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Sikelian Hell: tra difficoltà e delusione lo show deve andare avanti

Sicilia

ALCAMO (TP) - Il Sikelian Hell, la tre giorni di musica metal organizzata ad Alcamo e che ha suscitato non poche polemiche, s’aveva da fare e si è fatto. Arrivati al terzo giorno del festival possiamo dire che è stata dura ma che, per fortuna, gli organizzatori hanno deciso di andare avanti, a dispetto di tutte le difficoltà riscontrate sul campo. Poca l’affluenza, nonostante il grande sostegno dimostrato su Facebook dai ‘metallari’ di tutta Italia, che hanno prontamente interceduto affinchè la manifestazione non venisse annullata, firmando una contro petizione in risposta alla raccolta firme presentata dai cittadini di Alcamo per annullare il festival. Forse è anche a causa di tutto il successo e il sostegno riscosso su internet che la delusione, andando a contare i presenti, è stata tanta. Le cifre del pubblico pagante e dei gruppi chiamati a suonare vanno dalle 150 alle 200 persone per ogni singolo giorno.[MORE] Ma facciamo un passo indietro. Il popolo del metal è stato in questi giorni più volte tacciato di satanismo e di essere il promotore di valori negativi e antisociali. Eppure in questi giorni i fedelissimi alla bandiera della Musica, intervenuti al Sikelian, si sono uniti e hanno costituito una piccola grande voce di protesta contro intimidazioni e limitazioni imposte da valori di terzi. Quello che hanno cercato di dimostrare è che la libertà individuale deve essere l’unico valore assoluto. Noi al Sikelian ci siamo andati e di croci rovesciate ed inni a Satana non ne abbiamo visti né sentiti. Non possiamo negare, per onestà intellettuale, che ci sia una fetta di questo filone musicale che abbia forti legami con tutto ciò che è anti-cristiano, ma non si può fare di tutta l’erba un fascio. E la cosa più importante da sottolineare è che non ci sono stati disordini di nessun tipo. Nessun caso di violenza o di morte a causa di droghe, niente di tutto quel caos che si credeva di vedere arrivare, nessun ‘inferno’ che arriva sulla terra. Tante forze dell’ordine presenti, un dispendio di energie non indifferente e a quanto pare inutile, dato che il danno arrecato all’immagine del festival dalle parole della Chiesa di Alcamo è stato gravissimo. Sono pesate eccome le polemiche, sulle spalle dei ragazzi che lo hanno organizzato, ci si aspettava di riempire lo stadio che invece è rimasto semivuoto. Questi ragazzi non sono cattivi, scelgono soltanto di non aderire ai canoni che ‘i più’ hanno scelto per loro, vestiti troppo stretti, e forse anche un po’ troppo colorati, nei quali non si riconosco. Nei giorni scorsi sono stati tanti i discorsi su moralità, religiosità e chiesa, una chiesa che non era pronta a tollerare né abbracciare questi giovani che volevano solo fare arte. Qui non si tratta di essere del sud o del nord, di mentalità bigotta o meno, qui si parla di credo personale che non può e non deve essere imposto a nessuno, tantomeno in un Paese la cui costituzione recita la laicità dello Stato. Il fatto che la Santa Sede risieda sul suolo italiano non può consentire però un’ingerenza ingiustificata nelle questioni che non riguardano la chiesa in quanto tale. L’Italia è certamente e radicalmente legata, da un punto di vista storico e culturale, al cristianesimo ma là dove esso diventa una sorta di obbligo all’obbedienza allora forse c’è qualcosa che non va. Se l’informazione e l’arte smettono di avere diritto di parola, se i giovani, non solo non trovano lavoro, ma non possono neanche esprimersi come meglio credono, forse c’è davvero qualcosa di marcio. Ma ‘the show must go on’, vedremo come andrà oggi, ultima giornata del festival. Sosteniamo la libertà di parola e di espressione.