Mistero d'amore: Cristo e la Chiesa

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CATANZARO, 11 GENNAIO 2012 - Risponde alle domande di oggi il sacerdote Nicola de Luca, dottore...

CATANZARO, 11 GENNAIO 2012 - Risponde alle domande di oggi il sacerdote Nicola de Luca, dottore in Teologia.
D. Vorrei sapere tutto sul vagabondaggio spirituale. Diana.

R. Carissima Diana,
per spiegare un fenomeno così complesso è necessario partire da una premessa di ordine teologico che troviamo tra le pagine della Santa Scrittura. Se prendi in mano il libro dell’Esodo ti accorgerai che all’inizio il popolo di Israele era un non-popolo. Ciascuno era vagabondo, nomade, errante, disorientato dalla schiavitù psicologica, morale e fisica inferta dalla potenza straniera egiziana.


Quando Dio sceglie di liberare il suo popolo per tramite del suo servo Mosè questo “agglomerato” di persone senza identità diviene “popolo” sotto un’unica Legge donata da Dio stesso sul Sinai. I vagabondi, dunque, vengono costituiti “Assemblea” nel nome dell’unico Dio degli dei e signore dei Signori. È’ Dio stesso che costituisce Israele popolo al di sopra di ogni altra nazione ponendosi Lui stesso come Pastore e guida. A Israele è richiesta tutta l’obbedienza d’amore alla voce di Dio per mezzo dei suoi comandamenti.



Nel Nuovo testamento abbiamo con grande sorpresa una situazione analoga ma con soluzioni di gran lunga superiori. Dio squarcia il suo cielo e discende sulla terra come vero uomo e vero Dio. Gesù di Nazareth incontra lungo la via uomini e donne anch’essi vagabondi e solitari. Pensiamo alla chiamata di Pietro e Andrea, di Giovanni e di Giacomo che formano la prima comunità dei dodici chiamata Chiesa. E poi le pie donne che lo seguono e lo servono. Un Israele tutto nuovo fondato questa volta sulla legge delle beatitudini evangeliche sotto la guida di Cristo Maestro via, verità e vita. Lo stesso Cristo conferma la sua divina presenza in mezzo a due o tre che sono riuniti nel suo nome. Nasce la nuova Assemblea fondata dal Divin Redentore. Chi vuol conoscere Cristo, seguirlo ed amarlo deve passare attraverso di essa. Gli Atti degli Apostoli, poi, sono un continuo e progressivo richiamo alla missione salvifica della Chiesa come continuatrice dell’opera del suo Fondatore e animata dal Santo Spirito di Dio. L’appartenenza alla Chiesa fondata su Pietro e sui suoi successori è garanzia per il credente di seguire il Cristo vero.



Premesso ciò si può affermare con assoluta certezza che il vagabondaggio spirituale nasce da una religiosità assai povera e inconsistente: intimismo, privatismo, ricerca del miracolismo e sensazionalismo, turismo religioso nella sua accezione negativa, visione relativista della morale, dell’etica e della fede, la ricorsa a mode pseudo – cristiane e pseudo – religiose. Tale atteggiamento esclude ogni forma di vita comunitaria che il Dio cristiano ci ha rivelato. Esso vive al di fuori del vero Dio che è in se stesso comunione divina tri - personale. E al tempo stesso vive ai margine della comunione umana che si sviluppa e cresce nell’ambito dell’Ecclesìa (la Chiesa) realtà vivente tramite cui un cristiano può essere, dirsi e divenire tale.



E’ nella Chiesa che il credente si salva. Non fuori di essa. E’ nella comunità locale (diocesana o parrocchiale) che il cristiano mette ogni energia, talento e carisma a servizio dei fratelli per l’utilità comune. Il battezzato non è una monade solitaria nell’universo ecclesiale. Rinato a vita nuova da acqua e da Spirito, unto con il sacro crisma nella confermazione appartiene pienamente al popolo della nuova alleanza. Egli non è un vagabondo solitario ma un pellegrino appartenente sostanzialmente a Cristo e alla sua mistica sposa: la Chiesa Una, Santa, Cattolica e Apostolica. Vive in una realtà ecclesiale storicamente ben definita e circoscritta dove in comunione con i fratelli di fede, nutrendosi alla mensa della Parola e dell’Eucaristia, rende la giusta adorazione al Padre in Spirito e verità e opera la carità di Cristo crocifisso nella speranza del regno escatologico.

D. Ciao, un mio amico mi ha parlato di questa rubrica, voglio condividere un pensiero che da tempo ho: se Dio è Dio, perché Dio si è fatto uomo? Marcella e Giacomo da Lucca

R. La risposta è assai semplice e va ricercata nell’essenza stessa di Dio. Scrive Giovanni: Dio è amore. E’ nell’immensità dell’amore del Padre e nella sua divina carità che il quesito trova soluzione. E’ mistero d’amore dell’incontro tra Dio e la sua creatura. E’ mistero dell’amore che precede e che accompagna. Mistero d’amore che redime e che salva.


Andiamo per gradi: per amore e solo per amore gratuito che Dio decide prima del tempo e della storia di creare dal nulla ogni cosa visibile invisibile. Egli dalla polvere del suolo forma l’uomo e la donna a sua immagine e somiglianza comunicando loro le sue qualità divine. Per amore e solo per amore Dio annunzia la salvezza all’uomo caduto nel peccato originale. Per amore Dio ai tempi del diluvio salva Noè con la sua famiglia e le bestie per operare una nuova creazione. Per amore Dio invia il suo servo Mosè a riscattare il popolo schiavo degli egiziani. Per amore Dio dona ad Israele le sue sante leggi. Per amore Dio nonostante le infinite colpe ed emancipazioni del popolo invia i suoi profeti per il ritorno a vera conversione. Per amore e solo per amore nella pienezza dei tempi Dio manda il suo Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non muoia ma abbia la vita eterna. E’ questa una scelta divina che supera ogni umana aspettativa, desiderio e prospettiva umana. Con il mistero dell’Incarnazione la divinità si fa umanità concreta, l’infinito si fa limite, l’eternità si fa storia.


Dio esce da se stesso assumendo la condizione di uomo facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Vuol condividere in pienezza l’umanità dei suoi figli assumendo in tutto la carne umana, con i suoi dolori, le sue angosce, le sue gioie, le sue attese, eccetto il peccato, per sanare, liberare, purificare, riscattare e creare una nuova umanità quella medesima umanità perfetta che dimora in Cristo Gesù. Per amore Dio sceglie il grembo purissimo della Vergine Maria come sua dimora.



Il Dio cristiano non è un motore immobile, passivo, circostanziato in chissà quale parte dell’universo sconfinato, né tanto meno è un dio capriccioso e viziato che ama il suo olimpo e scruta gli uomini da lontano come gli dei pagani.
E’ il grande mistero dell’infinito amore della Santissima Trinità che abbiamo vissuto nel Santo Natale, contempleremo nel giorno della crocifissione, loderemo nelle’evento stupendo della risurrezione, vedremo con i nostri occhi nel giorno eterno della beatitudine. Per amore e solo per amore Dio sceglie di essere lo Sposo umano-divino di ogni cuore.

Si ricorda che ognuno può porre i propri dubbi, i propri interrogativi scrivendo al seguente indirizzo di posta elettronica parolaefede@infooggi.it

 

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