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Cile: il presidente Piñera dichiara il Paese "in stato di guerra"

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SANTIAGO DEL CILE, 21 OTTOBRE - Il Cile è "in guerra", così ha detto ieri domenica il presidente Sebastian Piñera, il cui paese è stato scosso da rivolte e saccheggi negli ultimi tre giorni che hanno lasciato dieci morti dall’inizio delle proteste, la peggiore esplosione sociale degli ultimi decenni. “Siamo in guerra contro un nemico potente, un nemico implacabile che non rispetta niente e nessuno e che è pronto a fare uso della violenza e della delinquenza senza alcun limite".

Per la seconda notte consecutiva, è stata decretata a Santiago tra le 19:00 e le 06:00 locali la misura del coprifuoco. Lo stato di emergenza è inoltre in vigore in diverse regioni, compresa la capitale. È stata estesa domenica sera, anche in diverse città importanti del sud e del nord del Paese, come Antofagasta, Valdivia, Valparaíso, Talca, Temuco e Punta Arenas.

Il generale Javier Iturriaga, incaricato venerdì dal capo dello Stato a organizzare la‘pubblica sicurezza’, da parte sua ha invitato gli abitanti rimanere "calmi" e a non lasciare la propria abitazione.
Le rivolte sono continuate 
tutta ladomenica. Gli scontri tra manifestanti e poliziotti hanno avuto luogo nel pomeriggio nel centro di Santiago, mentre il saccheggio in diverse parti della capitale. 

Cinque persone sono state uccise nel rogo di una fabbrica di abbigliamento, saccheggiata nel nord della capitale. "Cinque corpi sono stati trovati all'interno della fabbrica a causa dell'incendio", ha annunciato ai media locali il comandante dei pompieri di Santiago, Diego Velasquez. 

Secondo le autorità, “due persone sono morte nella notte tra sabato e domenica nell’incendio di un supermercato saccheggiato dai manifestanti nel sud della capitale e, unterza persona è rimasta gravemente ferita, il fuoco ha bruciato il "75% del suo corpo".

Due persone sono state ferite da colpi di arma da fuoco e ricoverate in ospedale in stato "grave", dopo un conflitto con la polizia durante il saccheggio, avvenuto nel sud della capitale.

Sono stati dispiegati quasi 10.000 poliziotti e soldati. Dalla fine della dittatura del generale Augusto Pinochet (1973-1990) non si vedevano per le strade cilene pattuglie militari.

Secondo le autorità, 1.462 persone sono state arrestate, tra cui 644 nella capitale e 848 nel resto del Paese.

Dopo tre giorni di violenze, il centro della capitale cilena e altre grandi città, come Valparaiso e Concepcion, hanno offerto un aspetto di desolazione: semafori divelti sulla strada, carcasse di autobus e di auto carbonizzate, aziende saccheggiate e bruciate.

Diverse centinaia di voli sono stati cancellati all'aeroporto di Santiago durante il coprifuoco. Migliaia di viaggiatori sono rimasti bloccati durante la notte neterminal. 

Le manifestazioni sono iniziate venerdì per protestare contro un aumento - da 800 a 830 pesos (circa 1,04 euro) - del prezzo dei biglietti della metropolitana. 

Il presidente Piñera sabato ha sospeso l'aumento del biglietto, ma nonostante il ritiro del provvedimento le proteste e la violenza sono continuate, alimentate dalla rabbia per le condizioni socioeconomiche e le disuguaglianze sociali nel Paese, per la sua instabilità economica e politica, dove l'accesso ai servizi di salute pubblica e all'istruzione sono quasi interamente nel settore privato.

Dozzine di supermercati, veicoli e stazioni di servizio sono state saccheggiate o bruciate. Gli autobus e le stazioni della metropolitana sono stati particolarmente presi di mira. Secondo il governo, 78 stazioni della metropolitana sono state danneggiate, alcune delle quali sono state completamente distrutte. Il danno nella metropolitana è stimato in oltre 300 milioni di dollari e un ritorno alla normalità su alcune linee potrebbe richiedere "mesi", ha detto domenica il presidente della società di trasporto pubblico nazionale, Louis de Grange. 


Luigi Palumbo