Pakistan: Resta in prigione Asia Bibi, accusata di blasfemia
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Pakistan: Resta in prigione Asia Bibi, accusata di blasfemia

lunedì 5 novembre, 2018

ISLAMABAD,5 NOVEMBRE - Nonostante la sua condanna a morte sia stata annullata e la Corte Suprema del Pakistan abbia pronunciato una sentenza di assoluzione, questa donna cristiana, accusata di blasfemia contro il Profeta “Maometto”rimane in prigione. La sua famiglia, é continuamente minacciata di morte, tanto da sentirsi costretta a chiedere aiuto e asilo a Trump. 

La tragica vicenda giuridico-religiosa, ebbe origine circa una decina di anni fa, quando Asia all’epoca 38enne madre di 5 figli, con altre tre contadine, era intenta a raccogliere bacche in un campo di Ittanwali un villaggio del distretto del Punjiab, una regione di frontiera tra India e Pakistan, la seconda più vasta del Paese.

Per rinfrescarsi dal clima opprimente di una giornata afosa trascorsa a lavorare nei campi, la donna, aveva bevuto direttamente dell’acqua da un pozzo. Un sacrilegio agli occhi delle altre donne, in quanto la “cristiana” considerata “impura”, con questo gesto avrebbe contaminato l’acqua rendendola immonda. Scoppia da qui un  violento litigio, Asia ribadisce che “Gesù avrebbe visto la cosa in maniera differente dal profeta Maometto”. A questo punto, la donna viene insultata e picchiata selvaggiamente in quanto con questa frase sarebbe stata ingiuriosa nei confronti del “profeta”. Non paghe le contadine, si rivolgono al mullah locale (una sorta di chierico esperto di teologia islamica e di legge sacra) il quale ravvisando a suo giudizio, il reato di “blasfemia” decide di depositare alle autorità di polizia una denuncia. Asia Bibi, viene immediatamente incarcerata, per legge, in Pakistan la blasfemia è punibile con la morte. 

Nel frattempo Asia,ha trascorso otto anni in prigione, nell’attesa di essere impiccata, con l’accusadi aver offeso l’islam, addebito dal quale la donna, si è sempre ritenuta estranea. Mercoledì scorso, dopo un procedura legale lunga di diversi anni, Asia Bibi è stata infine assolta. Un verdetto che ha scatenato l'ira degli islamisti pakistani: infuriati dopo la decisione, migliaia di manifestanti hanno paralizzato il paese per tre giorni, bloccando le arterie delle principali città. Violenti contri sono addirittura scoppiati tra manifestanti e polizia locale. 

Il clima in Pakistan ha assunto l’aspetto di un vero e proprio psicodramma nazionale, il leader del neonato partito Tlp (Tehreek-e-Labaik Pakistan), Muhammad Afzal Qadri, ha reclamato le dimissioni del primo ministro Imran Ahmed Niazi Khan ed emesso un «editto» col quale ordina che i giudici che hanno assolto Asia Bibi “vengano puniti con la morte”. Una taglia da 50 milioni di rupie, 350 mila euro, è stata emessa sulla testa di Asia. Il capo del Tlp, Muhammad Afzal Qadri, ha dato anche ragguagli su come poter assassinare i tre giudici della Corte. “Lo possono fare gli uomini della sicurezza, i loro autisti, o i loro cuochi: Chiunque abbia possibilità di avvicinarli ha il dovere di ucciderli, prima che faccia notte”.

Per mettere fine alla situazione di scompiglio che si è diffuso nel Paese, sabato scorso, le autorità pakistane hanno accettato di stringere un accordo con il “Tehreek-e-Labaik Pakistan”. Da un lato si afferma che il governo si impegna a varare una procedura per vietare alla donna di lasciare il Paese, e d'altra parte che non bloccherà una richiesta di revisione del giudizio di assoluzione avviata da un responsabile religioso. L’avvocato di Asia Bibi Saif ul-Mulook, temendo per la propria vita è fuggito dal Pakistan.

Per sfuggire alla violenza di questi estremisti anche il marito di Asia Bibi ha reclamato asilo all'estero. In un video messaggio, Ashiq Masih implora l'aiuto di Donald Trump, della britannica Theresa May o del canadese Justin Trudeau. 

Luigi Palumbo

Fonte immagine: SkyNews


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