Alla ricerca del boccone perduto

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ROMA, 18 GENNAIO 2015 - Se decidessi di lasciare gli studi per intraprendere la carriera ...

 ROMA, 18 GENNAIO 2015 - Se decidessi di lasciare gli studi per intraprendere la carriera cinematografica, forse, avrei buone possibilità di successo. Se qualcuno di voi dovesse vedere cosa accade in casa nostra negli orari dei pasti, si convincerebbe che non vengo nutrito a sufficienza, ma credetemi, mangio la giusta dose di crocchette e pure di buona qualità. 

Eppure, come mi accorgo che la tavola sta per essere apparecchiata, mi precipito sotto il tavolo e non appena Papà si siede, poggio la mia testa sulle sue gambe e con gli occhioni languidi, insceno il ruolo di chi, reduce da un'esperienza da naufrago su di un'isola deserta, non tocca cibo da un mese. 

Puntualmente, Papà, però, mi invita ad andare a cuccia ed esige un comportamento rispettoso ed educato quando si mangia, soprattutto se in casa sono presenti degli ospiti. Quando, infatti, vengono degli amici a cena, cerco sempre di trovare l'animo più sensibile che possa allungarmi un po' del suo cibo ed ovviamente il tutto avviene rigorosamente all'insaputa del mio umano, perfettino e puntiglioso. 

Lo zio Gian Luca è l'unico che ogni volta che viene invitato a casa, domanda sempre: <<Aaron ha mangiato?>> e aggiunge, rivolgendosi a Papà: <<Mangiafuoco, ad Aaron devi dare una doppia razione di pappa, altrimenti chiamo il telefono azzurro>>. 
Io e lo zio siamo molto complici, basta un mio  sguardo e lui mi fa assaggiare quello che ha nel piatto, ma poi, quando Papà Gestapo se ne accorge, finisce l'idillio e mi manda a cuccia, arrabbiandosi con Zio. 
Una volta ho sfacciatamente negato l'accaduto e per avvalorare la mia falsa tesi, ho addirittura suggerito di farmi fare un'ecografia per provare che non avevo mandato nulla, giù nel pancino. 

Razionalmente capisco che non vuole che io assaggi cibi umani non adatti a noi cani, in quanto ha paura che possano farmi male, però, giuro che non lo faccio, perché non mangio adeguatamente. Vorrei delle attenuanti e poter dividere questa mia colpevolezza in un concorso di colpa, proprio con il mio papà. È lui che quando ero cucciolo mi chiamava e mi faceva assaggiare un pezzetto di fetta biscottata o un angolino di crosticina di pane. 
Se prima mi abitui, poi, perché pretendi che io non possa più elemosinare nulla? 
A volte, comportamenti errati derivano sostanzialmente da una non corretta educazione da parte di voi umani.  Per questo non scandalizzatevi se poi, nel tempo, vogliamo continuare a comportarci come voi ci avete insegnato. 

Aaron

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