Il funerale delle Alpi Apuane: montagne trasformate in dentifricio

Scarica in PDF
Ricevi gli aggiornamenti direttamente sul tuo MESSENGER!
A Carrara le montagne stanno morendo saccheggiate dall’arroganza del denaro, in cambio di stat...

A Carrara le montagne stanno morendo saccheggiate dall’arroganza del denaro, in cambio di statue e dentifrici. Si tratta di uno dei maggiori disastri ambientali in Europa che vede protagoniste le tagliuzzate, ferite e ormai sventrate Alpi Apuane. Vulnerabili e innaturali, le montagne toscane mostrano senza più dignità, la loro triste facciata biancastra che un tempo si ergeva orgogliosa tra la folta vegetazione.


“Quello che è successo negli ultimi 40 anni non ha paragone con ciò che è avvenuto nei 2000 anni precedenti. Dal 1970 si è incrementata la meccanizzazione e di conseguenza è aumentato l’uso di oli e idrocarburi. La prima notizia di estrazione del marmo nel nostro territorio, è del 122 a.C. ma fino ad oggi l’ambiente non ne aveva mai risentito così”. Più di 2.000 anni fa infatti, gli schiavi romani furono i primi cavatori. Utilizzavano scalpelli, zeppe e legni per staccare la pietra dal monte per farla poi rotolare piano piano e arrivare giù a valle.
Il processo di distacco di un pezzo di montagna, aveva così un percorso fisico: un sacrificio seguito in ogni suo momento e a cui veniva dato un certo valore legato al territorio e a ciò che di artistico, sarebbe stato prodotto con il marmo. Oggi invece sono le scaglie, gli scarti dell’estrazione della pietra ad attirare l’attenzione degli speculatori: dentifrici, mangimi, colle, plastiche, creme farmaceutiche, coloranti. E’ questo che viene prodotto per un giro di miliardi di euro.


Il rischio è anche occupazionale perché “per produrre le scaglie basta una macchina con due addetti e si distrugge una montagna in pochissimo tempo, rispetto a quello che accadeva tradizionalmente - spiega Elia Pegollo, ambientalista, ecologista, fondatrice dell’associazione centro culturale La Pietra Vivente - E poi ci sono i rischi legati all’avvelenamento delle acque del nostro territorio”.
Le macchine per lavorare hanno bisogno di oli che sono altamente inquinanti: le Apuane, come tutti i territori carsici, hanno un terreno friabilissimo. Ci sono delle fessure nel marmo, che sono le vie dell’acqua: canali che collegano l’alto dei cieli con le profondità delle montagne. Da lì passa l’acqua piovana e scende finchè non incontra un basamento impermeabile e si formano gli acquiferi. La marmettola - una fanghiglia composta da polvere di marmo che ricopre i siti delle cave -ma non solo, anche gli oli esausti, penetrano in queste fessure, insieme all’acqua piovana, e vanno ad inquinare e ad impoverire le riserve del territorio. Come se non bastasse il danno è anche per la salute umana: schegge e scaglie di marmo vengono caricate sui camion che scendono per le stradelle di Carrara rilasciando nell’aria polveri tossiche le cui particelle penetrano nell’apparato respiratorio provocando seri disturbi.

Le vetrine, i semafori, le strade e le finestre delle abitazioni, vengono così coperte da uno strado sottile di polvere biancastra che al crepuscolo da alla città un aspetto quasi spettrale.
Così un territorio un tempo splendido, in cui le alte vette color latte sfiorano i 2000 metri a pochi km dal mare, sta velocemente scomparendo per incentivare un’attività che tra qualche anno dovrà comunque fermarsi per mancanza di materie prime.
 

Roberta Lamaddalena

InfoOggi.it Il diritto di sapere