ROMA, 08 GENNAIO 2015 – Si sono riuniti in centinaia a Piazza Farnese, all’ombra dei cartelli con la scritta “Je Suis Charlie” e con le foto delle vittime delle strage di Parigi, per partecipare alla fiaccolata di solidarietà organizzata davanti all’ambasciata francese dall’Ordine dei giornalisti, da Articolo 21, dalla Federazione Nazionale della Stampa e da altre organizzazioni di categoria.
All’indomani del sanguinoso attentato che ha scosso le coscienze di tutta Europa e macchiato di sangue il volto di Parigi, in centinaia si sono riuniti a Roma, davanti all’ambasciata d’oltralpe decorata con rose bianche e rosse, per mostrare solidarietà e vicinanza a tutto il popolo francese e per manifestare in difesa della libertà di espressione e di informazione. La strage di ieri a Parigi, definita «un abominio» dal segretario della Fnsi Franco Siddi, è già stata ribattezzata da alcuni media come l’11 Settembre europeo e ha sconvolto l’opinione pubblica di tutto il globo. Alla manifestazione in Piazza Farnese era presente anche il presidente del centro islamico di Roma, Abdellah Redouane.[MORE]
L’Arci ha rilasciato sul proprio sito internet un comunicato stampa sul sanguinoso attacco alla redazione del giornale satirico. Nel comunicato si legge: «L’Arci condanna il feroce attacco terroristico al giornale satirico parigino Charlie Hebdo, che ha portato all’uccisione di 12 persone e al ferimento grave di altre otto. Con una violenza inaudita si è voluta così colpire la libertà di espressione e di stampa». L’uccisione dei redattori di Charlie Hebdo è stata definita «Una perdita per tutto il mondo della cultura e del giornalismo. La matrice forse alqaedista o comunque legata all’Is dell’attentato mette in luce ancora una volta il pericolo che queste organizzazioni costituiscono per la civile convivenza umana e per la pace». L’Arci specifica tuttavia che, in conseguenza dell’attacco, «In nessun modo però bisogna cedere ad atteggiamenti islamofobi, che confondono l’islam con il terrorismo, alimentati dalla destra europea e italiana, che non fanno altro che alimentare un clima di intolleranza i cui frutti sono sempre drammatici».
(foto www.nuovasocieta.it)
Elisa Lepone
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