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"Perle" del turismo di prossimità: Piombino

Toscana > Livorno

Piombino, 6 dicembre 2020 - Piombino ha a torto evocato nell’immaginario collettivo scenari degni di infernali gironi danteschi: altiforni, colmate, fumi, ciminiere, vere e proprie invasive icone di una capitale dell’acciaio. Non di rado, il mito della produttività, le esigenze dell’Economia, rendono miopi. 

Nel caso della cittadina toscana, tale carenza di visus non ha consentito ai più di scorgere la bellezza dei luoghi di questo angolo della Costa Etrusca. L’invasiva acciaieria piombinese ha smesso da qualche tempo di sbuffare e fiammeggiare ed è in attesa di una controversa, problematica, riconversione compatibile con l’ambiente. 

Poco alla volta, non sta sfuggendo, anche a livello internazionale, che la città maremmana ha parecchio della bellezza tipica delle località toscane, con in più delle atmosfere da paesaggio costiero nordico,  fatto di falesie affacciate su di un panorama mozzafiato sull’isola d’Elba e l’arcipelago toscano. Un luogo ideale anche per sviluppare un tipo di turismo lento, fatto ad esempio di escursioni a piedi o in mountain bike. 

 Qualche anno fa è stata ripristinata e messa in sicurezza una suggestiva rete di sentieri naturalistici. Tali sentieri ricomprendono quello storico “dei Cavalleggeri”. Tali stradine conducono, per chi lo desideri, fino ad un’altra località etrusca, Volterra, unita a Piombino da un recente progetto che unisce più comuni dalla costa alla Val d’Era. 

Tra macchia mediterranea e gabbiani volteggianti le suggestioni non sono molto dissimili da quelle dell’epoca in cui questi sentieri erano percorsi dagli operai del ferro dell’unica città etrusca costruita a ridosso del mare, Populonia. I resti della necropoli, a pochi passi dal mare di Baratti, danno l’idea di un popolo che non ha lasciato grandi opere di celebrazione terrena, ad esclusione di  quelle di natura cimiteriale dedicate all’ultraterreno. E ciò non è un caso, considerando il loro tipo di spiritualità che non sentiva il bisogno della maestosità per trovare la realizzazione del sé mistico più profondo. La Costa etrusca dal punto di vista sensoriale ha tutte le carte in regola per gratificare chi si proponga di conoscerla con un ritmo lento e consapevole. 

Un approccio di viaggio condivisibile in assoluto, ma soprattutto in questo periodo in cui il turismo di prossimità appare l’unica opzione possibile visti i limiti di spostamento verso i Paesi esteri.   

testo e foto di Raffaele Basile