Eucaristia: Evento solo psicologico e abitudinario?

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La riflessione odierna non è solo rivolta ai credenti, ma a tutti quegli uomini di buona volontà c...

La riflessione odierna non è solo rivolta ai credenti, ma a tutti quegli uomini di buona volontà che cercano nella loro vita di camminare senza inganni interiori ed esteriori. Il tema odierno è delicato e difficile. Nessuno comunque si sostituirà al teologo, ma partendo dalle sue parole sante e discernenti si cercherà di riflettere per migliorare la posizione di ognuno, se ce ne fosse bisogno, davanti agli uomini e davanti a Dio.

È bene subito pensare che ricevere oggi la comunione eucaristica significa anche essere corazzati o meno nella gestione delle problematiche di vita quotidiana a cui si è esposti giorno dopo giorno. Essere in armonia con il Signore e vivere nella sua Parola cambia di fatto il fronte d’azione personale, sia in direzione del cuore che della mente. Vivere e testimoniare l’Eucaristia non significa sostituirsi al proprio sacerdote, ma immettere nella storia comune un pezzetto di vita “reale e santa” di cui la società odierna, in qualsiasi suo campo d’azione, ne ha intimamente bisogno.

La cosa essenziale sta invece tutta nel non vergognarsi di parlare apertamente delle verità sacramentali, specie se in un dato contesto regnino anzitutto la libertà di pensiero e la volontà di testimoniare la propria obiettività. Non possono permettersi la politica, anche quando come in questi giorni si trovi a risolvere una crisi di governo, la scienza, le tante professioni, l’economia, le tendenze pseudo morali in vendita sui social, isolare un tema del genere sol perché il modello di vita attuale non si riconosce nel crocifisso e nella sua verità storica.

In molti tra i credenti accettano questa pilotata realtà e si mettono in fila per non perdere la posizione conquistata. Il pericolo è che “comunicarsi” diventi perciò un fatto individuale senza riflessi all’esterno, vissuto come evento, magari eccezionale, ma solo psicologico. È necessario a questo punto leggere il singolare pensiero del teologo: ^

Per molti oggi la comunione è evento solo psicologico, non è comunione reale, sostanziale, vera con il corpo di Cristo. Perché è evento solo psicologico, e non evento reale? Perché si vuole riceve l’Eucaristia. Ma rimanendo corpo separato, distaccato da Cristo Gesù. Si rimane corpo separato perché si vuole conservare il proprio corpo per il peccato e non per la santità. A nulla serve la consolazione psicologica. Il corpo di Cristo è dato per creare con Lui comunione reale, sostanziale, vera. È dato per essere una sola obbedienza al Padre”.

Se con Dio dentro l’uomo non cambia nulla intorno a sé e tutto rimane stagnante, persino nel proprio “metro quadrato” di riferimento giornaliero, si perde il valore terreno e celeste dell’eucaristia. Si confonde di riflesso l’esistenza umana con filosofie passeggere e la si dirige verso un fronte ben laicamente strutturato. In uno scenario del genere i peccati, i vizi, gli errori commessi verso il prossimo e la natura non vengono confrontati ed eliminati con la Parola del Signore.

Il peccato così potrebbe convivere tranquillamente con il peccatore di turno e il vizio diventare spazio sociale condiviso e promosso. Basterebbe pensare al gioco d’azzardo. In molti nelle sedi istituzionali lo si combatte a suon di parole vuote con il risultato di lasciarlo proliferare, fino a renderlo centrale nella disperazione di migliaia e migliaia di famiglie e di soggetti ridotti sul lastrico economicamente e psicologicamente.

Tornando all’eucaristia parola inibita in un bar, in un locale per giovani, in un circolo di fini intellettuali, potrebbe forse trovare un minimo di tolleranza in una casa di cura per anziani. Il vecchio probabilmente non serve più e quindi può anche dedicarsi alla Parola rilevata? C’è poco da dire, le cose stanno in questo modo. L’uomo si imbarazza a misurarsi con gli altri su temi della sua formazione religiosa.

Ma se l’uomo è fatto ad immagine e somiglianza di Dio non dovrebbe essere la Parola in primo piano il suo riferimento sociale, culturale, religioso, politico ed economico? La cosa è molto seria e va diretta sul giusto sentiero. Questo è il compito dei credenti, capaci di parlare di eucaristia, testimoniando la realtà vissuta con la grazia nel cuore e il rispetto totale anche nei confronti dei tanti detrattori. I semi vanno sempre buttati. Da qualche parte domani germoglieranno.

Si ricorda solo che l’eucaristia è il sacramento dei santi, ma anche dei peccatori che si confessano e si pentono. È bene a questo punto lasciare per le conclusioni la parola al teologo:

“L’Eucaristia è il sacramento dei “Viatores”, cioè di tutto coloro che dalla terra vogliono raggiungere il cielo, dal tempo vogliono entrare nella beata eternità, in un cammino di fede in fede e di verità in verità, fino alla soppressione dal proprio corpo di ogni peccato. Purtroppo oggi la si vuole ricevere solo come segno di uguaglianza o per l’attestazione che non deve esistere alcuna differenza tra chi è crocifisso sul legno dell’obbedienza al Signore e chi è crocifisso sul legno del vizio, del peccato, della trasgressione della Legge di Dio. Oggi la si riceve per abitudine, consuetudine, perché si fa così”.

Ma l’uomo può ridursi a fare tutte le cose solo perché le fanno gli altri? Lo può fare anche nelle cose importanti? Può ricevere l’eucaristia, simbolo della sacra cena e della Pasqua del Signore, per semplice routine? Se comunicarsi si risolve solo in un evento psicologico significa che la redenzione del mondo tarderà ad arrivare, con i molteplici danni che numerosi sono davanti agli occhi di tutti.

Egidio Chiarella

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