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Alessandro Mendini, Empatie di un "cinico-sentimentale"

Valle d'Aosta

AOSTA, 19 APRILE 2015 – Al Centro Saint-Bénin di Aosta, fino a domenica prossima 26 aprile 2015, sarà possibile visitare la retrospettiva omaggio all’universo progettuale di Alessandro Mendini (classe 1931), Alessandro Mendini. Empatie. Un viaggio da Proust a Cattelan, organizzata dall’Assessorato all’Istruzione e Cultura della Regione autonoma Valle d’Aosta in collaborazione con l’Atelier Mendini - la curatela scientifica dell’allestimento è affidata ad Alberto Fiz.[MORE]

«Artista, architetto e designer noto e apprezzato a livello internazionale, Alessandro Mendini ha ideato espressamente per il Centro Saint-Bénin di Aosta, una delle nostre sedi espositive più importanti, questo progetto articolato e originale, di cui siamo particolarmente orgogliosi, che offre una chiave inedita della sua avventura creativa e si configura come un suggestivo viaggio nella storia dell’arte moderna e contemporanea», ha commentato Emily Rini, assessore all’Istruzione e Cultura della Regione autonoma Valle d’Aosta.

Ironico, allegro e un po’ irriverente, colorato, il percorso espositivo ripercorre le tappe principali degli ultimi quarant’anni della carriera mendiniana, attraverso una selezione di 50 opere, tra sculture, mobili, oggetti, progetti e paradossi, in dialogo creativo con altri maestri e intellettuali, da Marcel Proust fino a Maurizio Cattelan, tra empatie e contaminazioni.

Alessandro Mendini «non ha mai creduto nell’azione purificatrice e romantica dell’arte - osserva il curatore nel saggio critico per il catalogo della mostra edito da Silvana Editoriale -. Il suo è un atteggiamento da cinico-sentimentale che ha trasformato l’oggetto reale in oggetto immaginato a sfondo letterario, senza per questo derogare dalla regola fondamentale, ovvero che tutto quanto accade è già accaduto». «L’architetto e designer milanese - continua Fiz - viaggia con il suo prontuario di segni sottobraccio pronto ad applicarli a qualsiasi superficie, siano essi dipinti (è l’unico artista che realizza quadri versatili, ovvero senza un verso stabilito e ciascuno, in base al proprio gusto, li può appendere come crede prendendosi, così, la rivincita nei confronti dell’autore), vasi, lampade o poltrone. Ma anche case o superfici di ogni genere».

Tra le creazioni in mostra, la poltrona-icona dedicata a Proust: «Letto e indagato il mondo visivo e progettuale di Proust - ha annotato lo stesso autore -, pensai di realizzare una sua possibile poltrona, una “poltrona di Proust”. Così, come altre volte avevo immaginato una “sedia di Giotto” o un “tavolo di Cézanne”. In quanto a Proust, mi riferivo da un lato alle sue descrizioni di luogo e di tempo, al suo infinito gioco sulla memoria, dall’altro all’ambiente pittorico dell’impressionismo, del divisionismo e del puntinismo. Così ho trovato un valido ready made in una poltrona di forma settecentesca, e ho scelto alcuni particolari di quadri di Signac, rappresentanti dei prati. Li ho combinati assieme come texture che invade tutta la poltrona, nelle parti in stoffa e su quelle in legno, disfacendone la forma in una specie di nebulosa. Oltre all’idea di ottenere un pezzo di design partendo da un input improprio al normale iter progettuale, volevo anche raggiungere questo tipo di risultato: fare cioè un oggetto culturalmente valido partendo da un falso, perché il redesign in questione è compiuto su una poltrona kitsch, tuttora prodotta in serie “finto antica”».

Domenico Carelli

(Foto: courtesy Studio Esseci, Alessandro Mendini "Poltrona di Proust", poltrona dipinta a mano 100x100x100 cm , 1978. Collezione privata)