ROMA, 29 SETTEMBRE 2011 – Dopo sospiro di sollievo degli scorsi mesi per il fallito tentativo del governo di eliminare la festa del 25 aprile insieme al primo maggio e al 2 giugno, inserito nella Finanziaria, l’esecutivo ci riprova. Questa volta è il deputato del Pdl Fabio Garagnini a voler sostituire la festività del 25 aprile con il 18 aprile 1948, la data delle prime elezioni democratiche vinte dalla Democrazia cristiana allora guidata da Alcide De Gasperi.[MORE]
Qualche mese fa il governo aveva già tentato, attraverso la manovra economica, di eliminare le festività del 25 aprile, Primo maggio e 2 giugno, salvatesi grazie ad un emendamento presentato dal Pd. Oggi i parlamentari del Pdl tentano nuovamente di attaccare la festa della liberazione italiana dal nazifascismo. Fabio Garagnini, deputato del Pdl, ha infatti proposto di sostituire il 18 aprile 1948 alla festività del 25 aprile perché «le motivazioni con le quali i partigiani della sinistra combatterono il nazifascismo non erano certo ispirate al desiderio di instaurare la libertà, bensì a quello di creare un regime comunista che fu proprio evitato grazie alla vittoria del 18 aprile 1948». Appunto, quella della Dc.
L’Anpi, sdegnata, non tarda a farsi sentire. «Questo parlamentare, evidentemente, cerca la provocazione – sostiene il presidente Smuraglia – . Mi domando come davanti ai problemi economici gravissimi di questo Paese gli possa essere venuta in mente un'idea così assurda. Il 25 aprile è una festività consolidata nella mente e nel cuore di tanti italiani. Come si può pensare di sostituirla con il ricordo di un'elezione politica vinta da una parte? Non ha nessun senso e nessuno la prenderà in considerazione». Dopo la notizia dell'accoglimento di 'raccomandazione' da parte del governo dell’ ordine del giorno di Garagnini, Smuraglia condanna anche l’esecutivo e aggiunge: «Bastava un minimo di senso per capire che si trattava di una proposta irricevibile, anzi, neppure formulabile. Questa doveva essere la risposta di un governo serio... Invece... Evidentemente sono confusi... Comunque, se a qualcuno venisse l'idea di prendere sul serio questa cosa, l'Anpi fa sapere fin d'ora che ci saranno risposte adeguate, immediate e fermissime. »
Non mancano le proteste all'opposizione. «Garagnani - ha affermato Ettore Rosato, esponente dell'Ufficio di presidenza del gruppo del Pd - sta alzando un polverone per niente, come è solito fare. Il 25 aprile non si tocca e dunque l'accoglimento 'come raccomandazione' da parte del governo del suo ordine del giorno è praticamente carta straccia. Resta un gesto politico vigliacco e provocatorio da parte di un governo che non sa guidare il Paese e tenta di tappare i buchi con dosi massicce di propaganda».
L’attacco alle basi delle fondamenta dell’Italia democratica non è una novità per questo governo. Come ha scritto il presidente dell’Aned Dario Venegoni, in un articolo apparso il 13 agosto 2011 sul sito dell’Associazioni ex deportati (in merito alla decisione del governo di inserire nella manovra economica la cancellazione delle festività del 25 aprile, primo maggio e 2 giugno): «Ricordiamo tutti quando il ministro della Difesa La Russa dichiarò che lui il 25 aprile lo festeggia andando a porre un fiore sulle tombe dei “suoi” caduti, quelli della Repubblica sociale italiana. E che il presidente del Consiglio ha sempre disertato – tranne una volta, in Abruzzo, in piena campagna elettorale – le celebrazioni del 25 aprile, bollandole come “di parte”. Per non dire dello sciagurato voto con il quale in commissione, alla Camera, la maggioranza ha dato parere favorevole all’ennesimo tentativo di equiparare i militi repubblichini, alleati di Hitler, ai partigiani che hanno contribuito a ridare la libertà al nostro Paese». Venegoni parla poi di «un esecutivo, all’interno del quale un importante ministro fece sapere che lui col Tricolore ci si “pulisce il culo”, tenta di cancellare la festa della Repubblica, evidente ostacolo alla grossolana propaganda secessionistica della Lega».
E oggi l’Anpi si fa sentire partecipando alla manifestazione al Pantheon contro la “legge bavaglio” sostenendo che «l’Anpi ribadisce che la libertà di informazione è un diritto inalienabile. Antifascismo, resistenza e Costituzione. Dal 25 aprile non si torna indietro».
In foto: foto di repertorio del 25 aprile 1945. Fonte: famiglieditalia.wordpress.com
Marika Di Cristina
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