Oggi che sono nonna di tre adolescenti la droga mi fa più paura di quando ero mamma

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Oggi che sono nonna di tre adolescenti la droga mi fa più paura di quando ero mamma. Negli ultim...

Oggi che sono nonna di tre adolescenti la droga mi fa più paura di quando ero mamma.

Negli ultimi decenni, infatti, la sempre maggior diffusione e accessibilità degli stupefacenti ha finito con l’esporre anche i giovanissimi al rischio della tossicodipendenza. La stessa scuola, che un tempo era un rifugio sicuro, dove i ragazzi erano protetti, è diventata oggi una piazza di spaccio.

Molti bambini, perché di bambini si tratta, già entro la fine delle scuole medie hanno il primo incontro con le canne, spesso proprio all’interno degli edifici scolastici. Uno studente quattordicenne su quattro dichiara di aver fatto uso di droghe, senza però saper precisare esattamente che tipo di sostanze abbia assunto.

Seguendo da vicino i miei nipoti, ho avuto spesso modo di partecipare a riunioni di genitori in cui si è affrontato questo tema. Il primo passo, il più importante, è comprendere le motivazioni che portano i ragazzi verso l’uso degli stupefacenti.

Per la mia esperienza, credo che le ragioni si possano riassumere in due categorie.

La casistica del primo tipo riferisce di un approccio alle droghe dovuto a ragioni di semplice curiosità. In situazioni di questo tipo tutto può risolversi in un esperimento di breve durata.

Le realtà del secondo tipo scaturiscono invece da ragioni psicologiche più profonde, legate alle trasformazioni della personalità nel periodo della crescita: nell’adolescenza i ragazzi affrontano mutamenti fisici ed emotivi che, uniti alle pressioni della famiglia, della scuola e più in generale della società, possono causare senso di inadeguatezza e carenza di autostima. La droga è vissuta allora come rimedio a questo disagio profondo. Alla motivazione individuale si aggiunge la spinta del gruppo e del bisogno di essere accettati dai pari: “l’assunzione di droga rappresenta non solo il tentativo di annientare il dolore attraverso il piacere, ma anche un rito collettivo all’insegna della trasgressione e del rischio, che rafforza il senso di appartenenza al gruppo” (Silvia Vegetti Finzi, Intervista del 13/7/2016 su www.pedagogia.it).

Il percorso della tossicodipendenza conduce verso un vicolo cieco, come spiega Vittorino Andreoli in Lettera a un adolescente: “Si giunge al punto in cui la droga è tutto il mondo. Si parla solo di lei, si pensa solo a lei, si va con quelli che la usano e con loro si parla di lei, si pensa a lei”.

È essenziale che gli adulti intervengano prima di arrivare al punto di non ritorno, che leggano i sintomi del disagio superando la diffidenza dell’adolescente che tenta di sfuggire al controllo di genitori e insegnanti. Il mezzo più efficace per tenere lontana la droga dai ragazzi è promuovere il loro benessere psichico, rinforzando la loro autostima e la fiducia nelle proprie risorse, aiutandoli a trovare in sé la forza per superare le difficoltà. Come dice Andreoli, ogni adolescente ha il diritto di non drogarsi.

Antonia Caprella

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