Il Casino di Saint-Vincent tra omicidi, mafia e depistaggi

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SAINT-VINCENT, 26 OTTOBRE 2015 – Ci potrebbe essere un filo conduttore tra il Casino di ...

 SAINT-VINCENT, 26 OTTOBRE 2015 – Ci potrebbe essere un filo conduttore tra il Casino di Saint-Vincent e la mafia siciliana. La questione del Casino va avanti da più di trent'anni, ed è stata caratterizzata da numerosi colpi di scena, che hanno coinvolto anche omicidi, bombe, fughe, arresti e depistaggi dei servizi segreti. Nel corso della rassegna “Saint-Vincent Cultura”, la terza serata è stata dedicata ai retroscena dell'omicidio di Bruno Caccia, assassinato nel 1983. La controinchiesta del giornalista Roberto Mancini, che metterebbe in luce piste differenti dell'omicidio, ha convinto la magistratura a riaprire il caso.

Due ore in cui si sono susseguiti con efficacia cronologica nomi, date, carte, omicidi e malaffare, tutti convergenti verso il Casino valdostano. Caccia fu ucciso a Torino il 26 giugno del 1983; dell'omicidio, Domenico Belfiore, boss della 'ndrangheta, è stato ritenuto il mandante, ma non è mai stato trovato l'esecutore materiale. Ufficialmente Caccia fu fatto fuori perché “incorruttibile”. Sulle indagini, tante sono le anomalie provenienti dal Sisde, che ha portato avanti una serie di accertamenti contro le proprie responsabilità. L'avvocato che ha illustrato il caso ha così commentato: “Studiando le carte del processo, ci siamo chiesti di cosa si occupasse Caccia appena prima di essere ucciso: del Casino di Saint-Vincent. A maggio, poco più di un mese prima dell'omicidio, la procura di Torino aveva emesso i decreti di perquisizione che hanno portato al sequestro dei conti correnti dell'amministrazione della casa da gioco e dei singoli amministratori. Esistono numerose carte che porterebbero a pensare che l'omicidio sia connesso a quegli eventi, ma non sono mai stati presi in considerazione nel corso delle indagini, oltre a tutta una serie di coincidenze e anomalie legate a tutte le persone che hanno tentato di occuparsi del caso, e il più delle volte vittime di attentati o intimidazioni”.

“Tra gli anni '70 e '80”, continua l'avvocato, “è nato un unico universo criminale con vari satelliti: la mafia siciliana, quella calabrese, quella marsigliese, ma con una rete di interessi più ampia. Secondo risultanze documentali coinvolgeva anche il figlio di Roberto Calvi e i finanziamenti fatti dalla P2 ai casinò. La scalata mafiosa ai casinò ha utilizzato come canali le ottime relazioni con gli apparati deviati: avvocati, magistrati, forze di investigazione e servizi segreti, responsabili di depistaggi su indagini come quelle riguardanti Paolo Borsellino, Bruno Caccia e altri servitori dello Stato”.

Foto: aostasera.it

Dino Buonaiuto

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