Caivano, la "scuola di frontiera" in cerca di docenti

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CAIVANO (NAPOLI), 21 SETTEMBRE 2011 – Italiano, matematica, inglese, francese, arte e immagine...

CAIVANO (NAPOLI), 21 SETTEMBRE 2011 – Italiano, matematica, inglese, francese, arte e immagine (una volta si chiamava “educazione artistica”) e tecnologia (ex “educazione tecnica”). In totale diciassette insegnamenti che quest'anno non verranno coperti. Perché nessun insegnante è disposto a lavorare in quella scuola. Eugenia Carfora, dirigente scolastica dell'istituto comprensivo Raffaele Viviani di Caivano non vuole «docenti che vengono solo per aumentare i punteggi in graduatoria».

Perché l'istituto Viviani non è una scuola come le altre.
Tredici piazze di spaccio e un florido welfare camorristico che gira – ovviamente – intorno alla droga. È questo lo scenario che i docenti si ritroverebbero davanti qualora accettassero l'impegno. Un impegno che la dirigente scolastica è disposta a “premiare” con un contratto a tempo indeterminato, che in un tempo come questo, dove l'immissione a ruolo ti arriva dopo 37 anni di precariato[1] sarebbe un sogno per molti. Se la scuola fosse in un posto più tranquillo.

«Qui nessuno ci vuole venire» è il grido di dolore della direttrice, da cinque anni alla guida dell'istituto. Le chiamano “scuole di frontiera”. Sono le scuole dei quartieri a rischio, quelli in cui gli istituti non servono solo a dare qualche lezione di grammatica o per imparare a “far di conto”. Sono spesso gli ultimi presidi di legalità in zone in cui ragazzi ancora imberbi – i “muschilli” li chiamano da quelle parti – sognano di diventare i nuovi Francesco Schiavone o Giuseppe Setola.
Sono zone, queste, in cui fare l'insegnante non è un mestiere ma una missione. Una missione di legalità.

Quattro giorni fa, all'inizio dell'anno scolastico, la dirigente ha inviato una comunicazione al ministro dell'Istruzione Gelmini, al direttore dell'Ufficio scolastico regionale per la Campania Diego Bouchè ed al dirigente dell'ufficio territoriale di Napoli Luigi Franzese per segnalare una situazione sempre più insostenibile. «All'inizio dell'anno la scuola ha aperto con sette docenti e quattro collaboratori scolastici per 16 classi a tempo pieno e cinque a tempo ordinario».
L'anno scorso la situazione era stata risolta – o per meglio dire temporaneamente tamponata – con la nomina di diciassette supplenti. Tutte docenti in gravidanza. «Mi batto per il funzionamento di questa scuola e voglio che i ragazzi abbiano quello che meritano. Non è corretto ricorrere alle supplenze temporanee perché oltre ad essere una procedura di spreco economico, pone un forte disagio didattico, a danno di una platea scolastica già fortemente mortificata per le problematiche del Parco Verde. Che pure sono bravi, ma che quasi sempre sono sprovveduti di fronte alle situazioni di questa realtà sociale, che ha bisogno di punti forti che non possono essere docenti della “danza” delle apparizioni in cattedra».

Nell'attesa dei docenti, gli alunni stanno in cortile ad ascoltare la radio se il tempo lo permette, altrimenti in classe con le porte aperte, perché il personale deve guardare due, tre o anche quattro classi per volta. Mentre i “muschilli” sfrecciano sotto le finestre con i motorini appena comprati.

 

 

Andrea Intonti


[1] http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/09/01/news/caltanissetta_insegnante_precaria_ottiene_la_cattedra_dopo_37_anni-21111879/

 

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