Egitto, una fatwa per impedire le manifestazioni il prossimo 25 gennaio

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AOSTA, 21 GENNAIO 2016 – Il ministro degli affari religiosi egiziano sta tentando di vie...

 AOSTA, 21 GENNAIO 2016 – Il ministro degli affari religiosi egiziano sta tentando di vietare le manifestazioni contro il regime nel quinto anniversario della Rivoluzione del 25 gennaio, affermando che i manifestanti hanno l'unico obiettivo di 'rovinare il paese'. Quando il ministero ha rilasciato il sermone ufficiale l'8 gennaio, vi era inclusa una fatwa che accusava coloro che avevano intenzione di prendere parte alle manifestazioni di “coinvolgere gli egiziani in atti di violenza e terrorismo, che favoriscono i nemici interni”.

Gli oppositori del governo considerano la dichiarazione erronea, sostenendo che il ministro sta soltanto cercando di guadagnarsi il favore del governo. Nel sermone il ministro richiedeva alla gente di tenere a mente la situazione nei paesi limitrofi caduti nel caos, “per non dimenticare quale periodo felice sta vivendo l'Egitto in questo momento, compresa la sicurezza e la stabilità”. Il sermone chiama anche la popolazione ad unirsi per ricostruire e preservare la propria madrepatria, e considerare la legittima volontà di intenderlo come un dovere nazionale.

Ahmed Karimeh, un docente dell'Università Al-Azhar, ha raccontato ad Al-Monitor: “Questa fatwa può essere adoperata per quei manifestanti che commettono crimini, banditismo e molestie sessuali”. Karimeh cita un verso del Corano che dice “La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra” (Surah Al-Maidah, verso 33).

Egli ha inoltre aggiunto che coloro che parteciperanno alle dimostrazioni contro il regime verranno visti come rivoltosi, che è una violazione dell'ordine pubblico e della sicurezza dello Stato. Ha poi sottolineato che evitare i danni risulta essere un principio importante, e il docente considera la chiamata alle protesta piuttosto 'dannosa'.

La fatwa, lanciata dal ministro degli affari religiosi Mokhtar Gomaa, non è in linea con ciò che Gomaa aveva detto in precedenza. Il 13 settembre del 2013, in un'intervista a seguito del rovesciamento del governo dei Fratelli Musulmani, Gomaa disse che “le moschee sono un luogo per pregare, la politica non ci deve entrare”. Poco dopo nello stesso mese, parlando ad un gruppo di giovani, Gomaa fece notare che il ministro aveva rimpiazzato i leader interni che non erano affiliati con Al-Azhar, per prevenire gli intrecci tra politica e religione.

Ma la recente fatwa non è la prima che il ministro scaglia contro gli affari politici. Ahmed al-Tayeb, il grande imam di Al-Azhar, ha dichiarato in un'intervista del 2011 alla TV di stato egiziana durante la Rivoluzione del 25 gennaio che le proteste in corso erano dimostrazioni del caos. Ha inoltre aggiunto che prendervi parte era proibito dalla religione, dal momento che si trattavano di forme di disobbedienza allo stato e al regime. Tayeb ha accusato gli studenti religiosi che supportavano i manifestanti di utilizzare la religione per raggiungere i propri scopi personali, tradendo la religione stessa. Concluse dicendo che Dio ne avrebbe tenuto conto nel giorno del giudizio.

Secondo Karimeh, non esistono proteste pacifiche in un paese sviluppato, dove la gente non tollera che le manifestazioni vengano regolamentate; proteste pacifiche, sostiene Karimeh, esistono solo in luoghi designati per le proteste ad orari stabiliti in precedenza. Nel novembre 2013, il presidente ad interim Adly Mansour promulgò una legge sul diritto di riunirsi in luogo pubblico e sulle manifestazioni pacifiche. La legge prevede che le autorità notifichino la dimostrazione almeno tre giorni lavorativi prima della data della medesima, e ritiene che sta al ministero dell'interno decidere se proibire o meno una protesta, se essa diventa una minaccia per l'ordine pubblico. La stessa legge consente alle forze dell'ordine di aumentare l'uso della forza in maniera graduale, a cominciare dagli avvertimenti verbali, per poi passare all'utilizzo dei proiettili di gomma, cannoni ad acqua e gas lacrimogeni.

Foto / Fonte: al-monitor.com

Dino Buonaiuto

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