Non chiedermi mai perché, intervista all'autrice Lucrezia Scali e recensione

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Catanzaro,1 6 Gennaio - “Non chiedermi mai perché″ è il quinto libro di Lucrezia Scali, a...

Catanzaro,1 6 Gennaio - “Non chiedermi mai perché″ è il quinto libro di Lucrezia Scali, autrice del bestseller 'Te lo dico sottovoce'. La giovane scrittrice piemontese, grazie ad una ulteriore crescita personale, ci dona una storia difficile, dura, carica di dolore ma, anche, intrisa d'amore. Un anno tormentato l'ha messa a dura prova, togliendole tanto. Da qui la necessità di esternare tutto ciò che teneva dentro con un racconto che, seppur di fantasia, commuove, sin dalla dedica iniziale fino ai ringraziamenti finali, e dà molti spunti di riflessione. Pone l'accento sull'importanza della donazione degli organi. Ci invita a non girarci dall'altra parte, a non sottovalutare il tema, molto più delicato e attuale di quanto si possa immaginare.

"E' la vigilia di Natale e Ottavia si gode uno dei periodi dell'anno che preferisce. Anche suo figlio Mattia è al settimo cielo: col nasino all'insù osserva i fiocchi di neve che imbiancano i tetti delle case. I biscotti allo zenzero sono ancora caldi, riempiono del loro profumo l'auto carica di regali, una musica allegra accompagna Ottavia, Stefano e Mattia mentre si mettono in viaggio verso la casa dei nonni. Quasi abbagliati dalla felicità, si accorgono troppo tardi della macchina davanti a loro... Ottavia si sveglia in un letto d'ospedale e capisce subito che qualcosa è cambiato: lo vede negli occhi e nella voce della madre, negli sguardi dei medici. Fuori continua a nevicare, come se la soffice coltre bianca volesse coprire ogni cosa, ma il ricordo di Mattia e Stefano è e sarà troppo vivo per potere essere dimenticato... E' possibile trovare il modo per non annegare nel dolore? Si può trovare la forza, dopo aver toccato il fondo, per riscrivere il proprio destino?".

La scrittura di Lucrezia crea  immagini nitide nella mente del lettore, procura un  forte pathos, nel racconto del tragico evento da cui tutto ha inizio,  e suscita una  profonda empatia  con la protagonista, Ottavia. Tiene sempre viva l'attenzione grazie ad un ben riuscito utilizzo dell'analessi, i salti di tempo. La voce narrante, quella di Ottavia, alterna il racconto dei momenti felici della sua famiglia, prima dell'incidente, con quello dettagliato del duro percorso che ha dovuto affrontare nel tentativo di riscrivere il proprio destino.

L'autrice compie un accurato lavoro di scavo psicologico riuscendo a ricostruire con meticolosità tutte le fasi del dolore che Ottavia deve attraversare fino ad arrivare ad accettarlo. Cura tutti i particolari con precisione, ricostruisce, così, mesi di terapia psicologica o una vera e propria lezione sull'importanza della donazione degli organi tenuta in una scuola da un'amica di Ottavia, esponente di una associazione impegnata nel settore.

“Non chiedermi mai perché″, perché in alcuni casi “è l'unica risposta possibile″.

Saverio Fontana ha intervistato l'autrice, Lucrezia Scali:

Lucrezia, come nasce l'idea di scrivere questa storia difficile, dura, ma, anche, intrisa d'amore?

Non chiedermi mai perché è un romanzo che avevo iniziato a scrivere circa cinque anni fa, ma per un motivo o per un altro sentivo sempre che mancava qualcosa. E quel qualcosa è arrivato all’improvviso a pochi giorni da Natale e mi ha dato la forza e il coraggio di riprendere in mano quel progetto e portarlo a termine. A distanza di tempo ho capito che l’ingrediente che mi mancava era semplicemente l’emozione, dovevo essere credibile per affrontare una storia come questa.

Attraverso un accurato lavoro di scavo psicologico nel personaggio di Ottavia, la protagonista, lei riesce a costruire con meticolosità tutte le fasi del dolore attraverso le quali Ottavia passa, fino ad arrivare ad accettarlo. Come è riuscita ad essere così precisa?

Scrivere questo romanzo è stato terapeutico, ho vissuto con Ottavia la sua perdita, il suo dolore e la sua rinascita. Non so se sono riuscita a trasmetterlo ai lettori, anche se dai messaggi che ricevo sembrerebbe di sì, ma ho cercato di fare del mio meglio per rendere il lutto credibile, di raccontare il percorso di rinascita di una donna di fronte a un dolore tanto grande. La scelta del diario mi ha permesso di dare più libero sfogo ai pensieri, ai ricordi, di non mettere filtri al personaggio di Ottavia. La perdita è qualcosa che accomuna tutti noi, ci identifichiamo, ci tocca nel profondo.

Una narrazione che dà molti spunti di riflessione. Colpisce molto il suo invito a non sottovalutare l'importanza della donazione degli organi. Quanto è rilevante per lei questo argomento?

Nel mio romanzo parlo di donazione degli organi non soltanto perché io sono favorevole e ho fatto la mia scelta molti anni fa, ma soprattutto perché questo tema fa ancora molta paura, se ne parla poco e forse anche nel modo sbagliato. Nessuno vuole pensare alla propria morte, si tende sempre a guardare chi sta meglio di noi, chi ha più di noi. Forse per la prima volta c’è bisogno di guardare chi sta aspettando una chiamata che non arriva, perché la sua vita dipende, purtroppo, anche dalla scelta di un’altra persona.

Per quanto riguarda la struttura lei ha utilizzato, molto bene, l'analessi, i salti di tempo. E' stata una sua scelta fin dall'inizio o si è resa necessaria in corso di scrittura?

Avevo le idee chiare fin dall’inizio. Forse sarà stata più una scelta in qualità di lettore, visto che leggo tantissimo, ma volevo raccontare una storia dove passato e presente si alternassero. Questo mi ha permesso di far conoscere meglio il personaggio di Ottavia, di far vedere la donna che era prima dell’incidente e di come quell’evento ha influenzato il suo presente.

La scelta del titolo è molto importante, per quale motivo “Non chiedermi mai perché″?

Il titolo vuole semplicemente essere una provocazione. Quante volte affidiamo al cielo le nostre domande piene di perché e quante altre volte le persone esigono più perché dopo le nostre risposte. “Non chiedermi mai perché” è già tutto racchiuso in questa breve frase, è l’unica risposta possibile in tanti casi.

Alla fine del libro ha voluto condividere con i lettori una playlist di canzoni che hanno accompagnato la stesura del romanzo. Perché è importante per lei ascoltare musica mentre scrive?

La musica è qualcosa che ci accompagna in ogni momento della giornata e vive anche nei nostri ricordi. Accendiamo la radio quando siamo in auto, ci tiene compagnia, ci fa rivivere momenti del passato e pensare anche a persone che non ci sono più. La musica rappresenta anche il nostro stato d’animo, ci dà conforto, ci fa piangere, ci fa sperare, e mi piace l’idea di dare anche un suono alle mie pagine di carta.

Saverio Fontana

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