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Il virus che ha scosso i principi assopiti (Buona Pasqua)

Calabria > Catanzaro

In questa Santa Pasqua di paure e retro pensieri per un virus molto forte che sta contagiando il mondo si sono risvegliati nell’uomo principi sani e si sono dischiusi nel suo cuore momenti di sana riflessione. Se l’uomo è nel suo intimo un cristiano come mai la sua vita non va in direzione del Dio trinità, riempiendo di Lui il cuore, la mente, l’anima, lo Spirito, il corpo? La domanda è seria e va data risposta senza scappare e nascondersi dietro l’emergenza che si sta vivendo. Anzi dovrebbe essere proprio l’opposto!

Da una crisi nasce sempre una nuova vita, che non può non essere rinnovata nelle proprie fondamenta. Si staglia un nuovo cammino si leva un vento capace di spingerti più in alto possibile fino a toccare le cose mai sfiorate. Ogni crisi vuole i suoi tempi e questa del coronavirus non finirà facilmente, specie nella testa delle persone per gli sviluppi che avrà nel profondo di ogni cuore. Ma è un bene, soprattutto è una occasione d’oro per mettere al centro sé stessi, liberandosi da una serie di vincoli consumistici e utilitaristici che hanno catturato l’animo umano rendendolo un semplice e passivo spettatore della sua esistenza.

Il teologo che accompagna una società pronta ad ascoltare e matura nello spirito scrive in proposito: “Se il cristiano vuole che il mondo creda in lui e per lui si apra alla fede in Cristo, allo stesso modo che attraverso Cristo Gesù la gente si apriva alla fede nel Padre suo, è necessario che il cristiano trasformi tutta la sua vita, ogni sua parola e ogni sua opera, in segno. È il cristiano il miracolo attraverso il quale il mondo giunge alla fede in Cristo”. Il religioso continua ponendosi delle domande molto chiare alla quali ognuno oggi dovrebbe cercare di rispondere.

“Cosa impedisce che il cristiano diventi questo miracolo permanente, questo segno perenne della presenza del Dio Trinità nella sua vita? Perché le sue parole non sono parole di Cristo Gesù e neanche le sue opere sono opere di Cristo Signore? La risposta la troviamo nella vita di Cristo Gesù. Lui cresceva in sapienza e grazia. Come si cresce in sapienza e grazia? Con una obbedienza senza interruzione ad ogni desiderio del Padre, ogni sua Parola, ogni sua volontà. Si deve crescere tanto in grazia da non conoscere più il peccato, neanche nelle forme più lievi”.

Progredire in sapienza e in grazia significa intercettare le tentazioni molto prima di una qualsiasi persona priva di sostegno interiore. Una posizione che fa pulizia nella propria vita, migliorando di riflesso le sue capacità difensive verso il male e permettendo lucidità e visione alta nelle cose naturali che si svolgono durante la giornata. Si pensi alle tante professioni, a qualsiasi tipo di lavoro manuale, alle responsabilità istituzionali, sociali e familiari, ecc.

Eppure progredire in grazia e in sapienza non è all’ordine del giorno di alcuno. È una frase questa dal sapore evangelico da considerare, specie da parte dei filosofi disoccupati di turno, un buon spunto per scrivere qualche saggio o lanciare una serie di temi collegati in un qualche teatro cittadino. Un errore grave! I giovani ad esempio vengono più guidati in direzioni empiriche ben controllate e mai a favore di quello stato sapienziale che libera e perfeziona ogni individuo rendendo innocua ogni forma di tentazione. Un cristiano non può non conoscere il comportamento del Figlio dell’uomo dinnanzi a quest’ultima. È indispensabile saperlo.

Una nota teologica mette a disposizione sempre le basi per trovare dentro di sé le risposte più idonee. Si legge: “Gesù non giocava con la tentazione. Non permetteva che inquinasse i suoi pensieri. Anche se era sempre accovacciata dinanzi a Lui con forme e modalità sempre nuove, lui la vedeva all’istante e all’istante la superava. Questo è il segreto che ha fatto sì che la sua vita fosse tutta un segno e un’opera di amore, verità, giustizia, misericordia, compassione, perdono, luce. Se il cristiano lascia che la grazia scompaia dalla sua anima o si indebolisca, anche la sapienza morirà o si indebolirà. Si scivola verso di essa. Si cade. Non vi è possibilità che si possa resistere. Uno che neanche vede il burrone mai potrà evitare di precipitare”.

Parole nette, inequivocabili, irrespingibili, profetiche. Eppure non fatte proprie. Si è sempre attenti alla nutrizione del corpo, mai però alla salute dello Spirito. Indebolire la grazia porta a sua volta la sapienza nell’affanno e di riflesso ad una oscurità interiore che non permette all’uomo di vedere al di là della collina. Dove si trova il cristiano la cui vita è un perenne segno, un miracolo ininterrotto? La risposta va data e la possibile soluzione va fedelmente indicata. Quale?

Qui necessita una voce teologica dirompente che apra alla verità senza tentennamenti e tracci in ognuno strade percorribili e sante. “Se invece diviene santo tutto il corpo di Cristo che è la Chiesa, allora la forza di conversione e di attrazione a Cristo Gesù è più violenta di una tempesta tropicale. Dove passa il corpo di Cristo sconvolge anime e cuori, menti e corpi”.

Imponente l’indicazione data, che apre ad una domanda finale inevitabile: Come fare perché sia il corpo di Cristo nella sua totalità questo segno perenne e questo miracolo ininterrotto di verità, luce, grazia, misericordia, perdono, compassione, sacrificio di salvezza e di redenzione?

La risposta è solare, premonitrice, profonda. Va studiata, pensata, accarezzata, analizzata. Un piacere dell’anima che soddisfa l’essere umano nella sua complessità materiale e spirituale. Il teologo ce la porge con la delicatezza del suo puro intelletto:

“Questo avverrà se ogni discepolo di Gesù metterà ogni impegno a crescere in grazia e in sapienza. Avverrà se ogni cristiano inizia fin da subito a dichiarare la guerra al peccato e a ogni trasgressione. Avverrà se si svestirà di ogni vizio e indosserà ogni virtù. Avverrà se trasformerà la sua vita in un dono al Padre, in Cristo, per Cristo, con Cristo, per la redenzione e la salvezza dei suoi fratelli. Avverrà se il cristiano si impegnerà ad essere un creatore di comunione, perché la comunione è la forza con la quale si potrà vincere ogni male. Tutto è dalla volontà di ogni singolo cristiano”. Alla fine il corona virus non ci sarà più e resteranno quei sani principi che possono rivoluzionare nel bene il mondo intero. Intanto si resta a casa e nel calore familiare è essenziale trascorrere un tempo di resurrezione e di amore cristiano. Buona Pasqua a tutti.

Egidio Chiarella

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