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Riforma della PA: sarà la volta buona?

Alessandro Maria Baroni
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Riforma della PA: sarà la volta buona?
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ROMA, 20 GIUGNO 2014 - Dopo molti annunci, ecco le prime mosse. Anche per la PA è venuto il momento di cambiare. Questo è l'intento prioritario che il Governo intende perseguire con il decreto legge ed il disegno di legge ordinaria approvati in Consiglio dei Ministri lo scorso 13 giugno che mirano a modernizzare la pubblica amministrazione per renderla complessivamente più efficiente.

Tra le tante novità annunciate troviamo la riapertura delle porte della PA alle assunzioni mediante, da un lato, l'abolizione delle previsioni che consentivano ai dipendenti pubblici di rimanere in servizio fino 5 anni dopo il raggiungimento dell'età pensionabile (cd. trattenimento in servizio) e, dall'altro, il progressivo sblocco del turnover tra uscite e nuove assunzioni che, dal 20 per cento del 2014, tornerà al 100 per cento nel 2018. [MORE]


Blocco che non viene, invece, eliminato fino a tutto il 2015 per quanto riguarda la dirigenza che sarà peraltro oggetto di un'importante riforma che intende riunire le due fasce oggi previste in un ruolo unico che dovrebbe finanche ricomprendere gli segretari comunali e provinciali e gli altri dirigenti degli enti territoriali. Al fine di evitare la vacanza di magistrati, si vieta inoltre la possibilità per questi di assumere incarichi dirigenziali nella PA ricorrendo all'aspettativa, così come non potranno essere affidati incarichi dirigenziali a soggetti in quiescenza.


In particolare, sempre con riferimento alla dirigenza, il disegno di legge delega impegna il Governo a riformare la dimensione della dirigenza; il suo inquadramento in un ruolo unico e l'introduzione di ruoli unificati con possibilità di interscambio tra ruoli diversi; la modalità di accesso per concorso o per corso-concorso con periodo di formazione obbligatoria ed esame finale prima dell'ottenimento della qualifica dirigenziale; le modalità di conferimento degli incarichi dirigenziali (al massimo di durata triennale) previo avviso pubblico; il collocamento in disponibilità dei dirigenti privi di incarico, con eventuale licenziamento dopo un periodo definito; le nuove previsioni in materia di valutazione dei risultati e responsabilità dei dirigenti.


Novità in vista anche in materia di mobilità volontaria e obbligatoria dei dipendenti pubblici al fine di coprire più efficacemente eventuali posti vacanti in organico, così come in materia di prerogative sindacali nella PA.
Sul terreno delle semplificazioni, si introduce la possibilità per le amministrazioni pubbliche di ricorrere alla fatturazione elettronica, si estende il ricorso al silenzio assenso per la conclusione di procedimenti amministrativi, si introduce un modulo unico di segnalazione certificata di inizio attività, si avvia l'unificazione delle scuole di formazione dei dipendenti pubblici oggi esistenti presso i vari ministeri (interno, esteri, economia) nella nuova ed unica Scuola nazionale dell'Amministrazione strutturata nell'ambito della Presidenza del Consiglio. Prevista anche una riforma della presenza dello Stato sul territorio, con riduzione degli uffici meramente strumentali che non forniscono servizi ai cittadini e razionalizzazione del numero e della struttura delle prefetture, da articolare non necessariamente a livello provinciale.


Nel complesso, è pertanto evidente come il Governo intenda abbandonare definitivamente la logica dei pesanti tagli degli ultimi anni e della lotta contro i cosiddetti fannulloni, riaprendo gradualmente le porte delle pubbliche amministrazioni che, secondo l'intento dell'esecutivo, dovranno diventare un motore al servizio del rilancio del Paese e non semplicemente la vittima principale delle contingenti esigenze di contenimento della spesa.
Che sia davvero la volta buona? Solo il tempo lo potrà dire.

Alessandro M. Baroni


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Scritto da Alessandro Maria Baroni

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