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Già tensione su Mes, Conte pensa a nuovo scostamento

Lazio > Roma

ROMA, 28 MAG - Già sognano la riforma fiscale con l'abbassamento delle tasse, i partiti di governo. Prima, però, dovranno fare i conti con la mancanza di risorse per far fronte alle misure più urgenti e, quindi, con la necessità di fare nuovo deficit o anche ricorrere al Mes. Perché i 172 miliardi che all'Italia potrebbero arrivare dal Recovery Fund danno corpo a progetti ambiziosi e appetiti che l'emergenza Coronavirus aveva spento. Ma il grosso delle risorse, su cui Giuseppe Conte dovrà ancora duramente trattare in Europa, è destinato ad arrivare nel 2021. 

Mentre ogni giorno si fa più evidente che nuove risorse serviranno prima di agosto, per tamponare le falle di un'economia provata dal Coronavirus. Tanto che emerge già la possibilità che il governo chieda un nuovo scostamento di bilancio, per approvare in deficit un altro decreto economico. Lo anticipa Conte ai sindaci delle città metropolitane e all'Anci che incontra in un'infuocata riunione in videoconferenza. 

I primi cittadini, racconta chi era presente, alzano i toni, per denunciare il rischio di default. Luigi De Magistris minaccia di consegnare a Palazzo Chigi le chiavi del Comune di Napoli, dopo la bancarotta. Virginia Raggi avverte che c'è il rischio di spegnere le luci per le strade di Roma. Luigi Brugnaro lamenta che ministri e sottosegretari non capiscono la gravità della situazione: "Vivono nell'Eldorado". Due ore, dice una fonte, assai tese. Fino all'impegno di Conte: arriveranno altri 3 miliardi per i Comuni, oltre i 3,5 stanziati nel decreto Rilancio. 

Ma con un nuovo provvedimento, che probabilmente sarà finanziato in deficit, con una nuova richiesta di scostamento di bilancio al Parlamento. Bisogna sostenere i settori più colpiti, come il turismo, e più in generale i lavoratori. Ma risorse non ce ne sono, tanto che slitta in Consiglio dei ministri, "per problemi di coperture" e non senza tensioni, anche il Family act caro a Italia viva. Per far fronte a tutte le esigenze, nel Pd e in Iv in tanti sono convinti che sarà inevitabile accedere alle risorse Ue subito disponibili, inclusi i 36 miliardi del Mes. 

Conte si prepara intanto a una battaglia che in Europa è tutta in salita sul Recovery fund. Il premier sente al telefono la presidente della commissione europea Ursula Von Der Leyen per esprimerle apprezzamento per la scelta profondamente europeista fatta dalla commissione Ue: nella proposta di Recovery fund - è la convinzione - emerge la consapevolezza che l'Europa possa uscire dalla crisi solo unita, perché la crisi riguarda tutti. 

Ma perché la proposta diventi realtà e passi le forche caudine dell'approvazione all'unanimità dei leader Ue, c'è però ancora da lavorare. Le opposizioni già gridano al bluff per il fatto che le risorse, come spiega Valdis Dombrovskis, arriveranno ai Paesi in "tranche legate agli obiettivi di riforma". L'Italia, sollecita Paolo Gentiloni, è incoraggiata a presentare il suo Recovery Plan, il piano di riforme, con la legge di bilancio. Conte ha già illustrato i suoi sette punti, che vanno dalla semplificazione normativa, al fisco, alla giustizia: sono riforme - spiegano a Palazzo Chigi - che servono al Paese e già nei progetti del premier per il prosieguo della legislatura. Non certo, notano dal M5s, un piano lacrime e sangue sul modello greco: "E' bloccata la strada alla troika di turno", dice Vito Crimi. 

Nicola Zingaretti elenca le sue priorità e da Roberto Fico a Dario Franceschini si fanno sentire le voci di coloro che ritengono che su queste riforme potrebbe poggiare l'alleanza strutturale Pd-M5s. L'ossatura degli interventi potrebbe iniziarsi a tratteggiare nelle prossime settimane, con il Piano nazionale delle riforme, per poi avere un quadro completo (e la riforma fiscale) con la manovra. Ma subito si intravedono all'orizzonte problemi e discussioni. Perché se al Pd sono convinti che la richiesta dei fondi Ue non potrà essere giustificata dal progetto di tagliare le tasse, è proprio da lì che vogliono partire M5s e Iv, che chiedono di abolire l'Irap e abbassare le aliquote Irpef. 

Il progetto, ribattono i Dem, c'è e va avanti a prescindere. Ma a impensierire di più è la necessità di far fronte alle esigenze che ogni giorno si pongono a un Paese duramente provato dal Coronavirus. Come finanziare nuovi ammortizzatori sociali? Come sostenere il lavoro quando scadrà il blocco dei licenziamenti? Sono temi di oggi, non di dopodomani. Per far fronte a quelle esigenze meglio accedere subito, dice da Iv Luigi Marattin, anche ai fondi del Mes. 

Ma sul punto Conte non sembra aver cambiare idea: si valuterà e deciderà, se servirà, il Parlamento. Il momento della decisione potrebbe cadere dopo il Consiglio Ue del 19 giugno, quando si capirà meglio che piega prenderanno le discussioni sul Recovery Fund. Che basti a tenere a bada le tensioni, non è scontato. Lo dimostra il caso del Family act: Iv si aspettava che andasse in Cdm in giornata e invece il provvedimento slitta, per mancanza di coperture. "Siamo tranquilli, abbiamo fiducia in Conte", dicono i renziani, che sono pronti a far fuoco e fiamme se il Family act non arriverà in Cdm la prossima settimana. 

"E' Gualtieri, per conto del Pd, a bloccare la riforma - dice una fonte parlamentare di Iv - ma il M5s è con noi, questa volta non riusciranno".