Acqua e ferro tra le colline della Versilia

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CAMAIORE ( LU) 27 APRILE 2018 - Verso la fine del 1200, in un’area collinare verdeggiante dell...

CAMAIORE ( LU) 27 APRILE 2018 - Verso la fine del 1200, in un’area collinare verdeggiante della Versilia non lontana da Camaiore, centinaia d’anni prima della Rivoluzione industriale, prese vita un vero e proprio distretto produttivo. Una zona industriale ante-litteram, con tutto il fascino, l’asprezza e la connessione intensa con la natura che potevano esserci un mezzo migliaio di anni fa.

Decine di opifici si materializzarono tra le selve e i rigogliosi corsi d’acqua già in sentore di mare. Frantoi, ferriere, mulini, pastifici, polverifici. Strutture finalizzate alla trasformazione dei prodotti, la produzione di alimenti, di utensili per il lavoro nei campi. La produttività di quest’area dove uomo e Natura avevano raggiunto un accettabile compromesso è andata avanti fino all’inizio del secolo scorso. Oggi che la Natura si è riappropriata dei suoi spazi, incuneandosi imperiosamente tra le rovine di questi antichi manufatti, visitare queste zone ha un suo fascino innegabile.

Una buona base di partenza è il paesino di Candalla, vicino Camaiore, da cui con “quattro passi” si possono raggiungere i resti degli antichi opifici, circondati da cascatelle, limpidi corsi d’acqua e fascinosi mulini ad acqua. La Versilia vacanziera dei bi e trillionaire è lontana a livello di atmosfere ben più della manciata di chilometri che separa queste zone dalla costa. Incredibilmente, vi è qualcuno che da quelle parti continua a lavorare come si sarebbe fatto due -trecento anni fa. Ad esempio, l’ultraottuagenario cavalier Giuseppe Barsi, ultimo fabbro ferraio della storica famiglia.

A dispetto dell’anagrafe che gli ricorda come il traguardo del secolo di vita non è poi così distante, il Barsi lavora tutt’oggi con vigore tra martelli, incudini e il possente maglio ancora azionato ad acqua. Alcune delle sue opere singolari, vere e proprie sculture di metallo, sono visibili già lungo la strada che dal centro del paese conduce al suo “antro” infuocato. Il ferro lavorato con maestria di gigantesche vanghe, sontuose farfalle, titaniche bottiglie, inusitate clessidre spunta qua e là tra le abitazioni e la vegetazione, catapultando il viandante in una dimensione onirica sottolineata dal paesaggio collinare ancora incontaminato. Su di una sponda del torrente Lombricese plasma il ferro per utensili e suggestiva oggettistica.

La famiglia Barsi iniziò la propria attività all’inizio del ‘900 utilizzando esclusivamente l’energia proveniente dalle acque del vorticoso torrente. Giuseppe, a celebrazione di quando le mastodontiche ruote facevano funzionare la Ferriera, ne ha costruita una di dimensioni più ridotte che prende acqua dal torrente. E ha continuato a lavorare lì, divenendo meta di “pellegrinaggi” da tutto il mondo per respirare l’atmosfera del suo laboratorio. Vederlo all’opera è uno spettacolo, che Giuseppe offre ai visitatori senza bisogno di alcun biglietto d’ingresso.

 

testo, galleria fotografica e video di

RAFFAELE BASILE

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