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Turismo, come sarà e come dovrà essere

Lazio > Roma

Roma, 8 maggio 2020 - Una parte non trascurabile del turismo del secondo millennio ha vissuto delle trasformazioni  in positivo di rilievo. Ciò è stato frutto di una presa di coscienza da parte di fruitori e operatori del settore della non sostenibilità del trend venutosi a creare nel corso del secolo scorso. Ora tutto sta a non disperdere quanto di buono è andato affermandosi in questo settore fondamentale per molte economie nazionali. L’immediato dopo pandemia, quando si ricomincerà a viaggiare sia pure in modo verosimilmente e per certi versi auspicabilmente diverso da prima, sarà cruciale sotto questo aspetto.  

Lo scorso millennio si era chiuso, come si diceva, con un approccio turistico magari economicamente soddisfacente ma non altrettanto dal punto di vista ambientale e sociale. Poco alla volta le attività legate al turismo erano divenute una vera e propria industria portatrice di squilibri nei territori più gettonati come mete dei propri viaggi non ricollegabili alla sfera lavorativa.  Il turismo di massa era divenuto un’attività frettolosa non di rado superficiale centrata su aspettative e abitudini consolidate e spostamenti quantitativamente poco compatibili con la vita ordinaria dei territori maggiormente gettonati. Il viaggiare era visto per dal turista medio come una sorta di gara a collezionare luoghi visitati. 

Nell’ultimo ventennio le cose hanno iniziato a cambiare e si sono fatte strada filosofie di viaggio più responsabili, sostenibili, consapevoli. Al mero turista è andato sostituendosi sempre di più quello che si può definire il “viaggiatore”, vale a dire una persona per cui ha una maggior importanza il come rispetto al quanto di ciò che si visita.  In particolare, di sono andate sviluppando forme di turismo lento di basso impatto con i territori.

 Percorsi in bicicletta, Cammini, trekking, greenways, valorizzazione dei borghi e delle aree interne hanno trovato terreno fertile per uno sviluppo che sembrava incanalato su promettenti binari. L’emergenza Coronavirus rappresenta ora una prova non facile per la mobilità cosiddetta dolce e il turismo responsabile. Solo per fare un esempio di ciò che potrebbe verificarsi, è verosimile che vi sarà un aumento del traffico motorizzato legato ai rischi della promiscuità della mobilità collettiva. 

Occorre allora orientarsi verso una tempestiva transizione verso forme di slow tourism responsabili, coinvolgendo i territori, le Regioni, le, i piccoli Comuni, gli Enti Parchi, le associazioni di volontari ed esperti del settore, le imprese pubbliche e private.  Andrà accelerata la realizzazione del sistema delle Ciclovie Turistiche Nazionali e delle greenways. Sarà importante altresì perfezionare il sistema nazionale dei Cammini e delle Vie storiche. Una sfida complessa, ma per una buona riuscita sarà importante non disperdere quanto di buono acquisito in tempi recenti.

 testo e foto di Raffaele Basile