Trump lascia Ankara con un piano segreto dopo il vertice Nato
Le minacce attribuite all’Iran avrebbero spinto l’intelligence statunitense a modificare il viaggio presidenziale attraverso aerei esca trasferimenti riservati e misure di sicurezza eccezionali
Un’operazione pianificata nei minimi dettagli, con voli militari, spostamenti lontani dalle telecamere e un aereo utilizzato come diversivo. Sarebbe questo lo scenario che ha accompagnato la partenza di Donald Trump da Ankara, al termine del vertice Nato di luglio.
Secondo una ricostruzione del Washington Post, le autorità statunitensi avrebbero ricevuto informazioni su possibili minacce provenienti dall’Iran contro il presidente e il suo aereo. L’intelligence avrebbe considerato il pericolo sufficientemente concreto da consigliare una modifica immediata dell’itinerario previsto.
Il piano di sicurezza organizzato ad Ankara
Davanti alle telecamere, Trump sarebbe salito regolarmente a bordo del vecchio Air Force One, il Boeing 747 riconoscibile dalla tradizionale livrea presidenziale. Prima della partenza avrebbe anche rilasciato alcune dichiarazioni, lasciando intendere che il viaggio sarebbe proseguito secondo il programma ufficiale.
Poco dopo, tuttavia, il presidente sarebbe stato trasferito lontano dagli obiettivi dei fotografi su un Boeing C 32A dell’Aeronautica militare statunitense, velivolo più piccolo spesso impiegato per gli spostamenti delle più alte cariche istituzionali.
Il passaggio sarebbe avvenuto attraverso un mezzo o un contenitore normalmente destinato al catering aeroportuale. Un espediente pensato per nascondere i movimenti del presidente e impedire a eventuali osservatori di individuare l’aereo realmente utilizzato.
Il vecchio Air Force One impiegato come diversivo
Nella ricostruzione giornalistica, il Boeing presidenziale sarebbe decollato da Ankara senza Trump, ma con una parte dello staff della Casa Bianca e alcuni rappresentanti della stampa. In questo modo avrebbe svolto la funzione di aereo esca, attirando l’attenzione sull’itinerario comunicato pubblicamente.
La segretezza dell’operazione sarebbe stata particolarmente elevata. Non tutti i componenti dell’amministrazione statunitense avrebbero conosciuto il piano e ai giornalisti presenti sul volo non sarebbe stato comunicato che il presidente viaggiava su un altro velivolo.
Questa scelta avrebbe permesso di ridurre la circolazione delle informazioni e, quindi, il rischio che il reale spostamento di Trump potesse essere intercettato.
Le minacce iraniane considerate credibili
Alla base del cambio di programma ci sarebbero state informazioni relative a un possibile attacco contro Donald Trump o contro il suo aereo. Il livello di allerta del Secret Service sarebbe aumentato nel contesto delle forti tensioni tra Washington e Teheran.
I timori si sarebbero intensificati dopo il deterioramento dei negoziati diplomatici e in prossimità di nuove operazioni statunitensi contro l’Iran. In una situazione tanto delicata, la protezione del presidente avrebbe richiesto soluzioni capaci di rendere imprevedibili sia il velivolo utilizzato sia la rotta seguita.
La Casa Bianca non ha confermato nel dettaglio la ricostruzione. Il direttore della comunicazione Steven Cheung ha però ricordato l’esistenza di minacce contro il presidente e assicurato che vengono utilizzati tutti gli strumenti disponibili per tutelare Trump e il suo staff.
Il trasferimento segreto nel Regno Unito
Dopo l’arrivo in Gran Bretagna, sarebbe scattata una seconda fase dell’operazione. Trump sarebbe stato trasferito nuovamente sul vecchio Air Force One, così da tornare visibile ai giornalisti e ristabilire l’apparenza di un viaggio regolare.
Successivamente avrebbe attraversato la pista per raggiungere il Boeing 747 8 proveniente dal Qatar, utilizzato per completare il trasferimento verso Washington. Anche questo passaggio avrebbe richiesto un notevole coordinamento tra Casa Bianca, intelligence, Secret Service e aviazione militare.
L’operazione dimostra quanto la sicurezza dei viaggi presidenziali possa cambiare rapidamente quando emergono minacce ritenute attendibili. Rotte, velivoli e orari possono essere modificati senza preavviso, mentre le comunicazioni pubbliche vengono ridotte al minimo per proteggere il presidente.
I dubbi sulla sicurezza del Boeing proveniente dal Qatar
La vicenda avrebbe riportato l’attenzione anche sul Boeing 747 8 messo a disposizione dal Qatar. Trump aveva già riconosciuto la necessità di interventi per potenziare le dotazioni del velivolo e portarle agli standard di sicurezza richiesti per il trasporto presidenziale.
Cheung lo ha descritto come un aereo tecnologicamente avanzato, sottolineando l’impiego di protocolli destinati a garantire l’incolumità del presidente e dei suoi collaboratori. Resta però centrale il tema degli adeguamenti necessari per trasformare un velivolo civile in una piattaforma capace di assicurare comunicazioni protette, difese elettroniche e continuità operativa.
Trump Media chiude il trimestre in perdita
Parallelamente alla vicenda legata al viaggio, Trump Media and Technology Group, società che controlla anche Truth Social, ha registrato una flessione superiore al 2 per cento al Nasdaq.
Il secondo trimestre si sarebbe chiuso con una perdita netta di 238 milioni di dollari, a fronte di ricavi inferiori ai 2 milioni. L’azienda ha inoltre diffuso alcuni dati su Truth API, servizio che consente un accesso più rapido ai contenuti pubblicati da Trump.
La piattaforma avrebbe sottoscritto oltre dieci accordi, soprattutto con società specializzate nel trading ad alta frequenza. Le tariffe indicate sarebbero comprese tra 60 mila e 100 mila dollari al mese.
Mentre restano da verificare tutti i particolari dell’operazione organizzata ad Ankara, la ricostruzione evidenzia il clima di forte tensione che circonda i rapporti tra Stati Uniti e Iran e l’imponente apparato attivato per proteggere il presidente americano durante gli spostamenti internazionali.
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