Brasile: parità di diritti per coppie gay

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Un importante riconoscimento per i diritti degli omosessuali viene dal Brasile. La Corte Suprema fed...

Un importante riconoscimento per i diritti degli omosessuali viene dal Brasile. La Corte Suprema federale, massima autorità giurisdizionale del paese, riconosce le unioni civili tra persone dello stesso sesso, equiparandone i diritti alle coppie eterosessuali.

Non si tratta di un riconoscimento legislativo del diritto a sposarsi, tuttavia, poiché in Brasile non è ancora in vigore alcuna legge che preveda il matrimonio tra persone dello stesso sesso; però la Corte ha stabilito all’unanimità che le coppie gay non possano essere discriminate rispetto a quelle eterosessuali e che, quindi, l’Amministrazione debba loro riconoscere piena parità di diritti su temi quali pensioni, adozioni e eredità. Significativa in proposito la dichiarazione del Supremo Giudice Carmen Lacia: “coloro che hanno scelto l’unione omosessuale non possono essere cittadini di serie B”.

La decisione si inserisce in un dibattito avviato ormai da tempo nel paese e fermamente ostacolato dalla Chiesa Cattolica. Fin dal 2008 il Presidente Lula si era dichiarato favorevole all’introduzione nell’ordinamento della possibilità per gli omosessuali di sposarsi, e il Congresso brasiliano sta vagliando diverse proposte in tal senso; è facile prevedere che la decisione dei 10 Giudici accelererà, o comunque in qualche modo incentiverà l’esame della questione.

Dopo l’Argentina, che ha reso possibile il matrimonio omosessuale l’anno scorso, anche il Brasile dunque si avvia a dare pieno riconoscimento alle coppie non tradizionali. La decisione appare particolarmente significativa quando si consideri che il Brasile è il paese cattolico con più abitanti al mondo e che, più in generale, il continente sudamericano si è sempre distinto per una linea più conservatrice sui temi etici e religiosi. Eppure la spinta al rinnovamento sembra ormai provenire dai paesi in cui è più radicata la tradizione cattolica, dalla Spagna, all’Argentina, senza dimenticare l’Uruguay e il distretto federale messicano che comprende la capitale Città del Messico, fino al Brasile.

Difficile non leggere anche alla luce di questo le dichiarazioni di questa mattina di Papa Benedetto XVI, che ha richiamato all’attenzione sui “malintesi” generati dal Concilio Vaticano II, e a non voler costruire uno scontro tra la tradizione e la modernità poiché “la tradizione include essa stessa in qualche modo il progresso”.

Marco Biagioli

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