Ape, riforma pensioni: le principali novità

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ROMA, 9 AGOSTO - Palazzo Chigi sta lavorando sull’anticipo pensionistico, che costituirebbe lo...

ROMA, 9 AGOSTO - Palazzo Chigi sta lavorando sull’anticipo pensionistico, che costituirebbe lo strumento di riferimento per garantire più flessibilità al sistema previdenziale.

La possibilità sarebbe quella di un pensionamento anticipato fino a 3,7 anni, rispetto agli attuali requisiti di vecchiaia, per consentire di lasciare il lavoro, a partire dal primo gennaio 2017, a chi ha compiuto 63 anni e ha alle spalle almeno 20 anni di contributi versati. Ma come potrebbe cambiare nella pratica il futuro pensionistico di circa 150mila lavoratori annui? L’Ape è il piano ideato dal governo Renzi per il pensionamento anticipato, al fine di riparare i problemi causati dalla Legge Fornero.

A presentare domanda per godere della pensione anticipata saranno i nati tra 1951 e il 1953. Banche e istituzioni finanziarie si accolleranno i costi di quella parte di contributi mancanti, anticipandoli, e poi il lavoratore restituirà il prestito. Ancora incerte le modalità di restituzione e l’entità della tassazione. Per quanto concerne le pensioni d’oro, gli assegni superiori ai 40 mila euro l’anno, dal 2017 non verranno più applicati i versamenti di solidarietà, in quanto non previsti nella Legge di Stabilità 2016.

La risultante sarà una maggiorazione dell’assegno pensionistico d’oro pari al 2/4%, con un divario rispetto alle pensioni minime destinato a crescere invece che a ridursi. A partire dal 2018 potrebbe variare anche l’età minima necessaria per andare in pensione, che si adeguerebbe ad un potenziale innalzamento dell’aspettativa di vita. Rimarrebbero invece invariati gli anni minimi di versamenti richiesti per andare in pensione anticipata: 42 anni e 10 mesi. Altra novità graverebbe sui professionisti iscritti all’Inps con la sola gestione separata: ad oggi l’aliquota è del 27%, ma dal prossimo anno è previsto un aumento.

Conseguenza ultima di un simile aumento potrebbe essere l’abbandono di questa tipologia di previdenza sociale, con lavoratori troppo penalizzati e indotti a scegliere strade alternative. Da affiancare all'Ape ci potrebbe essere poi RITA, la Restituzione integrativa temporanea anticipata. Una sorta di pensione ponte da ottenere attraverso un anticipo dai fondi complementari. Per quei lavoratori che svolgono professioni usuranti, in un’ottica di tutela, il Governo starebbe valutando di applicare loro l’Ape, ma con dei criteri differenti.

Si sta pensando di agevolare anche chi ha iniziato a lavorare molto presto, garantendo un bonus contributivo da 4 a 6 mesi per ogni anno lavorativo tra i 14 e i 18 anni. Sembra invece abbastanza certo il rafforzamento della quattordicesima, con l’estensione della platea dei beneficiari. Sul tavolo del Governo starebbe prendendo forma anche l’ampliamento della no tax area, ossia quella manovra che costituisce un vantaggio per coloro che percepiscono un reddito molto basso, consentendo loro di non pagare l’imposta sul reddito.

 

Luna Isabella

(foto da 6sicuro.it)

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