Daniele 16 anni si racconta “Adolescenza violata”

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In questa intervista Daniele (16 anni) ci conduce nel mondo deviato e aberrante della pedofilia. ...

In questa intervista Daniele (16 anni) ci conduce nel mondo deviato e aberrante della pedofilia.

Il suo è un racconto lucido e pacato, dal quale emerge che tanti adolescenti abusati provano a vivere una vita normale, nascondendo a tutti il disagio per la ferita che non riesce a rimarginarsi. Solo i genitori più vigili e presenti riescono, a volte, a intuire che il loro figlio sta attraversando un inferno.

 

Vedo un ragazzo solitario che gioca con il cellulare, lontano da tutti i gruppi raccolti davanti al cancello della scuola. Mi avvicino. Dimostra chiaramente la sua età adolescenziale; non molto alto, esile, biondino, lo sguardo sfuggente.

Mi presento, poi parto con la domanda di rito: «Vuoi raccontare la tua esperienza di adolescente?».

Chiude il cellulare e lo sistema nella tasca dello zaino; mi guarda divertito, infine risponde gentile: «Antonia, cosa vuoi sapere?».

«Solo quello che ti va… Potresti iniziare dicendomi il tuo nome».

Il ragazzo sembra stare volentieri al gioco.

«Ok, ma io cosa ci guadagno?» mi chiede con un sorriso malizioso.

«La soddisfazione di leggere la tua storia sul mio libro».

«D’accordo, ci sto».

«Sono Daniele, ho quindici anni; frequento il secondo anno di liceo, vivo in una famiglia normale che però, come tutte le famiglie che si rispettino, ha molti problemi. E poi… sono innamorato pazzo di Sara».

«Chi è Sara?»

«Una mia compagna di scuola. La più bella!» risponde, mostrandomi orgoglioso una foto sul telefonino.

«Veramente carina!» commento.

«Vorrei che mi parlassi prima del rapporto con i tuoi genitori… poi mi dirai di Sara» gli propongo mentre sistemo il registratore.

Daniele aggrotta le sopracciglia e rimane in silenzio, pensieroso…

Poco dopo inizia a raccontare:

«La mia è una famiglia tradizionale; i miei genitori si amano… Entrambi lavorano e fanno molti sacrifici per non far mancare nulla a noi ragazzi. Hanno venduto da poco la casa nella quale abitavamo perché secondo loro era piccola, e ne hanno comprata una più grande, accollandosi un pesante mutuo. Io non ero d’accordo, ma il mio parere non è stato ascoltato. Mia sorella aveva dei problemi con un ragazzo e voleva cambiare quartiere, e perciò diede il suo pieno appoggio all’idea dei nostri genitori: così sono stato costretto a seguire la famiglia nella nuova casa. È stato un trauma, e ne soffro ancora… Anche se siamo a poche fermate d’autobus da dove abitavamo prima, a me sembra di stare all’altro capo del mondo… del mio mondo, visto che Sara abita nel mio vecchio quartiere! Per fortuna io sto continuando a frequentare la stessa scuola; quindi, alla fine, ci vediamo comunque tutti i giorni…».

Rimane un po’ in silenzio, poi riprende il suo racconto con tono serio:

«Mia sorella ha dato molti grattacapi alla famiglia, e io non sono un ragazzo docile… odio le punizioni e mi ribello quando uno dei miei genitori pensa di risolvere i problemi in questo modo. Non accetto che mi diano degli ordini, e quando succede m’impegno a fare il contrario di quello che mi dicono.

Non approvano quasi mai le mie conoscenze, mentre io voglio avere degli amici con cui parlare di tutto, liberamente, senza preoccuparmi di essere giudicato. Mi piace discutere di ragazze, di sesso, di droghe, di ogni cosa che riguarda noi adolescenti.

«Perché ti interessa la droga?» gli chiedo, guardandolo con attenzione.

«Sia ben chiaro, non mi faccio. Ma voglio essere informato su tutte le droghe che girano fra noi. Qualche volta ho provato a fare un tiro dalla canna di un mio amico, ma… non mi ha fatto sballare. La droga non è per me».

«Cosa pensi del sesso?».

