La collina di Dio, intervista all'autore Fabrizio Massimilla

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I nonni sono importanti, amano incondizionatamente, arricchiscono con la loro saggezza, sostengono c...

I nonni sono importanti, amano incondizionatamente, arricchiscono con la loro saggezza, sostengono con la loro infinita pazienza, alleviano ogni dolore con il loro dolce sorriso, comprendono come nessuno sa fare, contagiano con  le loro passioni. Anche i nipoti, però, lo sono. Fanno riscoprire la gioia di stare accanto ad un bambino, di soddisfare tutte le sue curiosità, di accompagnarlo nel suo cammino, di appassionarlo con i propri racconti. Sono una carica di ottimismo, uno stimolo continuo. Tutti questi sentimenti impreziosiscono "La collina di Dio", il secondo romanzo del giovane studente catanzarese Fabrizio Massimilla.

"Nicola è un nonno che racconta a Domenico, suo nipote, un capitolo affascinante della propria difficile esistenza trascorsa con un punto di riferimento quasi magico: 'La collina di Dio'. Tuttavia il suo percorso per raggiungere la serenità è ricco di difficoltà e privazioni nello scenario di un'Italia lacerata dalle disgrazie della seconda guerra mondiale. Rievoca la necessità di sognare un futuro insieme alla donna che ama, Chiara, un faro che lo guida nelle disperate nebbie degli eventi bellici. Egli si confronta con il nipote anche sul senso di appartenenza che li lega alla terra calabrese, nel tentativo di conservare nelle generazioni successive quel senso di unità familiare che ha permesso alla società di risorgere dalle proprie macerie".

Un racconto permeato d'amore.  Amore tra nonno e nipote, tra Nicola e Chiara, tra Antonio, migliore amico e commilitone di Nicola, e Ines, tra i protagonisti e la Calabria. Forte è anche il mistero dell'amicizia, espresso nel rapporto tra Nicola e Antonio. Quest'ultimo, infatti, subirà un forte trauma ma Nicola non lo abbandonerà mai. Una micro storia che incontra la grande storia , la seconda guerra mondiale vista dalla Calabria. La ricostruzione, che ha dato vita ad uno dei principi fondamentale della nostra Costituzione, la solidarietà. Filo conduttore della narrazione è la poesia di Ungaretti che aiuta a interpretare i sentimenti di chi è costretto a combattere e, soprattutto, a capire lo stato d'animo di Antonio. Saverio Fontana ha incontrato l'autore Fabrizio Massimilla che ha voluto ringraziare, prima di ogni cosa, la casa editrice  Scatole Parlanti che ha creduto in lui e nel suo racconto.

Come nasce l'idea di scrivere "La collina di Dio"?

Nasce da un'ispirazione che trova spazio su di una collina che sta di fronte al cimitero del quartiere S. Maria di Catanzaro. C'è qualche riferimento nel libro ma non lo specifico, anche perché il territorio calabrese è molto simile in tutta la regione. Ognuno può immedesimarsi nella storia e immaginare questo luogo come una località a lui vicino. E' proprio a questo che io punto, all'immedesimazione del calabrese ma non solo, questo tipo di paesaggio è presente in tutta Italia. E' un luogo che dà l'idea di un paradiso e intorno ad esso ho costruito questa storia che è dedicata a mio nonno e mia nonna che, durante la seconda guerra mondiale, abitavano proprio lì vicino.

Questa è la storia di un commovente rapporto tra un nonno, Nicola, e suo nipote, Domenico. Perché è importante, secondo te, che i ragazzi abbiano accanto i propri nonni?

Oggi c'è una svalutazione della memoria e, quindi, anche delle persone più grandi. La memoria storica è fondamentale. Il giovane ha bisogno di un confronto con chi può fargli conoscere quello che eravamo prima. Anche dal punto di vista affettivo i nonni sono fondamentali.

Essa è anche un confronto tra due epoche e generazioni diverse. Secondo nonno Nicola all'indomani della seconda guerra mondiale "tutti aiutavano tutti, i rapporti erano diversi" mentre oggi " la parola data non vale niente, non c'è rispetto". Credi che viviamo in una società in cui conta solo la logica del profitto o c'è ancora posto per i sentimenti?

Subito dopo la guerra la solidarietà fu fondamentale, tutti hanno dovuto ricostruire, una famiglia, una casa o anche soltanto una speranza. E' proprio grazie a  quella esperienza che la solidarietà diventa principio fondamentale della nostra Costituzione. La generazione attuale non ha vissuto quella esperienza e molti di quei valori che hanno animato quel periodo oggi si sono persi. Se ci fosse una loro riscoperta senz'altro ritorneremmo ad un'etica costituzionale, repubblicana, che porterebbe a risultati completamente diversi da quelli attuali.

E', soprattutto, una storia d'amore . Tra nonno e nipote, tra Nicola e Chiara, tra Antonio e Ines, tra i protagonisti e la Calabria. Nei ringraziamenti finali tu scrivi:"il sostegno senza amore non esiste". Cosa intendi?

Il sostegno porta con sé sempre un sentimento, un'azione d'amore. In effetti è un romanzo permeato d'amore. Aggiungo un altro esempio. Quando Nicola torna dalla guerra a casa, incontra il padre di Chiara che lo stringe forte a sé. Non è suo padre ma  è come se lo fosse, perché ha vissuto l'esperienza della guerra ed essa gli ha portato via  i suoi due figli. In quel periodo tutti si sentono padre di qualcuno e tutti sono figli di qualcun altro. E' un romanzo che sicuramente dà speranza.

Nonno Nicola dice a Domenico:"In greco antico la parola farmaco aveva due significati: cura e veleno. Ecco la Calabria è esattamente questo". Cosa è la Calabria per te?

Anche per me è esattamente questo. E' una cura perché per me è casa, famiglia, tutto quello di cui ho bisogno. E' veleno perché alcune logiche, alcuni modi di fare, radicati ormai nelle persone, influenzano negativamente la vita degli altri, soprattutto dei giovani i quali sono poi costretti ad andare via. Io sto per laurearmi, proverò, prima,  a trovare un confronto con la mia terra.

La poesia di Ungaretti accompagna la narrazione, perché questa scelta?

La poesia di Ungaretti è fonte di ispirazione per questa storia, così come lo è stata la collina. Essa esprime benissimo il sentimento di ogni combattente ed in particolare lo stato d'animo e il pensiero di Antonio. Il trauma che Antonio subirà darà vita alla più profonda riflessione che il romanzo intende provocare nella mente del lettore, e sarà proprio questa  poesia a far nascere questo pensiero. E poi perché Ungaretti è la mia luce, il mio punto di riferimento.

Saverio Fontana

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