Discussa all'Uniter di Lamezia Terme la giustizia militare durante la Grande Guerra
Societa' Calabria

Discussa all'Uniter di Lamezia Terme la giustizia militare durante la Grande Guerra

venerdì 7 aprile, 2017

LAMEZIA TERME (CZ) 07 APRILE - Ristabilire le verità storiche sulla Prima guerra mondiale e riabilitare , nei limiti del possibile, la maggior parte dei caduti non in combattimento ma per decimazione o per esecuzioni sommarie costituisce il nucleo fondante del romanzo storico “La decimazione” di Vincenzo Santoro presentato dallo stesso autore nel corso di un incontro “La Giustizia militare italiana durante il primo conflitto mondiale” organizzato dall’Uniter di Lamezia Terme, presieduta da Italo Leone. [MORE]

Studioso di storia e di aspetti inerenti la giustizia militare e il diritto umanitario nei conflitti armati in qualità di ufficiale della Riserva selezionata dell’Esercito italiano e Capitano del Corpo di Commissariato, Vincenzo Santoro porta a compimento la sua opera, dopo avere condotto una serie di ricerche sulla prima guerra mondiale avvalendosi degli archivi storici dell’esercito e dei diari dei reggimenti oltre che di documentazioni private e racconti. In particolare l’autore pone l’ attenzione sulla Brigata “Catanzaro”, grande Unità di fanteria del Regio Esercito Italiano, costituita quasi esclusivamente da militari calabresi e attiva nel corso della guerra con due reggimenti, il 141° e il 142°.

Il romanzo ruota su avvenimenti storici , date, battaglie, episodi cruenti realmente accaduti e intrecciati con la storia d’amore tra Elisabetta e Stefano, un giovane militare testimone degli aspetti più disumani della guerra ed anche con storie di amicizia. «I personaggi – afferma Vincenzo Santoro - rappresentano tutte le classi sociali del tempo mentre Elisabetta è simbolo di tutte le donne che hanno avuto un ruolo fondamentele nel periodo bellico».

Attraverso il racconto bellico l’autore fa conoscere al lettore quello che non riportano i testi ufficiali di storia come gli orrori tipici della guerra di trincea che determinò oltre mille fucilati su 4000 condanne comminate dai tribunali di guerra, di cui più di 300 senza regolare processo ma mediante esecuzioni sommarie per sorteggio o decimazione sulla base dell’esemplarità. «Impossibile provare – chiarisce l’autore del libro - quanto realmente accaduto per la mancanza di qualsiasi atto di processo formale o documentale fino a quando, negli anni ’60, studiosi e ricercatori cercano di portare alla luce la verità raccontata soltanto in alcuni film sulla Grande Guerra». Scopo precipuo di Vincenzo Santoro è quello di chiarire il sistema barbaro ed incivile della decimazione, introdotto , tramite telegrammi, dal generale Cadorna con il quale furono sterminati, indipendentemente dai reati più o meno gravi , migliaia di soldati accusati di codardia, sbandamento, insuborbordinazione, diserzione spesso in modo arbitrario e ingiustificato. Basta pensare alla terribile punizione dell’eroica Brigata “Catanzaro” che, stremata dai troppi combattimenti in prima linea e costretta a ritornare a combattere , si ammutinò a Santa Maria la Longa in nome di un meritato riposo: un soldato su dieci, scelto casualmente, fu fucilato con il sistema della decimazione . «Quando si parla di Grande guerra – afferma Vincenzo Santoro- il primo pensiero corre agli oltre 650.000 caduti tra cui 20.000 in Calabria, mentre a Lamezia Terme, che era la sede di un battaglione, se ne contano almeno 400 risultando la terza regione d’Italia per il contributo di sangue dato alla patria. Tra i valorosi si ricorda Elvidio Borelli, Medaglia d’Oro». I disagi della guerra sono raccontati da un narratore esterno mentre , alla fine, il protagonista, proiettato nel mutato mondo contemporaneo ,constata l’indifferenza sulla storia eroica dei suoi commilitoni e si rammarica di aver perduto «la sua giovinezza , più che ventenne, alle prime luci dell’alba di un giorno maledetto osservando un plotone d’esecuzione».

Al termine dell’incontro il ricercatore storico e archeologico Lucio Leone ha donato a Giampiero Anania un documento sulle ricerche condotte intorno al mancato inserimento di un suo parente, per via materna, Giovanni Battista Broussard ( del ’93) di Mongiana nell’Albo d’Oro della Calabria mentre un suo cugino con lo stesso nome Giovanni Battista Broussard, nato pure a Mongiana e morto a Reggio Calabria per malattia, risulta presente. Secondo Lucio Leone l’omissione probabilmente si deve ad una dimenticanza derivante dall’omonimia dei due cugini oppure si può ipotizzare che il parente di Anania si trovi nell’Albo d’Oro della Campania, avendo studiato a Napoli, o delle Marche dove aveva frequentato il Corso Allievo Ufficiale: precisamente, dopo aver superato il corso, era rimasto nel deposito militare di Ascoli Piceno. Ufficiale nel glorioso 13° reggimento fanteria “ Pinerolo” , Giovanni Battista Broussard fu decorato sul fronte del Pecinka, ai confini della Slovenia , per azione valorosa contro il nemico con medaglia di bronzo il 15 agosto 1916 e poi con medaglia d’argento sul Carso il 10 ottobre 1916 e croce al merito di guerra il 19 ottobre 1918. Fu congedato con il grado di colonnello e varie decorazioni al valor militare avendo conseguito carriera nel Regio Esercito fno a tarda età.

Foto: Santoro e Italo Leone

Lina Latelli Nucifero

 


Autore
https://www.infooggi.it - Il Diritto Di Sapere

Entra nel nostro Canale Telegram!

Ricevi tutte le notizie in tempo reale direttamente sul tuo smartphone!

Esplora la categoria
Societa'.