Intervista a Massimo Bray a cura di Lina Latelli Nucifero

1165
Scarica in PDF
Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo MESSENGER!
Massimo Bray, direttore dell’Istituto Enciclopedia Italiana Treccani ed ex Ministro dei beni cultu...

Massimo Bray, direttore dell’Istituto Enciclopedia Italiana Treccani ed ex Ministro dei beni culturali, ha inaugurato l’anno accademico dell’Università della Terza Età di Lamezia Terme, presieduta da Italo Leone, affrontando il tema “ Il valore della cultura”. Per l’occasione, con molta umiltà intellettuale e con estrema chiarezza, ha intavolato con la Stampa una conversazione per approfondire l’autentico significato della cultura in un particolare momento storico dominato da singolari rivolgimenti storici, economici e culturali che hanno cancellato i tradizionali valori  suggerendo  nuove prospettive   per il futuro. Massimo Bray è stato deputato nelle passate legislature, nel 2013, ha ricoperto la carica di ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo del Governo Letta, sostituito poi nel Governo Renzi da Dario Franceschini.

Secondo lei ai tempi d’oggi esiste una distinzione tra cultura minore e cultura intesa in senso lato?

Innanzitutto sono contento di parlare con persone dell’Università della Terza  che hanno voglia  di misurarsi con la cultura  e di crederci fino in fondo. In riferimento alla cultura, credo che oggi essa  non vada assolutamente divisa in alta e bassa. Cultura è ciò che identifica quella che è stata la nostra  storia di un Paese che ha saputo esprimere forme di eccellenza di cultura come pochi Paesi al mondo. Un Paese che della cultura ha fatto un suo collante capace di creare quel senso di comunità  che a volte noi italiani tendiamo a smarrire,  di   riprendersi nei momenti difficili,  di costruire l’idea d’Italia che a volte si  era perduta  ma poi si è  ritrovata  per  difendere la cultura come  dicevano i Padri Costituenti. E mai  come oggi abbiamo bisogno di tanta buona cultura.

Identifica la cultura come qualcosa di storico ?

Cultura è la capacità di credere nei valori, nel rispetto reciproco, nella voglia di incontrare culture diverse dalla nostra pronte ad intrecciarsi, di sapere in che  modo rispettarle. Cultura significa disegnare una identità europea perché abbiamo bisogno di molta cultura europea in quanto non basta la moneta unica per unificarla ma deve basarsi su solide fondamenta culturali. Tutto questo lo sapevano bene i Padri Costituenti da una parte e chi ha pensato all’Europa: penso a Spinelli , a moltissimi intellettuali  i  quali hanno creduto  che  la cultura fosse il miglior modo per arrivare ad unire l’Europa.

Talvolta il termine cultura è stato abusato  attribuendogli un  significato non consono alla sua vera natura?  

Bisognerebbe pensare molto alle parole, bisognerebbe utilizzarle bene, usare bene il linguaggio perché le parole spesso sono simili alle pietre.  A volte usiamo un linguaggio violento che debba fare scalpore, un linguaggio poco rispettoso,  non in grado di esprimere realmente una  dialettica sufficiente a crescere.

La cultura è fine a se stessa oppure esprime  risorse a cui attingere?

Indubbiamente  il nostro questo Paese  non ha un angolo privo di  monumento di un grande valore culturale , perciò bisognerebbe crederci davvero nella cultura  in modo da saperla difendere, bisognerebbe sapere investire in cultura, sapere  fare in modo di ricucire il rapporto con  le nuove generazioni e avvicinarle   ai valori culturali, ma questo probabilmente è uno dei compiti delle classi dirigenti.

Oggi i blog sono molto diffusi atteggiandosi a poli culturali   ma  si possono seguire ciecamente?

Anche attraverso il mondo digitale possiamo fare una buona cultura. Il problema non è solo del mezzo quanto della qualità dei contenuti che noi trasmettiamo. Spesso siamo assaliti da informazioni che non sono controllate, le fonti spesso non vengono verificate: abbiamo un  po’ smarrito il senso dei valori dei mestieri  della cultura anche se,  secondo me,  c’è un momento importante di discussione e  di riflessione su alcune capacità che dobbiamo avere per  rivedere alcuni fenomeni che si sono verificati.

Il blog può essere considerato stampa alternativa? 

Io credo che il mondo digitale sia importante, ma quello che conta è la forma attraverso la quale trasmettiamo le conoscenze che possono convivere sia nel libro cartaceo che in  un  ebook:  l’importante che siano fatti bene gli uni e gli altri.

Lina Latelli Nucifero

InfoOggi.it Il diritto di sapere