«Vorrei avere il mio primo rapporto sessuale con una ragazza più grande di me e molto esperta».

Nel dare questa risposta Daniele arrossisce, e quasi balbetta per la timidezza; ma sembra avere le idee chiare.

«E Sara?» gli chiedo, non senza una certa sorpresa.

«Sara è l’amore della mia vita; ha solo quattordici anni e non è ancora pronta per un rapporto sessuale. Quando ne abbiamo discusso, è stata molto ferma: per lei non è ancora il momento. Detto fra noi, nemmeno io mi sento ancora pronto ad avere un rapporto completo con lei. Quando lo farò voglio essere già molto esperto … il migliore!».

Provo a capire meglio il suo punto di vista:

«Vuoi dire che sei alla ricerca di altre esperienze?».

«Voglio imparare l’arte dell’amore», mi conferma convinto.

«Non hai paura delle malattie che potresti contrarre?».

Diventa serio: «Certo che no, so perfettamente che bisogna proteggersi usando i contraccettivi! Con i miei genitori parliamo molto di quest’argomento. Loro ci tengono alla mia educazione sessuale».

«Cosa intendevi dire di tua sorella? Perché hai detto che ha dato molti grattacapi ai tuoi?».

«Mia sorella ha avuto una brutta storia a quindici anni: si è innamorata di un ragazzo più grande di lei e lo ha frequentato contro il volere dei nostri genitori. Col passare del tempo, però, ha capito che non era il tipo giusto per lei. Era un poco di buono e frequentava altre ragazze. Alla fine lo ha lasciato, ma dopo un po’ ha scoperto di essere incinta. Sono stati giorni di angoscia. Mia sorella aveva deciso: il suo ex non doveva sapere niente della gravidanza. I miei avrebbero voluto metterlo di fronte alle sue responsabilità ma mia sorella fu irremovibile. Ha voluto abortire, e per i miei è stato un trauma, una tragedia. Adesso hanno paura che questo ragazzo venga a sapere della gravidanza e si rifaccia vivo… È soprattutto per questo che si sono sentiti costretti a cambiare quartiere.

Io sarò previdente, userò sempre il profilattico; lo porto sempre con me, voglio essere pronto, quando arriverà il mio momento».

«Conosci qualche ragazza disponibile?».

Rimane per un attimo in silenzio; poi, sorridendo malizioso, risponde:

«La mia prof di matematica è molto bella e mi sono accorto che ha per me una simpatia particolare. Va in giro sempre scollacciata e ha delle tette da paura … A volte mi si avvicina chinandosi al punto giusto, in modo che io possa vederle nella versione integrale».

Lo guardo e mi accorgo della sua eccitazione.

«Non pensi che forse è il suo modo naturale di comportarsi, che potresti essere fuori strada? Magari lei fa così con tutti, cercando solo di essere gentile …».

«Sento odore di sesso quando mi viene vicino, mi si strofina troppo!» mi risponde convinto.

«Ma tu hai solo quindici anni!».

«Quasi sedici! Ho letto molto sul sesso, e so che le giovani prof capiscono quando un allievo le desidera».

Cerco di controllarmi per evitare di ridere ma non riesco a trattenere una domanda: «Scusa, Daniele, ma tu e Sara cosa fate quando uscite da soli?».

Lui mi guarda sorpreso.

«Cosa si può fare uscendo per le strade del quartiere con una ragazza seria? Di solito siamo con gli amici … ci scappa qualche bacetto e qualche carezza. Sara è una ragazza molto bella e seria; non voglio perderla, rispetto tutti i paletti che ha messo. Ha molti ammiratori anche nel gruppo, e io sono geloso!».

La sua espressione diventa seria, mentre continua:

«La settimana scorsa ho fatto a botte con un mio amico che cercava di farle il filo».

«Dimmi Daniele, hai mai avuto un rapporto un po’… spinto con qualche tua coetanea?».

Diventa ancora una volta rosso in viso. Poi, un po’ balbettando, mi confida:

«Avevo dodici anni, eravamo in gita scolastica. Una ragazza di due anni più grande di me mi portò nel bagno e mi chiese cosa sapessi fare. Mi disse di avere già avuto rapporti con uno molto più grande di lei.

