Pisa. All'ombra della torre pendente giovani pagati 3 euro l'ora

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PISA, 27 AGOSTO 2013- La storia di Giorgia è la storia di una ragazza fuorisede ch...

 PISA, 27 AGOSTO 2013- La storia di Giorgia è la storia di una ragazza fuorisede che per potersi mantenere gli studi all’Università di Pisa decide di andare a lavorare in un bar-ristorante per l’estate. Con una laurea triennale alle spalle, Giorgia è costretta a fare vari lavori per guadagnare il minimo per “sopravvivere” in un’altra città. I bar e ristoranti intorno alla Torre pendente, nonostante la crisi, in estate pullulano di gruppi di turisti italiani e soprattutto stranieri. E’ in uno di questi posti che Giorgia può appurare come funzionano le cose nel settore, con prezzi imposti per una lattina di Coca-cola o per una birra alla spina da bere al tavolino che sembrano delle vere e proprie rapine, dove i prezzi variano se sei italiano o straniero, dove gli scontrini fiscali spesso sono un optional soprattutto per i “foreigners”. Giorgia lavora e tanto, per impressionare i datori di lavoro e per cercare di tenersi stretta questa temporanea occupazione.

 Gli accordi sono solamente verbali e il contratto pare debba arrivare, ma di carte da firmare Giorgia non ne vede almeno agli inizi. Gli orari per la stagione estiva nei ristoranti impongono dei ritmi infernali e Giorgia deve lavorare tutti i giorni 8 ore senza alcun giorno di riposo. Le viene proposto di accettare una paga che è ben lontana dai minimi sindacali, di fatto con un guadagno di 3 euro l’ora e un contratto da firmare in cui le ore lavorative risultano essere meno della metà di quelle che realmente effettua. Il datore di lavoro pretende e Giorgia non si ferma un minuto, nonostante la paga misera. In un giorno di diverbi con il “padrone” decide di rialzare la testa, di opporsi a questo regime di soprusi e sfruttamento in ambito lavorativo e denunciare il tutto all’ispettorato del lavoro. In posti dove si cercano escamotage per evadere il fisco e risparmiare sulla pelle dei lavoratori, Giorgia è stanca di lavorare e spera che con la sua denuncia agli organi competenti si possa cercare di cambiare le cose, di dare un segnale agli stessi datori di lavoro; bisogna far capire soprattutto a loro che nonostante la necessità non tutti sono disposti a lavorare per essere pagati una miseria, senza diritti e senza rispetto per l’individuo.

Questa è una storia come tante in Italia, di ragazzi che studiano, conseguono lauree con voti eccellenti, un’Italia virtuosa che viene quotidianamente calpestata. Si parla spesso della fuga dei cervelli e della volontà sempre crescente dei giovani italiani di volersi trasferire all’estero, di certo il flusso verso i paesi stranieri non si fermerà se lo Stato italiano non riuscirà a dare delle risposte soddisfacenti in ambito lavorativo. E’ necessario cambiare questo status quo, guardare oltre il confine dove paesi come Francia, Germania, Inghilterra offrono ai giovani lavori ben retribuiti e con tutti i diritti garantiti. Giorgia ha deciso di non voler più lavorare in Italia a queste condizioni, se ne avrà necessità andrà a fare la cameriera ma a Londra o a Berlino.
E in risposta a chi afferma “io resisto qui”, come possiamo darle torto?

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