Migranti: San Ferdinando, Oliverio, "Operazioni estetica inutili"

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CATANZARO 23 MARZO - "La nuova tragedia di San Ferdinando dimostra che occorre mettere mano in...

CATANZARO 23 MARZO  - "La nuova tragedia di San Ferdinando dimostra che occorre mettere mano in maniera seria e strutturale ad un problema che si trascina da troppi anni. 

Non servono pannicelli caldi o soluzioni rabberciate che non affrontano alla radice il problema. Il governo deve assumersi la responsabilita' di dire cosa si vuole fare in maniera seria e definitiva per togliere migliaia di persone da situazioni di assoluta precarieta' e incivilta'". Lo dichiara il Presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, dopo la morte di un migrante avvenuta all'alba di ieri a causa di un incendio ella tendopoli che ospita i braccianti extracomunitari nel centro del Reggino. 

"Lo stiamo dicendo da tempo: non servono - prosegue Oliverio - operazioni di mera estetica propagandistica. Avremmo preferito avere torto. Purtroppo, come era facilmente prevedibile, si e' riprodotta la situazione di degrado e di disagio sociale esistente fino a qualche giorno fa solo a qualche metro di distanza. Non basta "abbellire " il ghetto ma e' necessario evitarlo attraverso interventi di inserimento ed integrazione nella comunita'. La Regione ha avanzato proposte concrete in questa direzione. Serve un intervento attivo, responsabile e convinto da parte dello Stato". 

A parere di Oliverio "sono necessarie iniziative che consentano di recuperare a civili abitazioni il patrimonio dei beni confiscati, di offrire necessarie garanzie e sostegno per rendere accessibili le locazioni dei privati che vogliano liberamente mettere a disposizione le abitazioni non utilizzate, di incentivare le aziende che utilizzano la manodopera degli immigrati, realizzare moduli abitativi idonei all'interno delle aziende agricole. La Regione - sottolinea - ha definito in tal senso un programma ed ha destinato risorse importanti per la sua realizzazione. Serve che lo Stato eserciti la sua funzione in modo attivo e positivo per costruire con costanza e perseveranza soluzioni civili e adeguate superando definitivamente la logica dei ghetti che producono, come si e' verificato purtroppo - conclude - anche sotto diverso nome, morte e violenza in una condizione di vita disumana". 

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