Io mi sentivo a disagio… Lei tirò su la gonna e mi aprì la cerniera dei pantaloni. Al contatto della sua mano mi sentii paralizzato, e incominciai a tremare … Non saprei dire se era per la vergogna di essere guidato da lei come un bambino o per il disgusto nel vedere tanta sfrontatezza … Quando mi toccò rimase delusa; cercò di coinvolgermi palpeggiandomi ma io mi rifiutai di stare al gioco, allontanando la sua mano in malo modo. Lei andò su tutte le furie, mi disse che ero impotente, che ero un gay, e andò via imbufalita. Io restai come un cretino».

Mentre lo guardo, ancora compenetrato nel ricordo della brutta esperienza vissuta, comprendo perché abbia timore di deludere Sara. Evidentemente quell’episodio deve avergli lasciato un senso di inadeguatezza, di incapacità di gestire la situazione; si ripropone, quindi, di unirsi in un rapporto completo alla ragazza che ama soltanto dopo aver superato tutti i dubbi legati alla sua mancanza di esperienza attraverso la conoscenza di una donna più grande, che possa guidarlo lungo il sentiero del reciproco appagamento dei sensi.

«Daniele - gli chiedo - come spieghi di aver avuto una reazione così negativa con quella ragazza? In fondo, credo sia il sogno di tutti i tuoi coetanei quello di essere accarezzati nelle parti intime dalle ragazze …».

La sua espressione cambia all’improvviso.

«Ascolta Antonia, c’è un’altra cosa … un segreto che non ho rivelato mai a nessuno». Il tono della sua voce è tremante e cupo, tanto da farmi impressione.

«Se vuoi, con me ti puoi confidare».

Ho la sensazione che stia per rivelarmi qualcosa di sgradevole, di inquietante … Ma sento che il ragazzo ha un grosso problema e un grande bisogno di condividere il suo angoscioso segreto.

«Quando avevo otto anni i miei genitori pensarono di farmi prendere lezioni di chitarra; io ne fui entusiasta… Il mio insegnante di musica era una persona anziana e malaticcia. Il primo mese andò a meraviglia… poi cominciarono i guai. Quel vecchio schifoso cercava ogni pretesto per mettere le mie mani fra le sue gambe. In principio ero molto imbarazzato e non riuscivo a reagire; lui faceva in modo che il gesto apparisse involontario … Fingeva di chiedermi di aiutarlo a sistemarsi meglio la chitarra; oppure, quando mi spiegava i movimenti, prendeva la mia mano nella sua e la poggiava casualmente sul suo pene.

Ero restìo a raccontare queste cose ai miei, non mi avrebbero più mandato a lezione, e per me la musica era importante…

Un giorno mi attirò con la forza e mi fece sedere sulle sue ginocchia. Io ero terrorizzato, lui mi aprì la cerniera e cominciò a masturbarmi … Iniziai a piangere in silenzio, mi rendevo conto che era una cosa gravissima, ma non riuscii a reagire nemmeno quando mi prese la mano e mi obbligò a fare quello che voleva lui.

Tornato a casa mi sentivo sporco, sbagliato … Non dissi nulla: ero convinto che la colpa fosse stata mia, perché avevo accettato di assecondarlo invece di ribellarmi e scappare via. Il pensiero di non aver reagito mi torturava (e mi tormenta ancora); mi faceva sentire vile e debole. La stessa cosa successe durante le due lezioni seguenti, poi decisi di non andarci più. Dovetti subire anche i rimproveri dei miei, soprattutto quelli di papà, che ama la musica e vorrebbe che io diventassi un compositore. Ma fui irremovibile.

Quando seppi che il maestro si era ammalato gravemente - mi vergogno a confessarlo - ne gioii tantissimo. Non dissi nulla a nessuno nemmeno dopo la morte di quel verme, non volevo che i miei genitori mi facessero una ramanzina.

Credo che la giustizia divina lo abbia punito per il male che aveva fatto.

Mi rimase dentro un incredibile senso di schifo, e … il comportamento di quella ragazza, quel giorno, me lo ha fatto rivivere».

