"Lo Hobbit" di Peter Jackson: un viaggio tra l'inaspettato e l'aspettato
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"Lo Hobbit" di Peter Jackson: un viaggio tra l'inaspettato e l'aspettato

martedì 25 dicembre, 2012

NAPOLI, 25 DICEMBRE 2012 - C’è chi ne ha parlato male, chi bene, chi lo ha visto come l’ennesima manovra commerciale, chi, invece, semplicemente come una favola fantasy dalla trama poco “monumentale”.

Ma resta il fatto che, indipendentemente dalle aspettative e dalle conclusioni tratte da ogni spettatore, Lo hobbit – un viaggio inaspettato di Peter Jackson, è un film che non passa inosservato.

Nonostante le perplessità di molti, il nuovo lavoro firmato da Jackson ha scalzato tutte le posizioni del box office, riuscendo ad essere visto, anche solo per curiosità, dalla stragrande maggioranza degli italiani.

Dopotutto si sa, un kolossal è come una bella donna, finché non si fa conoscere, in ogni sua peculiarità, resta solo un bel quadro insignificante.[MORE]

Cerchiamo dunque, di “conoscere” più da vicino, questo primo prequel della più famosa trilogia de  Il Signore degli anelli, capolavoro pluripremiato, scritto da Tolkien e trasposto, ricordiamo, da Peter Jackson a partire dal 2001.

Iniziamo col dire che Lo Hobbit, a differenza del suo sequel, è una favola, e questa definizione non intende nè esaltare, né tantomeno sminuire la pellicola, ma bensì spiegarla nel suo essere.

Il romanzo de Il Signore degli Anelli, e successivamente anche la trasposizione cinematografica, hanno incoraggiato e incoraggiano tutt’ora l’idea che tra le pagine scritte dalla penna di Tolkien si celino messaggi allegorici, di natura politica e filosofica (nonostante lo scrittore, sin dall’inizio, fosse contrario a questa interpretazione).

Il romanzo e Il primo film della trilogia de Lo Hobbit, al contrario, pur mantenendo alcuni dei protagonisti e parte degli incantevoli scenari della trilogia dedicata all’ Anello del Potere, restano nella loro dimensione, senza troppe pretese, regalando al pubblico insegnamenti semplici ma mai banali, come quello che Gandalf impartisce a Galadriel a proposito del “mezz’uomo”: << Sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune che tengono a bada l’oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore. Perché Bilbo Baggins? Forse perché io ho paura e lui mi da coraggio>>.

La pellicola, inoltre, è un chiaro ritorno ai canoni classici del genere fantasy, si presenta, infatti, come una storia d’ avventura e d’amicizia in cui, buoni, cattivi e scene goliardiche, vanno a braccetto senza disturbare.

La trama, per chi non la conoscesse, racconta di Bilbo Baggins, tranquillo hobbit di Contea, che viene coinvolto (dopo non poca insistenza) dal saggio stregone Gandalf – Il Grigio, in un’avventura insieme ad un’allegra (forse troppo) combriccola di 13 nani, con lo scopo di rivendicare Erebor, antico regno nanico e di recuperarne il tesoro, divenuto proprietà del temibile drago sputa fuoco, Smaug.

Ricordiamo che dietro la stesura de Lo Hobbit (tra cui spicca il nome di Guillermo Del Toro) c’è stata una rilettura non solo dell’omonimo romanzo, ma anche dei Racconti Incompiuti e delle centodiciotto pagine di appendice de Il Signore degli anelli (ecco perché nella trilogia de Lo Hobbit compaiono Galadriel, Saruman e Legolas, assenti, invece, nel romanzo). Questo è stato uno dei principali motivi che hanno spinto il regista a girare un “Lo Hobbit supersize”, cosa non vista di buon occhio da molti.

Ma oltre ad attenersi alle numerose fonti, Jackson, si è anche preso delle gradite ”licenze d’autore”, in particolar modo sullo stregone Radagast – Il Bruno che, il regista, ha fatto viaggiare a bordo di un’ eccentrica slitta trainata da conigli giganti, roba da Alice nel paese delle meraviglie, potremmo dire.

Affinché si possa dare giusta gloria ad un kolossal fantasy con tali aspettative, servono due ingredienti essenziali: grandi capacità attoriali e impeccabili effetti speciali.

