Dimissioni Pdl, Napolitano: «Perso rispetto istituzionale». Letta sale al Colle
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Dimissioni Pdl, Napolitano: «Perso rispetto istituzionale». Letta sale al Colle

venerdì 27 settembre, 2013

ROMA, 27 SETTEMBRE 2013 - Dopo la convulsa giornata di ieri, con le minacce di dimissioni approvate all’unisono, o quasi, dai parlamentari Pdl ed in serata il relativo rimprovero del premier Letta che dagli Stati Uniti si diceva “umiliato” per quanto stava accadendo in Italia, oggi si è espresso, nuovamente, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.[MORE]

Il Capo dello Stato, presente stamattina all’Università della Bocconi di Milano in occasione di un convegno su Luigi Spaventa, oltre a tracciare un commosso ricordo sulla figura dell’ex ministro ed economista, ha mostrato tutta la sua preoccupazione sull’attuale situazione politica italiana. Ed è proprio facendo interagire i due temi che il presidente Napolitano ha sottolineato come, durante le legislature alle quali prese parte Spaventa, «le distanze e gli scontri sul piano delle idee tra maggioranza e opposizione non producevano come oggi smarrimento di ogni nozione di confronto civile e di ogni costume di rispetto istituzionale e personale».

Un’amara costatazione quella espressa dal presidente Napolitano che ha poi chiesto: «Cosa è rimasto di quel modo di convivere in un’istituzione, e anche del modo in cui, di conseguenza, si vedeva dall’esterno la politica?». Una domanda retorica ma che palesa un sentimento di amore profondo verso una lealtà che, secondo il presidente Napolitano, non appartiene più alla contemporaneità. Unico filo conduttore oggi come allora è «quella prassi molto italiana» di scogliere velocemente le Camere per andare di continuo al voto.

Un’ipotesi quest’ultima che, seppur a fasi alterne, non ha mai abbandonato il quotidiano vivere dell’attuale governo Letta. Proprio il presidente del Consiglio, Enrico Letta, questo pomeriggio è atteso al Colle per un cruciale vertice con il presidente Napolitano. Un incontro utile a concordare le misure da prendere nei prossimi giorni. Secondo i bene informati il premier vorrebbe porre un voto di fiducia su un documento di iniziativa governativa già martedì in Senato. Detto in altri termini se crisi deve essere che venga alla luce del Parlamento.

Dunque parola alle varie forze politiche che in queste ore si dimostrano in piena fibrillazione, naturalmente Pdl in testa. I parlamentari del Cavaliere ieri si sono dimostrati compatti nel minacciare le dimissioni e oggi con Forza Italia rilanciano annunciando una manifestazione per il 4 ottobre, giorno in cui la Giunta del Senato si dovrebbe pronunciare sulla decadenza di Berlusconi, dallo slogan “Siamo tutti decaduti”.

Tuttavia proprio dal Pdl giungono segnali contrastanti. Da un lato i capigruppo di Camera e Senato, rispettivamente Renato Brunetta e Renato Schifani, che in una lettera aperta al presidente Napolitano, inviata al quotidiano Il Giornale, rassicurano sulla stabilità del governo: «l’assemblea dei parlamentari del Pdl e la successiva decisione delle dimissioni collettive – si legge – non hanno l’obiettivo di interferire sulla vita del governo». Dall’altro il coordinatore del partito, Sandro Bondi, che afferma: «sopravvivesse un residuo di serieta' in questo sventurato Paese si prenderebbe atto senza perdere nemmeno un secondo della crisi di un governo e di una maggioranza che non esistono piu' da tempo. E questo Napolitano lo sa bene».

Non resta a guardare il Pd che attraverso il suo segretario, Guglielmo Epifani, attacca il Pdl: «Letta ieri ha parlato di umiliazione, io aggiungerei che è stato anche un colpo alla schiena per l’Italia che lavora, che cerca di uscire dalla crisi». Il segretario Epifani, durante la direzione di partito, si è poi rivolto al premier Letta: «È necessaria una verifica immediata. L’esecutivo ha una vita obbligata dopo aver riferito a Napolitano – ha detto Epifani – bisogna aprire in Parlamento un chiarimento risolutivo. Non possiamo uscirne di nuovo con un giro di valzer, sotterrare oggi l'ascia di guerra e dissotterrarla domani. L'unica strada – ha concluso - è la verifica »

Insomma, schermaglie di una settimana, la prossima, che si preannuncia infuocata quanto decisiva per le sorti del governo Letta.

(Immagine da corriere.it)

Giovanni Maria Elia


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