Libri, l'Istat registra il calo dei lettori in Italia

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BOLOGNA, 4 APRILE - Cari libri, vi leggiamo sempre meno perché ‘abbiamo fretta’. ...

BOLOGNA, 4 APRILE - Cari libri, vi leggiamo sempre meno perché ‘abbiamo fretta’. È l’Istituto nazionale di statistica a certificare il costante calo del numero dei lettori in Italia. Tra il 2015 ed il 2016, la percentuale registrata dei lettori italiani è ancora in calo: dal 42.0% nel 2015 al 40.5% della popolazione dai sei anni di età nel 2016. Un uniforme andamento al ribasso che, a partire dal 2010 ovvero l’anno di massima percentuale (46.8%), si è attestato al 40.5% del 2016, eguagliando il dato del 2001. Una regressione riguardante, in particolar modo, i giovani tra i 15-24 anni. Un peggioramento che ha interessato sia i lettori della fascia 15-17 anni passati dal 53.9% del 2015 al 47.1% del 2016, sia la fascia 20-24 passati dal 48.9% al 44.7%. In controtendenza, i giovanissimi tra gli 11-14 anni, mostratisi più dediti alla lettura rispetto a tutte le altre classi di età (51.1%).

Sono 23 milioni, i lettori dai 6 anni in su che hanno dichiarato di aver letto almeno un libro nell’ultimo anno, precedente all’indagine campionaria, per motivi extrascolastici ed extraprofessionali. Il 28.2% delle famiglie possiede non più di 25 titoli ed il 63.2% ha una libreria con al massimo 100 libri. Stando a quest’ultima rilevazione dell’Istat, in Italia circa una famiglia su dieci non ha alcun libro in casa, mentre tra coloro i quali dichiarano di disporre di oltre 400 libri, circa uno su cinque (21.4%) non ne ha letto nessuno. Se il 19.8% degli intervistati ha ammesso di leggere non più di tre libri all’anno, il 36% si tratta di veri e propri ‘divoratori’. Sono le donne ad esprimere una maggiore attitudine alla lettura, a partire già dalla tenera età dei 6 anni: il 47.1% delle donne (per contro il 33.5% degli uomini, ndr) ha letto almeno un libro nel corso dell’anno. Difatti, il pubblico più affezionato è quello femminile nella fascia 11-19 anni (58.7%).

Diversi sono i fattori incidenti rilevati dall’Istituto di statistica: il livello di istruzione, il divario territoriale e la familiarità. In primis, il livello di istruzione influenza considerevolmente nell’approccio alla lettura tra laureati (73.6%) e diplomati (48.9%); in secundis, un persistente divario territoriale tra Nord (48.7%) e Sud (27.5%, meno di una persona su tre, ndr). Sopra il 50%, il Trentino Alto-Adige, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta; sotto il 30%, la Puglia, Campania, Sicilia e Calabria. Come discriminante, per giunta, la connotazione del comune d’appartenenza: da un lato, la maggiore diffusione di lettori ha origine o è residente al centro di un’area metropolitana (48.6%); dall’altro, la minore (35.6%) nei comuni sotto i 2mila abitanti. In tertiis ed in ultimo, l’effetto della familiarità: il 66.9% dei giovani lettori in età compresa tra i 6 e i 18 anni, ha entrambi i genitori lettori; contro il 30.8% aventi genitori non lettori.

Confortante è la crescita degli editori attivi. Rilevabile un incremento di circa del 7% rispetto all’anno precedente (+100 unità) soprattutto per gli operatori del settore di medie dimensioni (+14.4% con 60 unità in più). Gli editori considerano le librerie indipendenti e i negozi online, i principali canali di distribuzione per accrescere la domanda ed il pubblico dei lettori. Passi da gigante per il mercato digitale: più di un libro su tre, è disponibile in formato e-book; una quota che sale al 53.3% se consideriamo i libri scolastici. Nel 2016, circa 4.2 milioni di persone hanno letto e-book (7.3% della popolazione); il numero sale a 6.3 milioni (11.1% della popolazione) se si aggiungono coloro i quali hanno scaricato libri online.

Cristian D'Aiello

Fonte foto: creative commons
 

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