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“Siamo già in tentazione…!”

Calabria > Catanzaro

L’uomo di oggi è bravo a “tentare” la tentazione; tanto è vero che le sue porte sono spesso aperte ad ogni inosservanza nel nome del progresso e del cambiamento di costume. Un pericolo questo che di solito non si avverte e che non viene neanche rubricato tra le cose su cui normalmente riflettere. La scelta della società rispetto al Signore e alla sua Parola è chiara e sempre di più proiettata verso l’autoesaltazione. Si vorrebbe credere, ma non prima di contrattare il proprio rapporto con Dio.

Va bene la Sua presenza, ma dentro dei confini ben determinati e delimitati. Al primo posto c’è nella testa dell’uomo un Dio a disposizione pronto a risolvere tutti i problemi che affliggono la realtà odierna. Si pensi ad esempio alle malattie e alle sconfitte sociali, politiche, professionali, imprenditoriali, familiari. Nulla vale interrogare il cielo ed essere coperti di peccati, vizi, immoralità, idolatrie, disobbedienze in relazione alla verità della Parola.

La presenza terrena è forte e pensa persino di prevalere su ogni oggettivo segnale soprannaturale. Il naturale, grazie ad una volontà umana sempre di più circoscritta, rinuncia in questo modo di fare un passo verso l’alto. Omette così di rafforzare il suo spirito, la sua somiglianza a Dio, i carismi ricevuti dal cielo ed elevarsi nel soprannaturale per meglio guidare le cose terrene ad ogni livello espresse.

La cosa che colpisce e che può sembrare senza spiegazione è la consapevolezza dell’uomo ad andare dritto per la sua strada, rifiutando la verità rivelata. Continua per questo motivo a crocifiggere il Figlio dell’uomo, ignorando che la sua venuta ha il compito di amplificare nella società attuale una missione ben precisa e tutta rivolta al benessere materiale e spirituale degli uomini. Stare con Dio conviene a tutti! Scrive in proposito il teologo:

“Gesù ha una missione divina da vivere. Essa ha origine nel cuore del Padre. Il cuore del Padre ha un solo desiderio per ogni uomo: che abbandoni il regno delle tenebre ed entri nel regno della luce, lasci l’idolatria e ritorni nella vera adorazione, smetta di seguire tenebre e falsità e viva di luce e verità. Si liberi dalla schiavitù del peccato e della morte e divenga vita eterna. Nella vita eterna può entrare con ogni corpo. Può vivere da lebbroso, cieco, muto, sordo, storpio, paralitico, appestato. Non può però vivere con il peccato. Ecco perché Gesù è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo. Con il peccato non si entra nella vita eterna”.

Parole sante che ognuno dovrebbe tenere strette dentro di sé e rifletterci sopra con serenità e con apertura del cuore. Purtroppo questo non succede quasi mai, indebolendo di riflesso l’asse ontologico-spirituale della persona. L’uomo all’opposto preferisce mettere al centro della terra ogni azione o prospettiva individuali e collettive per poi iscriverle nel suo “cerchio magico” smisurato. Il mondo corre verso la perfezione terrena, tralasciando la cura del proprio mondo interiore. Sullo sfondo campeggia in eterno una frase di Gesù: “Che giova ad un uomo se guadagna il mondo intero e poi perde la sua anima?”.

Parole attualissime, chiare e inamovibili, difficile da evitare e che non sono per questo una minaccia, semmai una fraterna sollecitazione ad ognuno a diventare padrone della propria vita. Un modo certo per evitare di consegnarla a nuove teorie pseudo scientifiche o a mielosi sentimentalismi fosforescenti che placano gli impulsi immediati, per poi lasciare chiunque con il tormento e l’angoscia di turno. Dinnanzi a questa verità come si comporta l’individuo dell’era telematica? Non fa altro che mettere in campo il suo limitato potere di tentare il prossimo.

La tentazione oggi non è mai visibile; è sotto traccia, silente, strisciante, truccata, accomodante, amante, senza scrupoli, avvolgente, sorridente, indulgente. Nella sua vera natura è invece rapace, cattiva, spregiudicata, maligna, diabolica, irruente, oscura, sporca, autoritaria, infernale, irriverente. Eppure passa, vince, abbraccia l’uomo ed esso cede. Non è certo perciò sbagliato ricordarsi ogni mattina che la tentazione è sempre in agguato.

Chi crede sa che la preghiera agisce da cintura e da “salvavita” rispetto alle sue molteplici attacchi quotidiani. Gesù stesso era tentato ogni giorno anche nelle cose che nell’immediato possono apparire giuste e difendibili. In Luca 4, 42-44 troviamo ragione di tutto ciò. “Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le folle lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagoghe della Giudea”.

Le persone che lo seguivano lo vogliono fermare; pretendono che stia con loro a curare gli ammalati presenti. Una vera tentazione per Gesù che deve andare oltre quel territorio; incontrare nuove persone; accendere in altro luogo la fiamma della verità; promuovere la speranza vera in chi non la conosce, predicare il vangelo. Seguire soprattutto il Padre.

La tentazione si può tuttavia combattere e vincere, ma come in tutte le battaglie bisogna ben posizionarsi e studiare una strategia vincente. Il teologo apre le porte a questa dovuta preparazione giornaliera. Si legge: “Conoscere la volontà di Dio su di noi è necessario se vogliamo vincere la tentazione. Senza la conoscenza della volontà del Signore, cadere in tentazione è più che facile. Anzi siamo già in tentazione”.

Egidio Chiarella

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