Per quanto concerne il primo “ingrediente”, l’attenzione si sofferma su Martin Freeman, l’attore, già visto nella serie Tv Sherlock Holmes, ha mostrato di avere tutte le qualità per interpretare un Hobbit, a cominciare dal suo fare impacciato, e dall’ abile alternanza tra fifa ed eroicità.

Altra new entry del cast è Richard Armitage nei panni del valoroso Thorin Scudodiquercia, un vero e proprio guerriero nanico, in grado di brandire con una mano la spada e con l’altra il perdono.

Standing ovation invece per Ian Mckellen, sempre impeccabile nelle vesti sagge, austere ma allo stesso tempo giocose dello stregone Gandalf. Un “deus ex machina” a tutti gli effetti, con una voce italiana nuova di zecca, prestatagli dal grande Gigi Proietti.

Scrosciare di applausi, inoltre, per Andy Serkis (da poco proprietario della “Imaginarium”, un Actor’s studio dedicato interamente all’arte della Motion Capture) che torna a ridar vita alla controversa e fondamentale figura di Gollum. La gara di indovinelli tra Bilbo e Gollum/Smeagol nella caverna, era difficile da realizzare ma nonostante ciò il risultato è stato appagante e del tutto convincente.

Il secondo “ingrediente” imprescindibile sono gli effetti speciali, che in Lo Hobbit come ne Il Signore degli Anelli sono “astuti” e ben curati. La realtà verdeggiante e incontaminata della Nuova Zelanda, divenuta ormai mecca per i turisti “jacksoniani”, si sposa con l’irrealtà computerizzata degli orizzonti, dei tramonti e dei cieli che separano un’ altura da un’altra, creando un piacevole trionfo di colori, per nulla eccessivi.

Le creature fantastiche sono caratteristiche, talvolta troppo caricate ma nel complesso divertenti. Gli orchi sono piuttosto conformi all’idea che aleggia nell’immaginazione dello spettatore, mentre la deformità dei goblin andrebbe leggermente rivista come il loro copione.

Impossibile non nominare la scena in cui uno stormo di aquile elfiche giunge in ausilio dei protagonisti: primi piani nitidi e mozzafiato (incoraggiati dall’altissima definizione), descrivono egregiamente il fluttuare delle piume al vento e la rugosità delle grosse zampe dei rapaci, che portano in salvo la combriccola di nani.

Un altro effetto speciale riuscito è quello che ha permesso il rispetto delle proporzioni; la considerevole differenza di statura tra Gandalf, Bilbo e i nani, infatti, è stata rappresentata in maniera pulita e credibile. Per spiegarci quali astuzie hanno reso possibile ciò, ci affidiamo alle parole del supervisore degli effetti speciali de Lo Hobbit, Joe Letteri: <<Per la sequenza in casa Baggins, sono stati realizzati due set: gli attori che interpretano i nani hanno recitato nella ricostruzione di casa di Bilbo, mentre Ian McKellen, agiva davanti ad un fondale verde. In tempo reale, sincronizzando i computers , Peter Jackson, poteva vedere la ripresa con tutti gli attori nella stessa inquadratura >>.

In conclusione, possiamo tranquillamente affermare che Lo Hobbit, sarà “un viaggio inaspettato” per i nostalgici che collegano il nome di Peter Jackson esclusivamente alla sua “opera prima”, Il Signore degli anelli, ma sarà “un viaggio aspettato”, invece, per coloro che non hanno mai dubitato del genio creativo di Jackson e che anzi, consolideranno le sue qualità di filmmaker da kolossal, con questa favola che nella sua semplicità riesce ad essere straordinaria.

Bravo Jackson, ci rivediamo l’anno prossimo!

USCITA CINEMA: 13/12/2012
GENERE: Fantasy
REGIA: Peter Jackson
SCENEGGIATURA: Peter Jackson Fran Walsh, Guillermo del Toro, Philippa Boyens
ATTORI: Martin Freeman, Ian McKellen, Richard Armitage, Ken Stott, Hugo Weaving
MUSICHE: Howard Shore, Neil Finn
PRODUZIONE: New Line Cinema, MGM, Warner Bros, WingNut Films
DISTRIBUZIONE: Warner Bros (Italia)
PAESE: Nuova Zelanda, USA, Regno Unito
FORMATO: Colore, 3D e 2D

Marcella Cerciello [ www.cinemarcy.blogspot.com ]


Autore
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