Rimango senza parole … In effetti, avevo intuito che poteva trattarsi di un’esperienza del genere. Provo un sentimento di rabbia e di indignazione, nel constatare gli effetti di quell’abuso.

«Tu hai bisogno d’aiuto. Devi parlarne con i tuoi; ti serve uno psicologo per lasciarti completamente alle spalle questo brutto episodio».

«Non se ne parla, riuscirò a venirne fuori da solo» risponde convinto. 

«Senti Daniele, questa è una cosa seria che rischia di rovinarti la vita; solo l’aiuto di un esperto ti consentirà di superarla. Cosa succederebbe se, quando arriverà il momento di fare l’amore con Sara, dovessi bloccarti?».

Mi guarda angosciato e mi chiede con gli occhi lucidi: «Secondo te, cosa dovrei fare?».

«Per prima cosa parlare con i tuoi e raccontargli tutto… Così, sinceramente, come hai fatto con me. Tu sei ancora un bambino e vedrai che capiranno e ti ameranno ancora di più. Non potranno attribuirti alcuna responsabilità per quello che è successo: te lo garantisco».

Ma lui non sembra ancora convinto.

«E se non mi credono e, magari, mi puniscono severamente?» risponde spaventato.

«Ti assicuro che non succederà; i tuoi genitori capiranno che non ne hai nessuna colpa e che hai solo bisogno d’aiuto per superare il trauma che quell’uomo squallido ti ha causato. Tu eri solo un minorenne spaventato nelle mani di un essere spregevole … Tesoro, ti serve un aiuto per uscirne fuori e solo i tuoi genitori e la terapia di un bravo psicologo possono dartelo.

Pensa a Sara! Come farai ad avere con lei un rapporto intimo appagante per entrambi, se non supererai quest’incubo che ti porti dentro?» gli dico, cercando di tranquillizzarlo.

«Sei sicura che uno psicologo potrà aiutarmi?».

«Ne sono più che certa … Te lo dico per esperienza personale. Dopo la terapia ti rimarrà solo un brutto ricordo».

Mi sorride.

«Mi hai convinto … non voglio avere brutte sorprese con Sara. Stasera ne parlerò con i miei … Probabilmente si rivolgeranno al medico che ha aiutato mia sorella. Posso telefonarti per farti sapere com’è andata?».

«Ma certo! Voglio che tu mi tenga informata di tutto».

Gli porgo il mio biglietto da visita; lui lo ripone in una tasca dello zaino. Mi appare più disteso. Infatti, mi dice, con voce allegra:

«Adesso ti faccio ridere!».

«Hai provato con una esperta?» azzardo.

«Come hai fatto a indovinare?».

«Un anno fa ho messo da parte qualche euro e, con il motorino, sono andato sul lungomare in cerca di una prostituta. Avevo deciso di fare la mia prima esperienza sessuale. Ne trovai una, anche carina, ma si rifiutò di venire con me: disse che ero troppo moccioso perché lei rischiasse! Non insistetti perché, detto fra noi, provavo un certo disgusto per quello che stavo facendo… Quindi, con le prostitute ho chiuso!».

Mi viene da sorridere, ma cerco di fare in modo che non se ne accorga.

«Considerata la tua brutta esperienza, cosa consiglieresti ai tuoi coetanei?».

«Per prima cosa auguro a tutti di non dover vivere mai una situazione del genere; ma, se dovesse capitare, penso sia giusto parlarne subito con i genitori. Aspettare che passi il tempo significa essere presi nella morsa della paura e non riuscire a farlo più. Significa portare per sempre dentro di sé un inferno.

Parlate, parlate, parlate… Raccontate tutto ai vostri genitori… Non fate come ho fatto io. E poi auguro a tutti i ragazzi di incontrare un’amica meravigliosa come te… Perché noi siamo amici, vero?».

«Siamo amici».

Ci salutiamo con un bacio. Monto in macchina.

Forse anche queste brutte cicatrici possono servire ad affrontare con più coraggio le tante ferite che la vita ci riserva, mi dico. Ma una voce, dentro di me, mi bisbiglia che è invece solo un modo ottimistico di vedere le cose…

Antonia Caprella

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