CATANZARO, 2 MARZO 2013 - Il tanto atteso evento nella città di Catanzaro sta per terminare. La folla si affretta ad entrare e prendere posto. C’è confusione!!! Solo pochi minuti, ma l’ansia cresce e si sente nell’aria. Giovani e adulti di ogni età, varcano l’ingresso, chi in abito da sera, chi nella semplicità, eppure tutti nello stesso posto per il ‘Maestro’. Ed ecco le luci affievolirsi. Una voce fuori campo annuncia che ad aprire il concerto sarà Mario Incudine, giovane artista siciliano. Accompagnato da chitarra acustica, semplici percussioni e fisarmonica, inizia un’anteprima di serata che sembra giá fornire buone prospettive. Intona in dialetto siciliano canzoni tra cui inni alla vita e ripercorre i viaggi della speranza verso terre, come la Calabria e la Sicilia, di profughi in cerca di un pò di fortuna. Il pubblico apprezza e già si scalda con battiti di mani sempre più calorosi quando il giovane annuncia una canzone in omaggio a De Andrè tradotta in siciliano "vuccuzza di ciuri" , bocca di rosa. A questo punto sarà lo stesso Mario Incudine ad introdurre l’ingresso del ‘maestro’. L’emozione del pubblico diventa tangibile ancor più quando allo spegnersi delle luci si odono nel buio i passi dei musicisti a suon di musica che ordinatamente si dispongono sul palco. Improvvisamente un forte applauso invade il teatro stracolmo di gente. Un cono di luce rosso si accende ed illumina il protagonista della serata, Franco Battiato. La scenografia appare molto semplice. Un telo nero come sfondo, una pedana per ospitare i musicisti e al centro della scena una panca con su un tappeto. Proprio lì appare Battiato con accanto una tazza di tè verde. Ha inizio la prima ora del concerto dedicata al nuovo album dal quale prende il titolo il tour ‘Apriti Sesamo’.
Una prima parte è dedicata a nove brani del nuovo album, fra i quali: "Testamento", accompagnata dal videoclip pubblicato in concomitanza con l'inizio del tour; "Eri con me", prima canzone scritta (con Sgalambro) per Alice dal 1982. Tra giochi di luci si inizia a spaziare in territori che vanno dalla filosofia alla letteratura, alla spiritualità e alla religione. : dal compositore/filosofo Stefano Landi in “Passacaglia”, scelto come singolo di lancio del disco, a Santa Teresa D’Avila in “Un Irresistibile Richiamo”, arrivando fino al sommo poeta Dante Alighieri in “Testamento”. Nelle sua esecuzione ciò che conta veramente sembra essere il testo, in cui esoterismo, mistica cristiana e sufi, filosofia orientale e poesia siculo-araba danno forma alla «visione dell'esistenza». Infine come egli stesso afferma, conclude l’epopea che ripercorre le canzoni dell’album con: "Il serpente", rappresentazione del denaro che "strisciava nelle città d'Occidente” prima dell'avvento dell'“uomo nuovo” che, scoprendo “di colpo l'esistenza del bianco”, rimetterà le cose a posto. L’ironia di Battiato mostra ancor più visibilmente la profondità di un uomo ricco d’interiorità spirituale che si riflette dietro il telo nero attraversato da luci con movenze che richiamano la voce, vera protagonista, e l’essenza di ogni parola. Il pubblico è immobilizzato, ma ancora per poco, dalla straordinaria bellezza della sua arte. Come un ‘maestro’ intervalla spesso le proprie canzoni per darne comprensione e insegnamenti. Con piccole gesta della testa e sorrisi ironici, mostra chiari riferimenti a uomini di ‘cultura’ segnati da ignoranza ed incapacità. La sua critica, o forse meglio dire la sua presa di coscienza, ha il compito di svegliare una spiritualità interiore verso le cose vere, un cammino non in orizzontale, ma piuttosto in verticale.
Terminata la prima fase del concerto, Battiato annuncia il ritorno ai brani dei dischi precedenti. "L'ombra della luce", quindi la "Danza" (dall'opera "Telesio"), con un filmato che propone gli ologrammi ballerini delle rappresentazioni al Rendano di Cosenza.si raggiunge una grande intensità di emozioni che hanno il culmine con"Lode all'inviolato", accompagnata da immagini di santi e filosofi, quindi "Giubbe Rosse" e "Mesopotamia". Di grande effetto "Il mantello e la spiga", con un filmato naif con lava e lapilli ad oltranza.
Non sono mancati altri classici come "La cura", "E ti vengo a cercare, poi "La stagione dell'amore" , "Bandiera bianca", in medley con "Up Patriots To Arms", "Inneres Auge". Testi che rimandano al pensiero di Battiato: meglio sminuirsi al cospetto della grandezza che gonfiarsi di fronte all'iniquità.
Infine l’ultima parte dello spettacolo vede un pubblico scatenato con un trittico dalle sperimentazioni degli anni 70 per concludere poi con un’energica tripletta "L'Era del Cinghiale Bianco"-"Cuccurucucù"-"Voglio vederti danzare" di cui diventano protagoniste due donne in prima fila che sia alzano per ballare a suon di ‘valzer’.
La serata si conclude, quell’attesa è ormai già un ricordo. Una riflessione che lascia interiormente diverse domande ed una spinta verso la ricerca di qualcosa che si allontani dalla banalità e superficialità. Dello spettacolo ogni cosa ha il suo perché, nulla lasciato alla casualità. Un semplice, ma bellissimo contrasto di luci caldi e fredde permettono ad uno spettatore attento di percepire ciò che il compositore catanese vuole lanciare come messaggio. Colori caldi, colori freddi, chiaro-scuro sembrano mostrare infatti la materia corrotta in contrapposizione alla spiritualità che non è corruttibile, ma luogo nel quale rifugiarsi, o dal quale ripartire nel processo di miglioramento di se stessi e del mondo.
Il 'maestro' lascia il palco tra richieste di bis ed una standing ovation che è espressione di un concerto che ha qualcosa di incredibile. Che tutti abbiano percepito il messaggio questo non si sa, speriamo solo che Battiato non smetta di portare avanti la sua arte che è molto più di un libro di filosofia studiato a scuola, molto più che una comune canzonetta canticchiata in riva al mare, ma è un vero è proprio capolavoro. L’unione della genialità, della maturità, della cultura e del senso del vero ci aiutano a comprenderla meglio un’esistenza ormai volta all’insensato, ma apparentemente bello, modo di vivere. Un ritorno a se stessi, un viaggio interiore, un suggerimento a diventare ‘uomo nuovo’ seguendo un cammino verticale. Grazie Maestro!
La band: Carlo Guaitoli, pianoforte, Angelo Privitera, tastiere e programmazione, Davide Ferrario, chitarra, Andrea Torresani, basso, Giordano Colombo, batteria, con l'aggiunta dell'ex Verve Simon Tong alla chitarra, restituiscono esaltate le sfumature musicali di un disco che sembra un ruscello di montagna capace di farsi fiume nella sua corsa. Funzionale, e non poteva essere altrimenti, il Nuovo Quartetto Italiano (primo violino Alessandro Simoncini, secondo violino Luigi Mazza, viola di Demetrio Comuzzi e violoncello di Luca Simoncini). [MORE]
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