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Italia il Virus avanza. Confermati due casi di coronavirus in Veneto "Non sono stati in Cina"

Veneto > Verona

Il governatore Zaia spiega che i contagiati sono due cittadini di Vo' Euganeo: "Non sono stati in Cina"
VERONA, 21 FEB - "Per noi le analisi sono positive, stiamo aspettando la conferma dallo Spallanzani, ho parlato più volte con Borrelli oggi pomeriggio, sono due cittadini di Vo' Euganeo, uno del '42 e uno del '53, uno in condizioni critiche in terapia intensiva". Con queste parole il governatore del Veneto Luca Zaia ha confermato la presenza di due casi di Coronavirus in Veneto entrando ad un vertice d'urgenza organizzato a Padova.

Il totale dei casi in Italia sale a 19, considerando i 3 a Roma e i 14 registrati oggi in Lombardia. L'Italia è quindi la nazione europea con più infezioni.

"Siamo preoccupati, ho parlato col sindaco di Vo' Euganeo per adottare tutte le misure: chiusura delle scuole, degli esercizi commerciali, cercando di ricostruire tutte le attività sociali e i contatti che queste persone hanno avuto per capire qual è il livello di cordone sanitario da mettere in atto. Non bisogna diffondere il panico, ma la prima regola è l'isolamento", ha aggiunto Zaia.

"Queste due persone hanno avuto dei contatti in loco, non sono andate in Cina, non sono il classico caso sospetto. Venivano dall'ospedale di Schiavonia e sono ricoverati in Azienda ospedaliera a Padova con tutte le procedure previste dalla task force - ha continuato - Stiamo lavorando anche sul fronte dell'eventuale necessità di una struttura dedicata a eventuali contagiati, perché non sappiamo qual è l'entità del contagio. La procedura andrà a pescare tutte le persone che hanno avuto un contatto, i cittadini sono stati curati per normali patologie, sono state applicate tutte le direttive dell'Oms, si tratterà di capire che tipo di contatto hanno avuto". (Agi)

In aggiornamento
L'Italia è il quarto paese sul territorio europeo, se si considera anche la Gran Bretagna, ad avere una trasmissione locale del Sars-CoV-2. Lo scrive il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (Ecdc) nell'ultimo risk assessment, secondo cui il rischio di contagio rimane comunque basso. I CASI IMPORTATI IN EUROPA: al 20 febbraio la Germania aveva notificato 16 casi, di cui due importati e il resto secondari; i casi importati sono tutti riconducibili ad un dipendente della casa automobilistica Webasto, in Baviera, a sua volta contagiato da una dirigente cinese in viaggio d'affari; la Francia 12 (5 importati, 7 secondari e un morto); la Gran Bretagna 9 (di cui uno solo importato); l'Italia 3 (i due turisti cinesi e l'italiano rientrato da Wuhan che oggi è stato dichiarato guarito) ai quali si aggiungono i 16 casi di oggi tra Lombardia e Veneto e per i quali si attendono i test definitivi; la Spagna 2; Belgio, Finlandia e Svezia uno. IL RISCHIO RIMANE BASSO "Il rischio di infezione da Sars-CoV-2 per le persone in Ue e Gran Bretagna è considerato basso - scrivono gli esperti nell'ultimo 'risk assessment' -.

Questo giudizio si basa su due fattori: visto che tutti i casi riportati in Ue hanno un'origine epidemiologica chiaramente definita, la probabilità di trasmissione è considerata molto bassa. Tuttavia l'impatto di una o più infezioni che dovessero dar vita a una trasmissione sostenuta potrebbe essere da moderato ad alto, soprattutto per gli anziani con altre malattie preesistenti, visto che gli esiti sono più gravi per questa categoria di persone". NEL MONDO IL 55% DEI CASI È A TRASMISSIONE LOCALE Secondo una elaborazione della Fondazione Gimbe su dati Oms al 19 febbraio il 55% casi (299/382) confermati negli altri paesi non ha storia di viaggi in Cina. Negli Usa ad esempio sono 2 su 15, in Canada ce n'è uno su cui sono ancora in corso le indagini, mentre in Corea del Sud su 104 totali sono 72.

IL SISTEMA GLOBALE DI SORVEGLIANZA a seguito dell'epidemia l'Oms ha messo in piedi il Global Surveillance System, una struttura dedicata a raccogliere le informazioni sulle nuove infezioni in tempo reale. "Secondo l'International Health Regulations (Ihr) del 2005 tutti gli stati membri devono riportare immediatamente ogni caso confermato di Covid-19 e, entro 48 ore, fornire informazioni sulla storia clinica, epidemiologica e di viaggio con un modello standardizzato.