biscardi

Lazio > Roma

Ho sempre desiderato fare una intervista a mio padre, ora finalmente me l'ha concessa.

Speriamo di esserne all'altezza! 

Ciao Aldo. Come avresti vissuto questi momenti di isolamento e di solitudine?

Beh, io sarei uscito! Certo, poi, mio malgrado sarei stato alle regole.

Ma quanto è brutto non abbracciare la mia gente, non parlarci per strada, non fare le mie passeggiate!

Sai, io amo il contatto, la partecipazione, la stretta di mano, una pacca sulla spalla, mi sarebbe mancato tutto questo.

E poi la paura che vivono tutti mi avrebbe rattristato, anche il mio proverbiale ottimismo avrebbe vacillato.

Senza poi parlare di questo fermo nel lavoro per me strano, mai ho assistito a mesi di calcio fermo. Avrei fatto un “processo speciale” -su questo- “Come viviamo senza calcio.”

Certo da casa mi sarei dovuto far aiutare, lo sai che non ho mai compreso quegli aggeggi infernali del vostro mondo tecnologico, ma mi sarei adeguato e avrei continuato a dialogare con il mio pubblico.

Mi sarei sentito perso senza di loro.

Guardarvi mi rende triste. Noi qui stiamo facendo uno dei più bei processi di sempre e osserviamo attentamente quanti, ancora molti, ci criticano, ci invidiano e ci emulano.

A proposito di questo, Aldo, c’è qualcosa che avresti voluto fare e non sei riuscito a fare? C’è una tua incompiuta?

Ho visto e fatto tutto quello che volevo.

Una sola cosa non sono riuscito a fare: vedere la prima applicazione della moviola in campo.

Era la partita Juventus-Cagliari.

Non ci siamo potuti andare, ricordi?

Un impegno ci ha tenuti a casa.

Però poi ho potuto commentare "il var" e assistere alla vittoria della mia lunga battaglia per la moviola in campo, una bella soddisfazione!

Hai detto tante cose sulla tua carriera; ma oggi, qui io e te seduti alla tua scrivania, vorrei sapere se c’è veramente qualcuno di speciale che vorresti ringraziare per il tuo successo.

Sì. Tuo nonno Peppe che con le sue cinghiate mi rincorreva per tutto Larino. Ero il più discolo di casa. Lui mi ha dato la forza di carattere che mi è servita in questo lavoro.

Lo sapevo che lo avresti detto! Hai "bastonato" molto spesso anche me, senza usare la cinghia! Forse non sono diversa da te…

In realtà è vero tu hai molto di me, oggi lo posso ammettere.

Sai che non sono mai stato facile ai complimenti e alle gratificazioni.

Dimostravo sul campo. Gli altri dovevano comprendere.

Ci sono persone che sono venute a salutarti quel tuo ultimo affollato lunedì e che avresti voluto non vedere?

No, anzi, ne mancava qualcuno. Lo sai che io ho amato i mie nemici!

Ho sempre sostenuto che non c’è successo senza denigratori.

Tutti i grandi condottieri della storia sono stati amati e odiati allo stesso tempo.


Senti, Aldo, in un orecchio, togliti un sassolino dalla scarpa.

Antoné, non ne ho più; stanno tutti qua con me quelli che potrei citare per togliermi non uno, ma tanti sassolini. Sono rimasti in pochi a criticarmi, ma si dimostrano per quello che sono sempre stati: "perfidi".

Ti confesso una cosa, qui stiamo facendo il calcio più bello.

Lascio ai detrattori rimasti questo calcio sospeso.

Cosa diresti ai giornalisti sportivi di oggi e soprattutto a quelli che vivono del “made in Aldo”?

Il bello della mia situazione è poter dire quello che penso, come ho sempre fatto d’altronde.

Sono fiero di loro. Un buon maestro è contento se i propri allievi diventano più bravi di lui, ma il calcio più bello l’ha vissuto la mia generazione.

Fammi fare bella figura in questa intervista, raccontaci un Aldo inedito.

Che vuoi dire, quando sto qui a casa?

Sì. Cosa ti piace fare quando sei a casa?

Mi piace stare con Elsa, mia moglie, lo so che tu dici che la tormento, però a me e a lei piace fare le stesse cose. Io leggo gli articoli e lei li ascolta in silenzio...poi ne discutiamo insieme.

Lei mi ha sempre consigliato bene e mi è stata vicina sempre, ha creato la nostra bella famiglia.


Senti, Aldo, me la regali quella penna che non hai mai abbandonato in 36 anni di trasmissioni?

Lo sai che non posso...fai la spiritosa!

L'hai portata a Larino, al museo, insieme a tutti i miei cimeli.

Devo dirti che sono contento che tu abbia fatto questo e che chiunque possa venire a vedere le mie cose. È lì che, se sanno leggere, potranno scoprire di me qualcosa di inedito.

A proposito mi piace il nome che hai dato al museo: “Storico Aldo”. Brava!


Wow, mi hai detto “Brava”... Lo sai che è la prima volta? Me lo terrò stretto.

Aldo, Ci saluti a modo tuo?

Certamende! Denghiù.

Antonella Biscardi

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