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Giro 2011: Torna lo Zoncolan

Friuli Venezia Giulia

MILANO - È un duomo, un campanile, una guglia. È un serpente a sonagli. È un velodromo verticale. È lo Zoncolan, e il nome rende già l’idea di una strada malvagia che finisce su una veranda, su un balcone, su una finestra verso la Carnia. Dieci chilometri e mezzo atroci, incarogniti, spietati. La montagna più dolorosa, la salita più dura, la pendenza più azzardata. [MORE]

Mai al limite del ribaltamento, come per Plan de Corones (o per la Bola del Mundo nella Vuelta), ma più lunga e soffocante. E lo Zoncolan sarà uno dei mattatori del Giro d’Italia 2011. A otto giorni dalla presentazione della corsa rosa, ecco svelato il primo protagonista: lo Zoncolan dal versante di Ovaro, dai prati a quota 525 fino al trampolino a quota 1735, 1210 metri di dislivello faticoso anche per chi va a motore o a piedi.

INFERNO — I primi 3 chilometri ragionevoli, poi a Liariis, come sempre annunciato da un cartello d’ispirazione dantesca, si entra nell’inferno e "lasciate ogni speranza voi ch’entrate". Un canto, ma di schiavi. Come un blues del Mississippi, se non fosse che là si trattava di capanne e paludi, qui di nidi e vette. Fino al 2003, lo Zoncolan non esisteva. Era un’espressione geografica e un’eresia ciclistica. Era una riserva naturale senza neppure il bisogno di una legge che lo tutelasse. Ci pensava da solo. Una sola strada, da Sutrio. Ed è quella che venne imposta ai corridori.

PANTANI — Quel giorno c’era un gregario in fuga, nel suo giorno di libertà condizionata: Marzio Bruseghin evase contento e stanco sul Fuessa, scollinò felice e stanchissimo sulla Sella Valcalda, e ai piedi dello Zoncolan aveva esaurito verbi, emozioni ed energie. Primo Gibo Simoni, quinto Marco Pantani, ultimo — e per un minutino fuori tempo massimo — Mikhail Khalilov, piegato dalla salita e anche dal mal di pancia. Ma quello di Sutrio non era ancora lo Zoncolan, il vero Zoncolan, quello da Ovaro. Quello sarebbe nato nel 2007, quando il Giro trasformò una mulattiera in strada, una scommessa in percorso, tappa, trionfo. Perché a trionfare fu ancora Simoni, anzi, Simoni con il suo gregario Leonardo Piepoli, ma trionfò anche il Giro con i centomila che riverniciarono lo Zoncolan come un immenso mercato dei fiori, come un infinito carnevale dei coriandoli.

MAGIA — E la magia si è rivissuta quest’anno con un duello ruota a ruota, gomito a gomito, cuore a cuore: Cadel Evans, campione del mondo, e Ivan Basso. Poi Basso è volato alto e a 3,7 chilometri dalla cima ha forzato e se n’è andato, da solo, anche verso la sua seconda vittoria finale al Giro. La quarta volta dello Zoncolan cadrà sabato 21 maggio 2011, ancora dal versante di Ovaro: partenza da Lienz, in Austria, poi 210 chilometri con altri quattro gran premi della montagna. Un’odissea a due ruote.



(notizia segnalata da Alessandro Impellizzieri)